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Farmaceutica, Mosca chiede aiuto per innovare

Il mercato russo di medicinali e apparecchi medici offre grandi opportunità, ma richiede una preparazione accurata e il sostegno di partner locali

di Antonella Scott


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Made in Russia. Nell’era delle sanzioni, il governo di Mosca punta a sviluppare la produzione interna rispetto all’export (Afp)

3' di lettura

Ci sono esempi di eccellenza come il Dmitry Rogachev Center di Mosca, con le finestre coloratissime, la determinazione a creare un ambiente gioioso per i bimbi ammalati e l’attenzione personale di Vladimir Putin: perché l’istituto pediatrico più avanzato di Russia nella ricerca oncologica, immunologica ed ematologica «dà chiari risultati per gli investimenti che ottiene», spiega Yury Raifeld, presidente di Raifarm. E poi, nel resto del Paese, c’è la realtà degli ospedali di provincia, di medicine introvabili; e di due donne arrestate per aver cercato di procurarsi dall’estero, online, farmaci non registrati in Russia. L’opinione pubblica si è scatenata: in entrambi i casi, le due donne sono state rilasciate senza imputazioni.

Nella Russia in cui la popolarità del presidente è tornata a dipendere soprattutto dall’attenzione ai problemi sociali, welfare e sanità sono al centro dei programmi del governo e dei suoi impegni di spesa. «Il problema dell’assistenza medica riguarda tantissime persone - riconosce Raifeld -, la gente si lamenta e finalmente le autorità si muovono, e denunciano le carenze di medicinali».

Ma il quadro è complicato dalle restrizioni all’import di prodotti stranieri: malgrado il settore farmaceutico non sia coinvolto dalle sanzioni internazionali e dall’embargo con cui la Russia ha risposto, la nuova politica economica del governo è concentrata sullo sviluppo delle produzioni locali. E tuttavia chimica e farmaceutica sono salite al secondo posto tra i settori dell’export italiano in Russia, dietro la meccanica e davanti al sistema moda; mentre le autorità russe collocano l’industria farmaceutica tra le priorità verso cui attrarre gli investimenti stranieri in grado di stimolare l’innovazione tecnologica locale. «Di solito - spiega Raifeld - la qualità dei farmaci russi, soprattutto oncologici, è inferiore a quelli stranieri. Ma la priorità viene data ai prodotti locali». È questo lo scenario in cui inquadrare le migliori possibilità di cooperazione per i produttori italiani di farmaci e dispositivi medici.

«Il mercato russo dei farmaci e degli strumenti medici è in crescita - spiega Raifeld - e può essere molto proficuo per le compagnie occidentali: abbiamo tantissimi esempi di successo». Considerando solo il settore farmaci, nel 2019 il mercato ha raggiunto i 21 miliardi di euro, con previsioni di crescita per quest’anno di almeno il 7%. Né Raifeld né Dmitry Dmitriev, vicepresidente e direttore operativo di Raifarm, nascondono però la complessità del quadro normativo e dell’impegno richiesto per avere accesso al mercato russo. La loro Raifarm, con le società controllate Atlantic Clinical (ricerca) e Lagopharm (marketing), è uno dei principali gruppi farmaceutici della Federazione Russa, e si propone come consulente e guida per i produttori nel cammino di farmaci e apparecchiature verso la registrazione e la vendita. «Ci prendiamo la responsabilità di un prodotto», sintetizza Raifeld.

Assolombarda e Farmindustria, insieme ai consulenti industriali e finanziari di Livolsi Conforti & Partners, hanno scelto Raifarm come riferimento all’interno di un progetto di internazionalizzazione, Action for Russia, ideato da Livolsi, Conforti & Partners e presentato nei giorni scorsi alle imprese italiane in un incontro che ha fornito aggiornamenti e novità sulle procedure di registrazione dei farmaci e dei dispositivi medici in Russia, e un punto di partenza per chi è in cerca di contatti e partner per avviare una collaborazione commerciale e produttiva.

«La Russia - spiega Alberto Conforti, managing director di Livolsi Conforti & Partners - non è un Paese per solisti. Le operazioni affrontate singolarmente non sono più possibili, per una buona riuscita bisogna giocare la partita con più soggetti». Né si può pensare di affrontare un Paese come questo senza un’analisi di mercato puntuale e corretta: «Un aspetto spesso sottovalutato - dice Conforti -; ci basiamo magari sulle impressioni più che sulla sostanza del mercato, di cui è essenziale comprendere la complessità e le reali possibilità che potrebbe avere per noi».

Le varie fasi del percorso disegnato da Livolsi Conforti & Partners con Raifarm prevede dunque analisi delle vendite, dei concorrenti, delle problematiche di registrazione; identificazione di un partner, studio delle agevolazioni offerte dal governo; proposta di tempi e prezzi, supporto operativo, richieste di autorizzazioni, verifiche delle strategie di vendita. Fino all’obiettivo della registrazione del prodotto scelto. Registrazione, spiega in dettaglio Dmitry Dmitriev, «divenuta più complessa a partire dal 2010, un lungo procedimento richiede un approccio molto accurato, una seria preparazione a ispezioni severe, in cui il tasso di bocciatura è piuttosto elevato».

Complessità che Carlo Mannelli, un passato in una multinazionale farmaceutica e ora nel board di Fremslife, una start up italiana che progetta e produce tecnologie innovative per la salute, conferma: «Nel mercato russo - spiega - è difficile entrare. Ho un’esperienza di quarant’anni, eppure non riesco a trovare un distributore adeguato. L’ideale è trovare un partner locale, e produrre lì. Perché una volta che ci sei e hai trovato il canale giusto, questo è un buon mercato».

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