Nasce nono gruppo mondiale del settore

Farmaceutica, Takeda conquista Shire per 52 miliardi di euro

di Stefano Carrer

(Reuters)

2' di lettura

La maggiore acquisizione mai effettuata all'estero da un gruppo giapponese avviene nel settore farmaceutico: Takeda – una delle rarissime società nipponiche guidata da un Ceo straniero – ha avanzato una offerta del valore di circa 46 miliardi di sterline (62 miliardi di dollari, 52 miliardi di euro) per rilevare Shire Plc, nell'ultimo giorno concesso dalle autorità di regolamentazione del Regno Unito per fare una offerta formale.
Il prezzo rappresenta un premio di circa il 60% sui corsi di Borsa di Shire il 27 marzo scorso, quando emerse chiaramente l'interesse di Takeda per il deal. Se si considera la componente di debito, l'azienda farmaceutica con sede centrale a Dublino viene valutata sui 59 miliardi di sterline.

Il gruppo che nascerà dalla fusione sarà il nono al mondo, con un giro d'affari superiore ai 30 miliardi di dollari. La proposta è stata accettata dal board di Shire dopo che i termini dell'acquisizione sono stati migliorati rispetto ai primi tre approcci e all'accordo preliminare del 25 aprile scorso. Ora la posizione in cash è stata aumentata e così anche la proposta complessiva: 30,33 dollari in contanti e una scelta tra 0,839 nuove azioni Takeda o 1,678 American depository receipts.

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Il Chief executive francese di Takeda, Christophe Weber, sta accelerando i piani di sviluppo nello sforzo di rimpinguare il portafoglio di prodotti del gruppo, specialmente in direzione dei farmaci salvavita e per il trattamento di malattie rare. Tuttavia il titolo di Takeda (oggi in recupero del 4% prima dell'annuncio) ha già sofferto negli ultimi tempi per i dubbi di alcuni investitori sul prezzo molto elevato per un acquisto che il Ceo ha mostrato di non volersi lasciar sfuggire, anche se la società dovrà emettere nuove azioni per un importo non distante dalla sua capitalizzazione attuale. Moody's ha già avvertito che è pronta a tagliare nettamente il rating di Takeda, che comunque sta già pensando ad alcune dismissioni per non appesantire troppo la sua struttura finanziaria.

Le attese sinergie sui costi si attestano intorno a 1,4 miliardi di dollari. Per finanziare l'operazione, un prestito-ponte da 31 miliardi di dollari è stato ottenuto da un consorzio di grandi istituti tra cui JP Morgan Chase Bank, Sumitomo Mitsui Banking Corp e Mufg. I precedenti maggiori acquisti all'estero della Corporate Japan erano stati effettuati nel settore tlc/tecnologie da SoftBank nel 2013 (Sprint) e 2016 (Arm Holdings).

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