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Farmaci, cibo e lusso salvano il made in Italy

Nel 2019 crescita del 2,3% grazie soprattutto a questi comparti. Male la meccanica. Anno in frenata per la Germania, in corsa Svizzera, Stati Uniti e Giappone. Dicembre brillante per la Cina, prima del coronavirus

di Luca Orlando

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(ugocutilli - Fotolia)

Nel 2019 crescita del 2,3% grazie soprattutto a questi comparti. Male la meccanica. Anno in frenata per la Germania, in corsa Svizzera, Stati Uniti e Giappone. Dicembre brillante per la Cina, prima del coronavirus


3' di lettura

Alimentare, abbigliamento, soprattutto farmaci. A dicembre, così come per l’intero 2019, sono questi tre settori a “tirare la carretta” dell’export, permettendo al made in Italy di chiudere l’anno in crescita del 2,3%, risultato per nulla banale alla luce del contesto globale.

Brexit, dazi e più in generale la frenata del commercio internazionale non hanno impedito all’export tricolore di arrivare al nuovo record in valori correnti, quasi 476 miliardi di euro, 11 in più rispetto all’anno precedente. Per effetto in media di un aumento dei valori medi unitari, segnala l’Istat, mentre i volumi in senso lato cedono lo 0,8 per cento.

A dicembre il progresso è del 4,2% , con aumenti diffusi sia ai mercati extra-Ue che all’Europa, sia in Francia (+4,3%) che in Germania (+2,3%).
Nell'ultimo trimestre del 2019, rispetto al precedente, si rileva un aumento delle esportazioni (+0,9%) e una contrazione delle importazioni (-1,7%).

La diminuzione tendenziale dell’import (-2,2%) è dovuta al netto calo degli acquisti dai mercati extra Ue (-5,9%), mentre per quelli dai paesi dell'area Ue si registra un lieve aumento (+0,3%).

I comparti
Tra i settori che contribuiscono maggiormente alla crescita tendenziale dell’export nel mese di dicembre si segnalano articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+23,9%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+10,4%), articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (+15,9%) e articoli di abbigliamento, anche in pelle e in pelliccia (+13,7%).

In diminuzione, su base annua, le esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-1,9%), macchinari e apparecchi n.c.a. (-0,5%) e prodotti tessili (-5,1%).

Su base annua, i paesi che contribuiscono in misura più ampia all'incremento delle esportazioni nazionali sono Svizzera (+19,3%), Cina (+21,2%), Francia (+4,3%) e Belgio (+16,7%), mentre si registra una flessione delle vendite verso Stati Uniti (-7,7%), paesi OPEC (-3,7%) e Repubblica ceca (-6,1%).

Nel complesso dell’anno 2019 la crescita dell’export è pari a +2,3% ed è trainata come detto dalle vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+25,6%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+6,6%), articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (+9,7%) e articoli di abbigliamento, anche in pelle e in pelliccia (+7,3%).

Nell'ultimo mese del 2019 il surplus commerciale aumenta di 2.227 milioni di euro (da +2.786 milioni a dicembre 2018 a +5.013 milioni a dicembre 2019). Nell'anno 2019 l'avanzo commerciale raggiunge +52.940 milioni (+91.418 milioni al netto dei prodotti energetici). Nel 2018 era pari a +39.280 milioni.

In generale i dati evidenziano la frenata dell’economia tedesca , dove il nostro export meccanico e componentistico cede terreno e dove il bilancio dell’intero 2019 vede un calo dello 0,1%. E quando il tuo primo mercato di sbocco realizza questa performance, portare a cada una crescita del 2,3% complessiva è un risultato insperato. Realizzato grazie alla Svizzera, hub di riferimento per il nostro export di pelle e accessori dal distretto fiorentino, arrivato a nuovi record. Altro balzo in avanti evidente è quello del Giappone, (+19,7%) paese in cui stiamo raccogliendo i frutti dell’accordo commerciale chiuso con la Ue. La grande certezza rimaner però lo Zio Sam, con Washington in crescita del 7,5%: solo da qui nel 2019 per le nostre imprese sono arrivati tre miliardi di vendite in più.

Pechino
E la Cina? Dicembre vede addirittura un balzo del 21,2%, con progressi diffusi a quasi tutti i settori e un quasi raddoppio delle vendite di farmaci. Il 2019 si chiude comunque in rosso, un calo dell’1% che sarà certamente un dato da incorniciare nei prossimi mesi. Quando, a partire forse non dai volumi spediti a gennaio ma certamente da febbraio, saranno visibili i primi danni economici indotti dallo stop produttivo di Pechino indotto dal coronavirus.


Riproduzione riservata ©
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    Luca Orlandoinviato-caporedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Inglese

    Argomenti: Imprese, meccanica, innovazione, export, macchinari, Industria 4.0, robot

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