sanità

Farmaci, i generici crescono ma vince ancora la griffe

di Rosanna Magnano


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(ANSA )

3' di lettura

Sotto la spinta delle nuove scadenze brevettuali continua l’espansione dei farmaci generici, che a settembre 2016 sono cresciuti sia in volume (+4% come “sell in” e +4,4% sul “sell out”) sia in valori (il “sell in” è salito del 2,3% pari a 930,6 milioni di euro e il “sell out” del 2,7% a quota 1,7 miliardi). Medicinali no-logo che conquistano nuovi spazi arrivando a coprire una fetta di mercato pari al 20,5% sul totale in volumi e dell’11,2% in valori. Quote destinate a crescere anche se la parte del leone continuano a farla i farmaci griffati: il 71,55% dei prodotti senza protezione brevettuale è infatti ancora brand e solo il 28,45% è generico puro.

Un orientamento del mercato che ha un impatto pesante sulle tasche dei cittadini, soprattutto al Sud, dove i generici puri restano indietro con una diffusione mediamente inferiore alla media nazionale (pari al 28%) e dove scegliendo il farmaco di marca si paga la quota maggiore del differenziale sul prezzo di riferimento. Con un impatto che a dispetto della crisi economica e della minore possibilità di spesa dei cittadini meridionali continua a salire. Secondo i dati Aifa aggiornati a ottobre 2016 la compartecipazione del cittadino sul capitolo “reference price” è infatti in aumento (+2,6% rispetto al periodo gennaio-ottobre 2015) toccando quota 847,18 milioni, quasi il doppio del ticket per ricetta. È questa in sintesi la fotografia scattata da Assogenerici, che in Italia conta 37 siti produttivi, l’82% nel Nord Italia.

Assogenerici: risolvere il nodo pay back per rafforzare la concorrenza
Insomma i trend positivi non bastano a garantire lo stato di salute del comparto. «Senza una radicale revisione dei meccanismi di governance che risolva il nodo del pay back - cruciale per tutta la filiera farmaceutica - dichiara Enrique Häusermann, presidente Assogenerici - le nostre aziende rischiano di non poter continuare a garantire l’effetto benefico di quella concorrenza rivelatasi fondamentale per la sostenibilità del Ssn». Tra i farmaci equivalenti rimborsati dal Ssn, ricorda Assogenerici, il 24% (corrispondente al 30% dei principi attivi in lista di trasparenza) ha un prezzo al pubblico inferiore ai 4 euro e il 5% scende addirittura sotto i 2 euro. «Questi dati fanno il paio con le evidenze sulle gare ospedaliere – continua Häusermann - che lo studio Nomisma di ottobre ha portato alla luce: negli ultimi 5 anni il numero delle aziende che partecipano alle gare ospedaliere per molecole fuori brevetto sta progressivamente riducendosi. Questi sono i segnali di un rischio evidente: davanti a un sistema che chiede concorrenza, esercitando una pressione spasmodica sui prezzi, ma la penalizza con il payback, sempre più spesso le aziende rinunciano a partecipare alle gare per le forniture ospedaliere. Senza un deciso cambio di rotta si rischierà di mettere una seria ipoteca alla capacità pro concorrenziale che il nostro settore può garantire».

La partita non è di poco conto anche sul fronte della sostenibilità della spesa farmaceutica. «Le scadenze brevettuali attese per gli anni dal 2017 al 2023 - conclude il presidente di Assogenerici - sono relative a farmaci che generano complessivamente una spesa di oltre 3,7 miliardi di euro annui. Nei prossimi 24 mesi l’avvento degli equivalenti di diverse molecole in scadenza di brevetto garantirà un contributo di oltre 600 milioni di euro. Sono risorse che il Ssn non può permettersi di sciupare». Va specificato che il segmento più rilevante sul totale dei generici puri è quello dei farmaci di classe A - ovvero medicinali essenziali e per malattie croniche il cui costo è a carico dello Stato - che totalizza l’88,9% del mercato. A seguire la fascia C (a carico del cittadino) con il 9,7% e i prodotti da banco (1,4 per cento). E sul fronte dei prodotti rimborsati dal Ssn sottoposti a prezzo di riferimento (“brand off patent” e generici), Assogenerici rileva «un'erosione costante del valore del mercato».

I trend regionali: Trento in pole position
Nel periodo gennaio-settembre tutte le regioni fanno segnalare una diminuzione della spesa farmaceutica netta rispetto al 2015 (-1,4% in numero di confezioni e -4,3% in valore). Per quanto riguarda l’incidenza dei generici, le Regioni dove si consumano più confezioni sono la Provincia di Trento, con un’incidenza del 41% (28% in valore) seguita dalla Lombardia che mette a segno il 37% di generici, dall'Emilia Romagna (34%) e dal Friuli Venezia Giulia (33%). La maglia nera va a Calabria e Basilicata, dove il generico copre solo il 18% del mercato totale.

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