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Farmaci, gli italiani pagano 1 miliardo all’anno per avere le medicine di marca

L’Ocse su 26 Paesi colloca l’Italia al penultimo posto per valore e al terzultimo per volume di equivalenti

di Barbara Gobbi

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(fusolino - stock.adobe.com)

L’Ocse su 26 Paesi colloca l’Italia al penultimo posto per valore e al terzultimo per volume di equivalenti


3' di lettura

Tutti pazzi per il farmaco griffato. Almeno al Centro-Sud. E pazienza se per averlo bisogna pagare di tasca propria rinunciando all’alternativa decisamente più economica. A confermare che i farmaci equivalenti (i “generici”) restano lontani dal cuore (e dal portafoglio) degli italiani è l’ultimo Report della Fondazione Gimbe sulla compartecipazione degli italiani alla spesa sanitaria. Una cifra che nel 2019 sfiora i 3 miliardi (trend stabile nel quinquennio e con un calo di 32,2 milioni sul 2018) e che è la cartina di tornasole non solo dei variegati approcci regionali nelle richieste di contribuzione ai cittadini su medicinali, prestazioni specialistiche e di Pronto soccorso, ma anche di una mancanza di “cultura del buon spendere in sanità”, da parte degli utenti.

L’equità di accesso alle cure

A guardare la compartecipazione nel complesso, il range della quota pro capite per i ticket varia dai 33,5 euro in Sardegna ai 90,8 euro in Valle d’Aosta, mentre per i farmaci l’importo passa dai 15,3 euro del Piemonte ai 36,4 della Campania e per la specialistica dagli 8,5 euro della Sicilia ai 65,3 della Valle d’Aosta. Ma a incidere sulle “forbici” tra le Regioni è anche l’approccio dei cittadini alla scelta del farmaco, che tra 2014 e 2019 pesa sempre più (+10,1%) sulla compartecipazione e in cui la preferenza per i generici in mezza Italia ha un suo ruolo fondamentale. Elementi che minano direttamente l’equità di accesso alle cure e che non basterà l’eliminazione del superticket decisa dall’attuale Governo a partire dal 1° settembre con 185 milioni stanziati dalla legge di Bilancio – dal 2021 saranno 554 milioni di euro l’anno - a cancellare.

Per la “griffe” si spende oltre 1 miliardo

«Il nostro report indipendente – commenta il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta – conferma notevoli eterogeneità regionali che richiedono azioni differenziate. In particolare, se le risorse destinate dal Governo al superamento del superticket determineranno una progressiva riduzione della compartecipazione per le prestazioni specialistiche, mancano azioni concrete per promuovere l’utilizzo dei farmaci equivalenti, soprattutto nelle Regioni del Centro-Sud». Stride l’esborso da oltre un miliardo per i farmaci brand da parte dei cittadini: per l’esattezza oltre 1.122,5 milioni, il 38,2% della compartecipazione alla spesa sanitaria e il 71% di quella per i farmaci. Basta “spacchettare” la spesa per i ticket sui farmaci, che include la quota fissa per ricetta e il differenziale sul prezzo di riferimento pagato dai cittadini che preferiscono il farmaco di marca a quello equivalente: nel 2019, dei 1.581,8 milioni pagati dagli utenti per i ticket sui farmaci (26,2 pro capite e il 54% della compartecipazione totale) - a fronte dei 1.354 pagati per la specialistica con un esborso a testa di 22,4 euro – solo il 29% è “quota fissa” (459,3 milioni pari a 7,6 euro pro capite), mentre il differenziale che le persone hanno preferito pagare per un farmaco di marca ammonta a quei 1.122.5 milioni in più, che si traducono in 18,6 euro pro capite.

L’andamento nel periodo 2013-2019

Complessivamente – rilevano dalla Fondazione Gimbe che per il Report ha attinto agli ultimi dati della Corte dei conti e dell’Aifa – nel periodo 2013-2019 la quota fissa sulle ricette si è ridotta del 17,7% (-98,7 milioni) mentre la quota “prezzo di riferimento” per la scelta di farmaci di marca è aumentata di 244,5 milioni di euro. Altro che inversione di tendenza. Ed è in base a questi dati che Ocse su 26 Paesi colloca l’Italia al penultimo posto per valore e al terzultimo per volume di farmaci equivalenti.

Regioni sull’altalena

«Spicca – afferma Cartabellotta – l’ostinata e ingiustificata resistenza ai farmaci equivalenti in tutte le Regioni del Centro-Sud che registrano una spesa per medicinali di marca più alta rispetto alla media nazionale». La quota differenziale per la scelta del farmaco di marca oscilla secondo il Report Gimbe da 11,4 euro pro capite della Provincia autonoma di Bolzano a 24,9 euro del Lazio. A seguire la Calabria (24,7 euro), la Sicilia (23,9 euro), la Campania (23,3 euro), la Basilicata e il Molise (22,5 euro), la Puglia (22 euro), l’Abruzzo (21,5), l’Umbria (20,8 euro) e le Marche (20,3 euro).

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