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Farmaci made in Italy pronti al sorpasso sulla Germania

di Rosanna Magnano

(Alamy)

3' di lettura

L’industria farmaceutica italiana chiude il 2017 consapevole di essere stata un motore di crescita per il Paese, con un salto nell’export del 73% dal 2010 a oggi e una produzione a +21 per cento. Stime annuali molto positive, con un +3% per la produzione e un +12% sulle vendite all’estero. E impatti importanti sull’occupazione: +2,3% nei primi 9 mesi del 2017 che diventa +5% se si guardano gli addetti alla produzione, per un totale di 7mila nuove assunzioni. Traguardi che permettono all’Italia di marcare stretto la Germania, paese produttore leader nell’Ue. «L’anno prossimo saremo in grado di superare le industrie tedesche e raggiungere il primo posto», assicura il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. Ma sul mercato interno, non mancano le incertezze, tra la nuova governance che non c'è e il fardello payback che invece resta.

Il settore Pharma è ad alto tasso di investimenti, pari a 2,7 miliardi. «La maggior parte – continua Scaccabarozzi - sono altamente innovativi. Dal biotech ai vaccini, dalle terapie avanzate alla digitalizzazione applicata a tutte le fasi di attività». E i risultati si sono visti, anche e soprattutto nel Sud Italia. «In dieci anni – spiega - il Sud ha raddoppiato l’export, cresciuto più della media europea e della media italiana. Quindi abbiamo investito, credo in maniera oculata, in aree del Paese dove questi investimenti non li fa nessuno».

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Insomma un settore in salute, ma con qualche ombra. «Per consolidare i risultati – sottolinea il presidente di Farmindustria – la farmaceutica ha bisogno di certezze in più sul mercato interno, che si presenta difficile. Le imprese a capitale estero hanno portato investimenti forti e trasmesso un’immagine positiva del Paese e quelle a capitale italiano non hanno delocalizzato, come si faceva negli anni '90. Anzi. Infatti il 45% della crescita è dovuto a produzioni nuove o nuovi prodotti. Tutto questo in un periodo di crisi. Le imprese lo hanno fatto e continueranno a farlo ma a livello politico serve un segnale».

Il primo scoglio per l’industria è il payback, ovvero un intricato meccanismo di ripiano - per metà a carico dell’industria e per metà a carico delle regioni - degli sforamenti della spesa farmaceutica ospedaliera (ora “diretta”). «Un sistema obsoleto che costringe le imprese a restituire ogni anno 900 milioni e anche un miliardo, ed è un peccato, perché si sottraggono queste risorse agli investimenti».

Una linfa che viene meno, soprattutto per la ricerca, alla vigilia di un passaggio importante. Nel 2019 entrerà infatti in vigore il nuovo regolamento europeo sui trial clinici e tra il 2018 e il 2022 si investiranno 900 miliardi in ricerca e sviluppo a livello globale e l’80% sarà svolto in partnership. «Siamo stati molto attivi e dovremo continuare a esserlo per intercettare questi progetti – ribadisce il vertice Farmindustria - ma è va creato un clima più favorevole. Abbiamo creduto in questo Paese, ma il Paese non risponde con una nuova governance che riduca il burden per le imprese». Intanto il treno della legge di bilancio è passato e per la farmaceutica ci sono solo misure frammentarie. «La governance – spiega Scaccabarozzi - è del tutto assente da questa manovra. C’è una prospettiva interessante nei test che riguardano farmaci orfani e oncologici, per vedere che cosa succede in termini di costi evitati ma questa non è la nuova governance, questo è solo un indirizzo che verrà attuato fra due anni».

Sullo sfondo c’è da gestire un “rosso” della spesa ospedaliera che tra 2016 e 2017 ammonterà a oltre 3 miliardi. Un problema “politico” complesso, che un governo a fine mandato evidentemente non si è assunto la responsabilità di affrontare. «In realtà bastavano poche cose a costo zero. Bastava prevedere che i tetti di spesa convenzionata e diretta si parlassero – continua Scaccabarozzi - in modo che se c’è un risparmio sulla spesa convenzionata in farmacia può essere utilizzato per mitigare lo sforamento dell’ospedaliera, che supera costantemente il limite solo perché il tetto è insufficiente. E bastava che si prevedesse una comunicazione anche tra i due fondi, quello per gli innovativi e per gli innovativi oncologici. Bastava che si liberassero le risorse che abbiamo già versato per pagare il payback 2013-15. Non sarebbe stata la governance ma sarebbe stato un segnale positivo per le imprese. Speriamo che si faccia qualcosa a livello di governo ma in questo momento non sono ottimista». Quindi la palla passa al prossimo esecutivo. «Temo di sì. Questo quadro però non consente alle imprese di continuare a trainare l’economia del Paese. La farmaceutica ha numeri straordinari... servono decisioni rapide e certe».

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