SPESA FARMACEUTICA

Farmaci, payback sale a 1,2 miliardi

Le stime per il 2019 prevedono uno sfondamento di 2,4 miliardi del tetto programmato. Le aziende dovranno ripianare la metà dell’extra, Scaccabarozzi (Farmindustria): «I tetti vanno rimodulati»

di Ernesto Diffidenti

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(Marka)

Le stime per il 2019 prevedono uno sfondamento di 2,4 miliardi del tetto programmato. Le aziende dovranno ripianare la metà dell’extra, Scaccabarozzi (Farmindustria): «I tetti vanno rimodulati»


3' di lettura

La spesa farmaceutica per acquisti diretti nel 2019 oltrepasserà nuovamente il tetto programmato di 7,6 miliardi per sfondare quota 10 miliardi (+5,2% rispetto al 2018). Fatti i dovuti calcoli, il risultato finale è chiaro: anche quest’anno le aziende farmaceutiche saranno chiamate a ripianare il 50% dell'eccedenza della spesa (il meccanismo famoso noto come payback) per un totale di circa 1,2 miliardi. La restante parte - gli altri 1,2 miliardi - dovrà essere invece versata dalle Regioni in base al superamento del budget assegnato. Secondo i calcoli di Iqvia, provider globale di dati sanitari, quotata a New York, a fine anno il disavanzo della spesa ospedaliera dovrebbe essere di circa 2,4 miliardi di euro rispetto ai 2,1 miliardi del 2018. Mentre la spesa convenzionata, quella dei cittadini con ricetta rossa, continua a registrare risparmi chiudendo con un saldo positivo di circa 780 milioni.

«Questi dati confermano ancora una volta che è arrivato il momento di mettere mano a una nuova governance - sottolinea Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria -. Soprattutto perché i dati confermano che nella spesa convenzionata c’è un risparmio». Da una parte c’è un attivo, dall'altra un passivo: per Scaccabarozzi si tratta di una ripartizione non corretta delle risorse che si traduce in una nuova «tassa insostenibile» a carico delle industrie: «Se i numeri saranno confermati si tratta di ripianare una cifra che rappresenta il 15% del fatturato delle aziende». Eppure quest’anno, grazie all'impegno del ministro della Salute, Giulia Grillo, il finanziamento del Ssn ha potuto contare su un miliardo in più salendo a quota 114,4 miliardi. Un aumento che, tuttavia, non sembra essere sufficiente a coprire la corsa della spesa ospedaliera costretta anche a fare i conti con la contemporanea riduzione del tetto dal 6,89% al 6,69%.

Oggi l'industria farmaceutica sarà al ministero per la “maratona” sul Patto per la salute (si veda articolo a fianco). «Con la rimodulazione dei tetti – spiega Scaccabarozzi – chiederemo anche il riconoscimento del nostro valore industriale e un coinvolgimento nella revisione del prontuario che dovrà basarsi su criteri scientifici». Già nel corso dell'Assemblea di Farmindustria (si veda il Sole 24 Ore del 5 luglio) Scaccabarozzi ha precisato che la nuova governance farmaceutica non dovrà prevedere una spesa «aggiuntiva» quanto una spesa «sostitutiva», recuperando risorse inutilizzate e sprechi, nonché valutando l’outcome di una terapia e i suoi benefici sul Ssn. La strada maestra, secondo il presidente di Farmindustria, è continuare con un dialogo «aperto e trasparente»: è già accaduto con l'accordo sul payback 2013-2017 con il quale le imprese hanno versato circa 2,4 miliardi chiudendo i contenziosi. «Ora dovremo metterci intorno a un tavolo – continua – e trovare una soluzione anche per i 2,3 miliardi relativi al 2017 e al 2018».

Iqvia, in ogni caso, prevede che la spesa per acquisti diretti di classe H (farmaci somministrati soltanto in ospedale) rallenterà rispetto agli anni precedenti. Infatti, nel 2019, i nuovi lanci di farmaci non avranno un impatto significativo e, inoltre, il recente ingresso sul mercato di biosimilari e altri generici avranno un impatto positivo sulla riduzione della spesa. Anche per gli acquisti diretti di farmaci di classe A si prevede un trend di crescita moderato (+2,4%) passando da 4 a 4,1 miliardi di euro. Perché, allora, la spesa cresce del 5,2%? La risposta è nei farmaci oncologici che perderanno lo status di innovatività durante l'anno e quindi entreranno nel computo complessivo e non più nel fondo specifico di 500 milioni che quest'anno, a differenza dell’anno scorso, non verrà superato. Stesso trend anche per l'altro fondo di 500 milioni dedicato ai farmaci innovativi non oncologici che, allo stesso modo, beneficiano dello status di innovatività per un periodo di tre anni. In base ai dati raccolti finora da Iqvia, non ci si attende il superamento del tetto del fondo. Infatti, grazie al progressivo debellamento dell’epatite C, avvenuto grazie ai nuovi farmaci (anti-Hcv), si prevede che il tetto prefissato di 500 milioni non sarà raggiunto.

«Negli ultimi anni, la pressante esigenza di garantire la sostenibilità economica del Ssn ha portato all'attuazione di una serie di interventi di contenimento della spesa che hanno avuto un impatto pesante sui bilanci delle imprese farmaceutiche in Italia – conferma Sergio Liberatore, amministratore delegato di Iqvia Italia -. Bisogna trovare dei meccanismi che attutiscano questo impatto per consentire all’industria di continuare a investire nell’innovazione. È ora di ragionare sul pagamento della terapia in base al beneficio che ne trae il paziente. In breve, bisogna iniziare a misurare il costo dei nuovi farmaci confrontandolo con la riduzione delle spese connesse all'assistenza, la diminuzione del numero dei ricoveri, la prevenzione e il costante miglioramento dello stato di salute».

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