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Farmacie, Boots accelera sull’Italia: «Nel 2019 la nostra rete crescerà»

di Francesca Cerati


Federfarma e Regione Lombardia, collaborazione sempre più stretta

3' di lettura

Lenta ma inesorabile. È la trasformazione dell’healthcare delle farmacie che, in Italia, coincide con la legge sulla concorrenza, e che di fatto ha aperto le porte alle società di capitali. Concetto ribadito da Ornella Barra, co-chief operating officer di Walgreens Boots Alliance (Wba), multinazionale che si occupa di farmaci, benessere e bellezza, durante la presentazione a Milano delle attività in Italia della società. Nella cornice di Palazzo Mezzanotte, di fronte a una vasta platea di imprenditori e rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco Giuseppe Sala, Barra ha illustrato quella che è la nuova idea di farmacia, accessibile e sostenibile, e che è già attiva all’interno delle quattro farmacie a marchio Boots presenti a Milano, e che il gruppo intende implementare entro l’anno, anche fuori dal capoluogo lombardo.

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«Da farmacista, ritengo che le farmacie italiane siano tra le meglio attrezzate e più capillari in Europa», ha dichiarato la manager. «È un patrimonio che i farmacisti devono difendere adeguandolo ai tempi, affrontando le sfide in modo proattivo. Bisogna investire e far evolvere il ruolo della farmacia, ricordando che anche le farmacie del centro città, e non solo le rurali, sono a rischio finanziario». La riduzione dei prezzi dei farmaci di largo consumo e il maggior controllo delle Asl sulle prescizioni stanno infatti incidendo sulla redditività delle farmacie. Per questo devono trasformarsi, proponendo un modello più dinamico, col farmacista che diventa consulente per la salute e si distingue per l’offerta di servizi dedicati alla prevenzione. Con la carenza nel numero dei medici di base e gli ospdeali che dovranno gestire solo le gravi patologie aumentarà per forza il ruolo di consulenza del farmacista per i piccoli problemi di salute.

Un cambiamento delle abitudini che il gruppo Wba ben conosce vista la sua presenza in 25 Paesi con oltre 415mila dipendenti e oltre 18.500 farmacie in 11 Paesi. È infatti la prima catena al mondo di drugstore, e ha chiuso il 2018 con un fatturato di 131,5 miliardi di dollari e un risultato operativo di 6,4 miliardi di dollari. Il gruppo è nato il 31 dicembre 2014 dalla fusione tra Walgreens e Alliance Boots, quest’ultima società era sotto il controllo dell’imprenditore italiano Stefano Pessina, che ha iniziato la sua attività nel 1977 in Italia. Restano però i timori per i titolari di farmacia di non tenere testa ai capitali delle grandi catene: oltre a Wba sono scesi in campo anche il gruppo ceco Penta Investments con il marchio Dr.Max e la multinazionale americana McKesson con il marchio Lloyds.

«Integrare le farmacie Boots nel mercato italiano della farmacia, finora a conduzione famigliare, è una grande opportunità per il Paese perché porta innovazione, di cui possono beneficiare tutti gli attori della filiera del farmaco, soprattutto i pazienti - ha dichiarato Barra -. Vogliamo farlo andando oltre un rapporto meramente commerciale, garantendo la migliore qualità e rendendo i farmacisti protagonisti». L’approccio del Gruppo consiste da sempre nello sviluppo di modelli di farmacie ad hoc per il contesto in cui sono inseriti. «La nostra vasta presenza globale nel retail farmaceutico (Walgreens negli Usa, Boots in Europa e Asia, Benavides e Ahumada in Sud America, ndr) – continua Barra - ci consente da un lato di realizzare importanti economie di scala e dall’altro ci conferisce grande capacità di adattamento ed elevata conoscenza delle dinamiche del settore, sia complessive che specifiche e locali».

E aggiunge che aprirsi a investitori esteri non significa depauperare il sistema Paese. «Confido - continua la manager - nella capacità politica di saper cogliere l’opportunità di attrarre capitali anche dall’estero per rilanciare l’Italia. Oggi per il Paese è fondamentale promuovere il “Made in Italy”, ma mi permetto di aggiungere che è necessario promuovere anche il “Made with Italy”. Insomma la globalizzazione tocca anche il retail farmaceutico. E in futuro la competizione si giocherà sui servizi e sul rapporto/fidelizzazione dei pazienti/clienti».

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