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Farmindustria: spesa pubblica per i farmaci sotto controllo, no a taglio dei prezzi

Il presidente Cattani: «La priorità non è una revisione dei prontuari regionali», ma «ottimizzare le risorse stanziate e sottoutilizzate»

(James Thew - stock.adobe.com)

3' di lettura

«In Italia la spesa farmaceutica pubblica è complessivamente sotto controllo» e a dirlo, secondo il presidente di Farmindustria, sono i dati emersi dal Rapporto Osmed presentato dall’Agenzia del farmaco. Quindi la priorità non è, come alcuni chiedono, «una revisione dei prontuari regionali o tagli della spesa», continua Cattani, ma capire come ottimizzare le risorse stanziate e sottoutilizzate. Ad esempio, «nei fondi per i farmaci innovativi, nel 2021 gli avanzi sono stati di 800 milioni di euro, nel 2022 oltre 900 e supereranno il miliardo nel 2023», continua il presidente di Farmindustria.

Ma vediamo cosa dicono i dati. Secondo quanto riporta il Rapporto Osmed, «la spesa farmaceutica pubblica e privata, nel 2021 è stata pari a circa 32 miliardi di euro, in aumento del 3,5% rispetto al 2020. La spesa pubblica ha avuto invece un valore di 22 miliardi, con un aumento del 2,6%. Quindi la spesa out of pocket per i farmaci nel 2021», ovvero pagata di tasca propria dai cittadini, «supera i 9 miliardi». Per questo, dice il presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) Nicola Magrini, «andrebbe a mio avviso ridotta la spesa privata, in quanto fonte spesso di spesa impropria o addirittura inutile, in alcuni casi».

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Nel 2021 aumenta del 9,4%, rispetto al 2020, la spesa per farmaci orfani, ovvero utilizzati per il trattamento delle malattie rare. E, spinta da nuove terapie man mano sviluppate e immesse sul mercato, continua a crescere la spesa per i farmaci innovativi, passata da circa 5.371 milioni nel 2014 a circa 8.291 milioni nel 2021. Mentre resta ancora bassa incidenza della spesa per i farmaci equivalenti rispetto agli altri Paesi europei, dice il rapporto sull’ “Uso dei farmaci 2021”. Per quanto riguarda i farmaci innovativi o nuove entità terapeutiche, tra le molecole a maggior spesa ci sono un farmaco per il trattamento della fibrosi cistica, due terapie geniche, una indicata per l’atrofia muscolare spinale e l’altra per la perdita della vista causata da distrofia retinica ereditaria, e un inibitore di FLT3 per pazienti con leucemia mieloide acuta: per queste terapie, la spesa nel 2021 è stata, rispettivamente, di 50,7 milioni, 12,7 milioni, 12,2 milioni e 11,3 milioni. I farmaci equivalenti, o a brevetto scaduto, precisa il rapporto, rappresentano il 21% della spesa e il 29,6% dei consumi. Nel confronto internazionale «si evidenzia ancora una bassa incidenza della spesa per i farmaci equivalenti rispetto agli altri Paesi europei». Mentre l’Italia è al secondo e primo posto nell’incidenza, rispettivamente, della spesa e del consumo di farmaci biosimilari, ovvero dei farmaci biologici a brevetto scaduto. Nel confronto sui prezzi emerge come il nostro paese, nel complesso, abbia prezzi dei farmaci, sia territoriali che ospedalieri, superiori solo alla Francia, al Portogallo e alla Polonia. Per quanto riguarda i farmaci orfani, nel 2021 la spesa si attesta a 1,53 miliardi, pari al 6,4% della spesa farmaceutica a carico del Servizio sanitario nazionale. L’Italia, con 31,2 euro pro capite, risulta al sesto posto per la spesa in questo settore, dopo Austria (43 euro), Germania (41 euro), Francia (40 euro), Spagna (37 euro) e Gran Bretagna (34 euro). «I prezzi medi dei farmaci per l’assistenza territoriale e ospedaliera sono più bassi della media di altri Paesi europei. Su queste basi, non si comprendono gli appelli a misure di taglio della spesa o revisioni del prontuario, che destrutturerebbero il mercato, mettendo a rischio la disponibilità dei farmaci e avrebbero un impatto diretto sull’intera filiera portando aziende più piccole a chiudere», interpreta Cattani.

In particolare secondo i dati del Rapporto Osmed sull’utilizzo dei farmaci in Italia, negli ultimi 5 anni, «la spesa farmaceutica pubblica è cresciuta dell’1% circa, non solo meno del totale di quella sanitaria (+2,9%), ma soprattutto meno di tutte le altre voci di spesa pubblica. E in percentuale al Pil è costante, mentre il totale della spesa pubblica è cresciuta da 49% a 56%», dice Cattani. Di contro, l’aumento della spesa per gli innovativi, sottolinea, «rappresenta il 75% della crescita del valore dei farmaci rimborsabili dal 2014 al 2021». E questo ha le sue ricadute sociali, perché «i farmaci innovativi - spiega Cattani - hanno avuto impatto sulla vita delle persone: in 10 anni siamo passati da 7 a 122 farmaci orfani per le malattie rare autorizzati, oltre un milione di pazienti con tumore in più sopravvivono, 240 mila persone sono guarite da epatite C».

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