Verifiche

Fase 2, gli ispettori del lavoro diventano tutor

Secondo le indicazioni nazionali il ruolo deve essere ripensato: accanto ai controlli sarà necessario l'affiancamento informativo alle aziende

di Matteo Prioschi

default onloading pic
Gli ispettori del lavoro in Lombardia destinati effettivamente alle verifiche sul campo sono 139, a cui si aggiungono 28 militari del nucleo Carabinieri e poi 61 ispettori Inail e 155 dell'Inps

Secondo le indicazioni nazionali il ruolo deve essere ripensato: accanto ai controlli sarà necessario l'affiancamento informativo alle aziende


4' di lettura

Controllori del rispetto delle regole, come sempre, ma pronti in questa fase 2 di gestione dell’emergenza coronavirus, a supportare le imprese che riaprono i battenti, anche tramite attività di informazione. Questo il ruolo che gli ispettori del lavoro sono pronti a svolgere nelle prossime settimane e che, a dire il vero, hanno già intrapreso almeno dalla seconda metà di aprile, effettuando verifiche presso le aziende che già da allora hanno potuto ripartire o non hanno mai chiuso.

Le indicazioni relative a cosa fare e come procedere sono contenute in una nota del 10 aprile firmata dal direttore dell’Ispettorato nazionale, Leonardo Alestra. «La tradizionale configurazione dell’attività ispettiva – si legge – andrà rivisitata…perché possa affiancare la “parte sana” del sistema produttivo ed essere di ausilio ad una ripresa economica che si svolga in una cornice di legalità, anche rendendo un servizio di “informazione qualificata” nel quale prenda corpo il concetto di promozione e prevenzione». E ancora: «si dovrà ripensare il ruolo “sociale” dell’Ispettorato di garanzia e di tutela dei lavoratori e delle imprese che, nel rispetto della legalità, riprenderanno per non breve periodo ad operare in un generalizzato stato di “sofferenza”, destinato a riverberarsi anche sull’economia sommersa o non dichiarata e sui lavoratori che vi sono coinvolti, con il prevedibile effetto di acuire i già estremamente “virali” fenomeni di irregolare esternalizzazione e destrutturazione dei rapporti di lavoro».

Gli ispettori del lavoro in Lombardia destinati effettivamente alle verifiche sul campo (escludendo quindi quelli impegnati anche parzialmente in ufficio e tutto il personale amministrativo) sono 139, a cui si aggiungono 28 militari del nucleo Carabinieri e poi 61 ispettori Inail e 155 dell’Inps (questi ultime due categorie sono coordinate dall’ispettorato anche se formalmente fanno capo ai rispettivi enti, quale risultato di un’opera di riorganizzazione del corpo ispettivo rimasta nel guado).

Un organico contenuto, ridotto nel corso degli anni per il blocco delle assunzioni che comunque, a fronte di un tessuto produttivo composto da circa 810mila aziende, nel 2019 ha svolto 12.200 controlli, riscontrando irregolarità nel 69% delle aziende verificate (questo non significa che due imprese lombarde su tre non sono in regola, perché gli interventi sono rivolti a quelle a maggior rischio, dopo aver effettuato uno screening). Risultato: trovati 3mila lavoratori in nero, 1.900 fenomeni di interposizione illecita (quali distacchi e appalti irregolari), 1.289 sanzioni in materia di orario e 3.600 per violazioni su salute e sicurezza, nonché riqualificazione di 800 rapporti di lavoro.

Ora, l’attenzione si sposta in modo particolare sul rispetto delle regole delineate dal Governo per la ripresa dell’attività, quindi riscontro dei codici ateco e adozione dei protocolli di sicurezza. Verifiche che in realtà sono già iniziate nelle scorse settimane, quando il documento di riferimento era l’intesa sottoscritta il 14 marzo tra Governo e parti sociali e, nonostante il blocco generalizzato, una parte del mondo produttivo aveva già ripreso l’attività perché rientrante nei settori autorizzati o perché facente parte della filiera di tali imprese. La situazione riscontrata sul campo dagli ispettori è stata positiva nel senso che «la maggior parte delle aziende rispetta le regole – afferma Aniello Pisanti, capo dell’Ispettorato del lavoro Nord Ovest -. Nessuna ha riaperto senza averne il diritto, molte hanno convertito l’attività per adattarsi alle richieste del mercato attuale». Riscontri positivi anche per quanto riguarda l’adozione delle misure anti contagio rispetto alle quali è stata predisposta una check list che gli ispettori devono utilizzare durante le verifiche. Le eventuali irregolarità riscontrate vengono segnalate alla Prefettura che può disporre anche misure interdittive nei confronti delle aziende.

I controlli, a loro volta, vengono svolti prendendo adeguate precauzioni, al fine di evitare che gli ispettori stessi siano contagiati. A questo riguardo l’Inail ha diffuso delle indicazioni dettagliate con una nota del 20 aprile. Gli ispettori intervengono solo nelle realtà a rischio biologico generico, mentre sono demandate al personale delle Asl quelle a rischio specifico, quali le Rsa e i centri di accoglienza. Ciò non esime dall’adottare una serie di misure a tutela della salute degli ispettori che consistono nell’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale secondo precise modalità.

L’accesso nelle aziende avviene sotto il coordinamento delle Prefetture, ma nei fatti l’attività di vigilanza sul territorio svolta normalmente non viene meno in quanto la lista delle imprese da verificare viene redatta anche sulla base delle segnalazioni che arrivano alle sedi territoriali dell’Ispettorato.

L’attenzione al rispetto dei protocolli e la verifica del diritto a riprendere l’attività non fa comunque venir meno l’attenzione verso le irregolarità “tipiche” quali, ad esempio, l’impiego dei lavoratori in nero e il rispetto degli orari di lavoro. «Il controllo sulla regolarità di impiego dei dipendenti c’è per forza, i documenti in materia di lavoro continuano a esistere e non possiamo permetterci di non guardarli, così come daremo seguito alle denunce specifiche che ci potrebbero arrivare» aggiunge Pisanti.

Oltre a ciò l’ente è chiamato a potenziare la consulenza nei confronti delle aziende e dei professionisti, un’attività in realtà già cresciuta nell’ultimo anno. Dalle 40 iniziative messe in campo in Lombardia nel 2017 si è passati alle 45 del 2018 per arrivare alle 66 del 2019. Tuttavia l’impossibilità di svolgere ora questi eventi informativi con la partecipazione fisica delle persone comporta anche per l’Ispettorato la necessità di riorganizzarsi e di valutare come fornire consulenza con eventi a distanza.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...