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Fase 2, la metallurgia dello zinco e del piombo riparte in Sardegna

La produzione di zinco e piombo, oltre ai preziosi, alla Portovesme srl (azienda controllata dalla Glencore e operante nel Sulcis Iglesiente in Sardegna) viaggia di nuovo a pieno ritmo.

di Davide Madeddu

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(IMAGOECONOMICA)

La produzione di zinco e piombo, oltre ai preziosi, alla Portovesme srl (azienda controllata dalla Glencore e operante nel Sulcis Iglesiente in Sardegna) viaggia di nuovo a pieno ritmo.


3' di lettura

Dopo il rallentamento, la metallurgia riprende la sua corsa. E la produzione di zinco e piombo, oltre ai preziosi, alla Portovesme srl (azienda controllata dalla Glencore e operante nel Sulcis Iglesiente in Sardegna) viaggia di nuovo a pieno ritmo.
Nei due stabilimenti della fabbrica nata dalla privatizzazione dell'Enirisorse, a Portovesme e San Gavino gli impianti hanno ripreso a viaggiare a pieno regime.
Protocollo sanitario rigido
All'interno del gruppo però restano le restrizioni e gli accorgimenti imposti dai protocolli sanitari. Regole rigide per poter lavorare in “piena sicurezza” in periodo di emergenza Covid 19.
«La produzione di zinco, così come quella del piombo, dopo il rallentamento disposto dalle precedenti disposizioni, è ora in esercizio secondo gli standard ordinari - chiarisce Enrico Collu, direttore del personale della Portovesme srl - una parte del personale continua a lavorare da casa mentre per chi entra in fabbrica sono previsti tutti gli adempimenti previsti dai protocolli che sono stati siglati».
Nello stabilimento del Sulcis Iglesiente l'azienda che impiega complessivamente circa 1.400 persone, produce all'anno una media di 160 mila tonnellate di zinco (‘a fronte di una richiesta nazionale di 350 mila tonnellate') 80 mila di piombo «una parte delle quali va ad alimentare il mercato nazionale e internazionale delle batterie», tremila di rame, una d'oro e duecento d'argento.

Preziosi che si ottengono da un'ulteriore lavorazione della galena da cui si ricava il piombo. Materiali che passano per gli impianti all'avanguardia “come l'SX “dove si produce zinco, i forni Waelz in cui si trattano i fumi di acciaieria per la produzione di ossido di zinco (struttura che alimenta l'impianto Sx). E gli impianti di raffinazione del piombo oltre agli impianti elettrolitici.
Prosegue lo smart working
«Pur nel rispetto degli accordi e dei protocolli abbiamo ritenuto di proseguire con le iniziative di smart working - argomenta Collu - un fatto che ci permette di far lavorare a distanza circa 400 persone. Con il risultato che le presenze giornaliere passano dalle 1.400 quotidiane alle attuali 800».
Nella fabbrica restano comunque ancora fermi alcuni lavori considerati non indispensabili. Come la demolizione dei vecchi impianti dell'Imperial smelting e attività di bonifica. «Gli investimenti che erano stati programmati vengono confermati - argomenta ancora il direttore del personale - ma pensiamo di spostarli più in avanti proprio per via dell'emergenza che continua ancora ad esserci».
Ai rigorosi protocolli di sicurezza che hanno caratterizzato gli ambienti di lavoro si aggiungono oggi quelli previsti anche dalle procedure sottoscritte in accordo con le organizzazioni sindacali già dalla fine di febbraio e che, tra le altre cose, prevedono sanificazione continua degli ambienti, dispositivi di sicurezza, ingressi e uscite distinti. E distanziamento sociale negli spazi aziendali e nei mezzi utilizzati per il trasporto interno. «Dove c'è una controparte seria che, come in questo caso, applica il protocollo in cui si mette al centro la tutela della salute e del lavoro si lavora bene - commenta Salvatore Cappai della Filctem regionale - i lavora bene perché si lavora per ottenere un fine comune: tutela della salute e del lavoro».

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