RIPARTENZA SORVEGLIATA SPECIALE

Fase 2: primo check sui contagi fra 1 settimana. Al via i primi 150mila test sierologici

È questa la settimana che registra l’arrivo in molti laboratori dei 150mila test sierologici per l’indagine campionaria nazionale: un altro strumento per avere un quadro il più completo possibile di quello che è accaduto e di quello che sta accadendo

di Andrea Carli

Coronavirus, ecco la trasmissibilità regione per regione

4' di lettura

Un monitoraggio stretto, pressoché in tempo reale, che consenta di richiudere tutto se dovesse delinearsi la necessità di farlo. Nella sostanza: uno “stress test” continuo sulla decisione di riaprire dopo 55 giorni di serrata. Il rientro al lavoro di 4,4 milioni di italiani segna anche l’inizio della fase due dell’emergenza sanitaria.

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Una fase quella che si è aperta il 4 maggio che avrà pochi giorni a disposizione per “entrare a regime”. Con la conseguenza che quella che si sta sviluppando in queste ore è e sarà una ripartenza “sorvegliata speciale”, anche e soprattutto in considerazione del fatto che, come diversi esponenti del Governo e del comitato tecnico scientifico hanno più volte sottolineato, siamo ancora dentro la crisi epidemica. È questa la settimana che registra l’arrivo in molti laboratori dei 150mila test sierologici per l’indagine campionaria nazionale. Un altro strumento, che affianca l’esecuzione dei tamponi in maniera mirata (e nell’attesa che l’app per il tracciamento dei contagi diventi operativa), per avere un quadro il più completo possibile di quello che è accaduto e di quello che sta accadendo.

La prima fotografia della curva dei contagi
Il sistema pensato per tenere sotto costante controllo l’andamento dei contagi, pronti a richiudere nel caso in cui la curva epidemiologica dovesse tornare a crescere, ha delle scadenze ravvicinate. La scelta di allentare le misure restrittive, con il riavvio di alcune attività produttive e una maggiore libertà di movimento, sarà infatti accompagnata da un’analisi dei dati con cadenza regolare, settimanalmente. Il primo check ci sarà a breve: tra 7 giorni, l’11 maggio, e sulla base del quadro che sarà emerso in quella circostanza ministero della Salute e Regioni decideranno se procedere a ulteriori e successivi allentamenti o, al contrario, se ritornare a misure di lockdown e zone rosse. Ecco perché i prossimi giorni potrebbero essere determinanti. Se l’indice di contagio Rt dovesse superare la soglia uno o non fosse calcolabile, scatterebbe l’allerta. Da monitorare i nuovi possibili focolai che, se numerosi, potrebbero richiedere il ritorno alla fase 1, con le ulteriori inevitabili ripercussioni sul sistema economico. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Se l’indice di contagiosità dovesse risultare sotto controllo, potrebbero scattare dal 18 maggio “concessioni” nella forma di aperture differenziate a seconda delle aree. Chi è rimasto fuori dalla prima tranche di aperture, potrebbe rientrarci prima d quanto previsto dalla tabella di marca delineata dall’esecutico nell’allegato 3 del Dpcm del 26 aprile.

Monitoraggio sulla base di una ventina di indicatori
Il decreto che fissa i criteri per il monitoraggio del rischio sanitario legato all’epidemia di Covid-19, firmato dal ministro della Salute Roberto Speranza, prende in considerazione una ventina di indicatori: dal numero di tamponi a quello dei soggetti positivi al livello di saturazione delle terapie intensive. Una classificazione aggiornata del rischio per ciascuna Regione deve avvenire almeno settimanalmente. Il ministero della Salute, tramite un’apposita cabina di regia che coinvolgerà le Regioni e l’Istituto superiore di sanità, raccoglierà le informazioni necessarie per la classificazione del rischio e realizzerà una classificazione settimanale del livello di rischio di una trasmissione non controllata e non gestibile di SARS-CoV-2 nelle Regioni.

Previsti soglie e livelli d’allerta
Per i vari indicatori da monitorare il decreto fissa un livello di “soglia” e uno di “allerta”. Per i tamponi, ad esempio, la soglia accettabile è il trend di diminuzione in setting ospedalieri e Pronto soccorso e il valore predittivo positivo dei test stabile o in diminuzione. È invece considerata “allerta” se il trend è in aumento e anche il valore predittivo positivo è in aumento. Rispetto ai soggetti asintomatici ricoverati, un «valore di almeno 50 con trend in miglioramento sarà considerato accettabile nelle prime 3 settimane dal 4 maggio». Si passa invece alla “allerta” se il valore è sotto 60. Quanto al numero di casi, si rientra nella soglia accettabile se sono in diminuzione o stabili, scatta invece l’allerta se sono in aumento negli ultimi 5 giorni.

Zaia: in 10 giorni ci giochiamo il futuro
I prossimi giorni saranno dunque una sorta di cartina di tornasole della scelta di riaprire. «In questa prossima settimana, o 10 giorni, ci giochiamo il futuro», ha sottolineato il presidente del Veneto, Luca Zaia. «Oggi - ha aggiunto - iniziamo un percorso - di sorveglianza estrema, di grande preoccupazione per il rispetto delle regole, degli accorgimenti che sono stati suggeriti. Se ci fosse una recrudescenza dei ricoveri, nelle terapie intensive - ha concluso Zaia - dobbiamo tornare a misure restrittive».

Al via i primi 150mila test sierologici
La settimana che si apre segna anche l’avvio dei test sierologici per 150mila italiani. Dal 4 maggio arrivano nei laboratori selezionati dal ministero. Il campione è stato scelto da Istat e Inail. I cittadini, ha spiegato il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, «verranno contattati nei prossimi giorni e verrà chiesto loro di sottoporsi al test nel laboratorio più vicino. Ovviamente lo faranno gratuitamente», ha spiegato. Le regioni sono pronte ad acquistarne due milioni e mezzo. A differenza del tampone che individua la presenza del virus, il test sierologico rileva la presenza di anticorpi anti Covid-19. L’obiettivo degli esperti del Governo è quello di capire se chi fa il test è venuto in contatto con il virus e se ha sviluppato la famosa immunità. Un’indagine che potrebbe fotografare quanto il virus ha realmente circolato nel Paese anche se, come hanno sottolineato gli immunologi, non è una patente di immunità. Un chiarimento che, in questi giorni di lenta e graduale apertura, è tutt’altro che un dettaglio.

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