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Fase 2 a parole: il numero dei tamponi resta uguale alla fase 1

Il numero di tamponi eseguito ogni giorno per nuovi casi nella Fase due è rimasto lo stesso - 30-40mila circa - a quello della Fase uno. Quindi finora l’evocata accelerazione di test non c’è stata: nove Regioni li hanno addirittura ridotti

di Marzio Bartoloni

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(IMAGOECONOMICA)

Il numero di tamponi eseguito ogni giorno per nuovi casi nella Fase due è rimasto lo stesso - 30-40mila circa - a quello della Fase uno. Quindi finora l’evocata accelerazione di test non c’è stata: nove Regioni li hanno addirittura ridotti


3' di lettura

La Fase due partita da oltre due settimane resta con le armi spuntate. Delle tre «T» che dovrebbero guidarla - testare, tracciare e trattare - le prime due restano monche. Il premier Conte ieri ha sventolato in Parlamento il record di tamponi dell'Italia, ma degli oltre 3,2 milioni eseguiti in realtà quelli “diagnostici” (cioè casi nuovi testati e non secondi o terzi tamponi per verificare la guarigione) sono 2 milioni.

Ma quello che colpisce è che il numero di tamponi eseguito ogni giorno per nuovi casi nella Fase due è rimasto lo stesso - 30-40mila circa - a quello della Fase uno. Quindi finora l’evocata accelerazione di test non c’è stata: nove Regioni li hanno addirittura ridotti in queste due settimane come avverte la Fondazione Gimbe. Mentre Lombardia e Liguria - le Regioni che hanno avuto nell’ultima settimana la maggiore incidenza di nuovi casi - fa lo stesso numero di tamponi ogni mille abitanti della piccola Basilicata che conta pochissimi contagi sottolinea a sua volta il report Altems della Cattolica di Roma.

TAMPONI GIORNALIERI E CONTAGIATI
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In Italia oggi se ne fanno 61 ogni 100mila abitanti, ma si va dai 18 della Puglia ai 167 della Valled’Aosta. Eppure i tamponi sono l’unica vera arma a disposizione in questo momento per trovare nuovi casi, mentre ancora si aspetta, si spera entro fine mese, la app che aiuterà a rintracciare i contatti. E l’indagine nazionale con 150mila test sierologici che dovrà farci capire quanto si è diffuso il virus in Italia partirà solo la prossima settimana (doveva farlo a inizio maggio).

«Il numero di nuovi casi è direttamente influenzato dal numero dei tamponi eseguiti dalle Regioni, che su questo in parte si mostrano restie - spiega Nino Cartabellotta presidente Gimbe -, verosimilmente per il timore non dichiarato di veder aumentare troppo le nuove diagnosi che le costringerebbero ad applicare misure restrittive». A esempio il 19 maggio ci sono stati il doppio dei contagiati del giorno prima (813 invece che 451) e non a caso sono stati effettuati il doppio dei tamponi. Quindi se ne fai di più trovi certamente più casi. Ma grazie all’uso massiccio di tamponi alla fine si isolano i focolai e si argina davvero il virus come dimosra il Veneto che ieri ha raggiunto i zero contagi proprio grazie a questa strategia.

REGIONI E PROVINCE: TUTTI I TREND E I CONFRONTI
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A complicare l’avvio di questa Fase due è anche il difficile decollo dei 21 indicatori con cui ministero della Salute e Regioni puntano a monitorare l’avanzata del virus e la capacità regionale di reagire: ieri è stato inviato il nuovo set di dati ancora non del tutto completi dopo il primo round della scorsa settimana. Ma le Regioni hanno chiesto subito di cambiarne alcuni per evitare storture: «Difficile rispettare i 5 giorni dall’inizio dei sintomi e la diagnosi previsto dagli indicatori, se qualcuno ci dice che li ha già da una settimana come facciamo?» avverte Luigi Icardi assessore del Piemonte e coordinatore degli altri assessori. Nel mirino anche il calcolo dell’R-t (indice della velocità di contagio) che la scorsa settimana ha visto nelle prime pagelle del ministero l’Umbria rientare tra le Regioni a rischio «moderato» per un aumento del moltiplicatore di contagi, ma senza calcolare che si partiva da una base di casi praticamente quasi a zero. Cosa che ha fatto schizzare in alto l’R-t. L’Umbria ha protestato per il dato “falsato” e il conseguente danno d’immagine.

Ma torniamo ai tamponi: secondo Gimbe confrontando il periodo 7-20 maggio (fase 2 già avviata) con le due settimane precedenti, 12 Regioni fanno registrare incrementi nell’uso dei tamponi ( in particolare Valle d’Aosta e Trento) mentre 9 Regioni li hanno addirittura ridotti (in particolare Puglia e Lazio).

Ieri intanto l’Inps, dopo l’Istat, ha alzato le stime delle vittime di Covid che sarebbero state 19mila in più tra marzo e aprile rispetto a quelle dichiarate ufficialmente e cioè 27.938. Secondo l’Inps in quei due mesi i morti in più rispetto a quanto previsto sarebbero stati infatti complessivamente 46909

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