progetto europeo

Fase 3, brevettato farmaco anti-Covid per i casi moderati

Richiesto accesso agli studi clinici sull'uomo. La molecola può avere un beneficio nel contrastare il virus Sars-CoV-2 nei casi moderati, grazie al suo effetto di contrastare la replicazione virale e la sua tollerabilità

di Francesca Cerati

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(cassis - stock.adobe.com)

Richiesto accesso agli studi clinici sull'uomo. La molecola può avere un beneficio nel contrastare il virus Sars-CoV-2 nei casi moderati, grazie al suo effetto di contrastare la replicazione virale e la sua tollerabilità


3' di lettura

Si chiama raloxifene, è un farmaco generico usato contro l’osteoporosi e potrebbe essere la soluzione ponte anti-Covid-19 in attesa del vaccino. A individuarlo in una biblioteca chimica di 500 miliardi di molecole è stato il progetto di supercomputing Exscalate4CoV, il consorzio pubblico-privato supportato da Horizon 2020 dell’Unione europea per la ricerca e l'innovazione, composto da 18 partner e guidato da Dompé farmaceutici,

Grazie a una capacità di elaborazione di oltre 3 milioni di molecole al secondo, è stato possibile identificare la molecola in tempi rapidi grazie al primo screening virtuale (in silico) condotto dai supercomputer del Consorzio su oltre 400.000 molecole (farmaci sicuri per l'uomo e prodotti naturali) messi a disposizione da Dompé farmaceutici e dal Fraunhofer Institute. Tra le molecole selezionate, è stata data priorità a quelle in fase clinica o già sul mercato. Sono state testate 7.000 molecole con alcune caratteristiche promettenti. Tra queste, sono state trovate 100 molecole attive in vitro e 40 hanno dimostrato capacità di contrastare il virus nelle cellule animali. Questo risultato è importante anche per un altro motivo. Infatti in Corea del Sud uno studio condotto sull'uomo ha dato risultati positivi contro l'infezione virale da Sars-Cov-2 e quanto emerso dall'elaborazione del supercomputer conferma quanto già scoperto dai coreani.

Il raloxifene potrebbe quindi essere efficace nel contrastare il virus Sars-Cov-2 nei casi moderati e lievi, dando così un contributo nel limitare l'espansione della pandemia.

È partita quindi la richiesta di accesso agli studi clinici sull'uomo, grazie al suo effetto di contrastare la replicazione virale e la sua tollerabilità.

Come da accordi con la Commissione Europea, la proprietà intellettuale dei risultati prodotti da Exscalate4CoV è stata protetta per promuovere l'accesso universale alle cure che ne potranno derivare. Tutti i dati scientifici prodotti dal consorzio saranno resi di dominio pubblico.

Il raloxifene è tra i farmaci selezionati per la sua sicurezza e il suo profilo tossicologico ben noto. È infatti commercializzato e approvato dall'Ema per uso clinico contro l'osteoporosi.
Come da accordi con la Commissione europea, la proprietà intellettuale dei risultati prodotti da Exscalate4CoV è stata protetta (il file depositato in data 6 maggio 2020 da Dompé farmaceutici, Fraunhofer Institute a Università di Lovanio) per promuovere l'accesso universale alle cure che ne potranno derivare.

Al centro del progetto c'è Exscalate (EXaSCale smArt pLatform Against paThogEns), attualmente la piattaforma di supercalcolo intelligente più potente (ed economica) al mondo. Il processo di screening dei farmaci di Exscalate4Cov combina massicce risorse di supercomputer di oltre 122 Petaflop provenienti da quattro principali macchine dell'Ue (Cineca Marconi - 50 Petaflops; HPC5 di ENI - 51,7 Petaflops; MareNostrum4 del Centro di supercomputer di Barcellona – 13,7 Petaflops; Juwels del centro Julich – 12 Petaflops) dei migliori laboratori di ricerca computazionale e di scienze della vita del continente per contrastare le pandemie internazionali più velocemente e in modo più efficiente.

La Commissione Europea sostiene il Consorzio con un grant di 3 milioni di euro nel quadro del programma di “urgent computing” per il supercalcolo contro il coronavirus. Lo scopo di Exscalate4Cov è duplice: individuare i farmaci più sicuri e promettenti per il trattamento immediato della popolazione già infetta e, nella seconda fase, individuare di molecole capaci di inibire la patogenesi del coronavirus per contrastare i contagi futuri.

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