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Fattura elettronica, verso la proroga al 2024 e dentro anche i forfettari

Lo strumento elettronico di fatturazione viaggia verso un’estensione temporale e un allargamento della platea. Commissione europea permettendo

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Pagamenti elettronici, utili sia per i consumatori che per gli esercenti

3' di lettura

Doppia estensione per la fattura elettronica: temporale e per la platea di riferimento. L’Italia punta a portare a casa il via libera dell’Unione europea per altri tre anni all’obbligo di inviare telematicamente al Fisco tutte le fatture tra privati (sia nelle operazioni con i consumatori finali che in quelle tra partite Iva) e allargare così l’attuale autorizzazione che scade il 31 dicembre 2021 fino al termine del 2024. Ma la novità di maggiore impatto potrebbe riguardare circa 1,5 milioni di autonomi, professionisti e ditte individuali ora nel regime forfettario (la flat tax al 15% oppure al 5% per i primi anni delle nuove attività), finora rimasti esclusi dall’obbligo.

L’inclusione dei forfettari

Anche per loro, infatti, l’Italia vorrebbe chiudere il cerchio, includendoli nella cerchia dei soggetti obbligati. Del resto, l’esonero già adesso non vale per le fatture elettroniche verso la pubblica amministrazione né per i corrispettivi telematici per chi (come, per esempio, i commercianti al dettaglio) sono tenuti a questo adempimento. Il ragionamento che spinge l’Italia a fare questo passo nei confronti della Commissione europea si basa su un duplice ordine di considerazioni, anticipate dal direttore generale delle Finanze Fabrizia Lapecorella a deputati e senatori nel corso della sua ultima audizione in ordine di tempo. Da un lato, l’estensione «consentirebbe di completare sia le finalità anti-evasive sia le finalità di semplificazione, permettendo di avere un quadro completo del fatturato prodotto sul territorio nazionale». Dall’altro, ha fatto notare Lapecorella ai parlamentari, «l’introduzione dell’obbligo della fattura elettronica non ha generato particolari criticità e che gli operatori economici sono riusciti ad adeguare i propri sistemi recependo rapidamente la nuova modalità di fatturazione, anche grazie agli strumenti messi gratuitamente a disposizione dei contribuenti da parte dell’agenzia delle Entrate».

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I precedenti tentativi di inclusione

La questione dell’allargamento dell’obbligo di fattura elettronica ai forfettari non è nuova. Se n’era già discusso nell’ambito dell’approvazione della legge di Bilancio 2020. All’epoca, complice anche la mancata copertura comuinitaria, si scelse di non percorrere la strada dell’obbligatorietà ma alla fine si optò per la facoltatività accompagnata da un regime premiale che riduce di un anno il termine a disposizione del Fisco per i controlli sulle partite Iva in flat tax che aderiscono. E tutto sommato l’estensione ai forfettari potrebbe non essere così drammatica in termini di oneri e costi aggiuntivi. Stando almeno a quanto riportato dall’amministrazione finanziaria, nel database delle Entrate risulterebbe che un «elevato numero di soggetti che applicano questi regimi speciali abbiano aderito volontariamente alla fatturazione elettronica». Da tale angolo di visuale, quindi, l’impatto risulterebbe limitato.

Il nodo della privacy

Nel dialogo tra Italia e Commissione Ue non c’è solo il tema dell’allargamento dell’obbligo di fattura elettronica. Un punto di equilibrio da raggiungere in sede comunitaria potrebbe aiutare Roma a risolvere l’annosa questione della tutela dei dati personali. Mentre in Italia si sta ancora cercando una quadra tra amministrazione finanziaria e Garante della Privacy per il provvedimento attuativo della norma sullla conservazione di tutti i dati contenuti nelle fatture elettroniche per otto anni, in sede comunitaria la consultazione mirata sull’«Iva nell’era digitale» ha messo al centro anche l’obbligo per i soggetti passivi di tutti i Paesi membri di emettere fatture elettroniche eventualmente attraverso un sistema centralizzato. Per arrivare a un simile traguardo, sarà giocoforza necessario contemperare anche le tutele in chiave privacy. Con un quadro di riferimento in ambito unionale, anche in Italia potrebbe essere più facile trovare una soluzione.

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