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Fattura elettronica: il match si gioca da febbraio

di Salvatore Padula


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(ReadSoft/Walter Visuelle PR)

3' di lettura

Tutto bene. Anzi, tutto male. Quasi fosse un’arrampicata da Gran Premio della Montagna ai tempi di Coppi contro Bartali, il traguardo intermedio dei primi 20 giorni di fattura elettronica obbligatoria vede ancora un testa a testa nervoso tra i sostenitori dello scenario apocalittico e gli ottimisti del «filerà tutto liscio». Un’impervia salita o una discesa, al più un confortevole falsopiano. Sappiamo bene che la sfida tra i due schieramenti rivali va ben oltre le criticità tecniche riscontrate in questi giorni di avvio.

Fattura elettronica, l'ABC per capire la rivoluzione

uesta sfida riguarda piuttosto la filosofia di fondo della fattura elettronica. I nuovi adempimenti, i costi, la nuova organizzazione da mettere a punto per il lavoro dello studio. Con l’aggiunta delle incertezze legate all’inevitabile impatto che il nuovo obbligo finirà per avere sull’attività stessa di molti intermediari. E sul loro futuro professionale.

I numeri, stando ai dati delle Entrate, parlano di un successo senza zone d’ombra. Tutto bene. Una narrazione rafforzata grazie alla trovata delle “sonde informatiche”, i software di controllo, disseminati chissà dove da Sogei, che non hanno rilevato né blocchi del sistema né particolari rallentamenti. Così, alle ore 5:00 di venerdì 18 gennaio si contavano circa 45 milioni di fatture elettroniche transitate attraverso il Sistema di interscambio dell’Agenzia, che fa una media di 2,65 milioni documenti al giorno, con un tasso di scarto in discesa al 5,5%, rispetto al 7% dei primi giorni di gennaio. Siamo ben distanti dagli 8,2-8,5 milioni di fatture che, a regime, passeranno ogni giorno dal canale delle Entrate, come stima l’Osservatorio fatturazione elettronica del Politecnico di Milano, prevedendo per il 2019 oltre 3 miliardi di documenti emessi. Anche la dimensione della platea finora coinvolta consiglia cautela: sempre al 18 gennaio, si contano circa 700mila operatori che hanno inviato almeno un documento: molti, ma ancora molto distanti dai 2,8 milioni di soggetti che prima o poi dovranno farlo.

Gli apocalittici, insomma, continuano a vedere il bicchiere mezzo vuoto, anzi completamente vuoto. E insieme alla rilevazione del Sole 24 Ore, ci sono i social a strillare che non sempre tutto è andato per il verso giusto, con un’infinità di screenshot a indicare un problema, un baco, il software che non risponde, che non riconosce accenti e apostrofi («con quel che mi costa!»), a segnalare che il sistema «è down» oppure a mostrare a tutti il fastidioso messaggio «Riprova più tardi». La rete internet, poi, non ha certo aiutato. Tante accuse, seppur – a ben vedere – non rivolte a un unico “responsabile”. Come dire: tutti colpevoli, nessun colpevole.

Quanto mai ricca di italica fantasia è l’auto-difesa di commercianti, ristoratori, benzinai...a confermare che, come da tradizione, molti si sono presentati impreparati all’appuntamento, nonostante gli alert dei loro consulenti e forse traditi dall’attesa di una proroga dell’ultima ora che non è arrivata. E quindi: «Da oggi non si rilascia più la fattura», oppure «Le fatture saranno recapitate a breve», oppure ancora «Per la fattura elettronica si applica una maggiorazione di 0,41 euro», con qualche esagerato che è arrivato a pretendere «1 euro di commissione» per un pieno di benzina. Naturalmente, sopravvive anche all’era digitale l’intramontabile richiesta: «Scusi, qui non funziona niente: ma le serve proprio la fattura o facciamo senza?». Una certezza (non scritta) anche in tempi di cambiamento, rafforzata dal fisco «oppressore che mi complica la vita».

E ora? Per tornare a Coppi e Bartali, si attende l’arrivo di tappa: ovvero, la prima liquidazione mensile (16 febbraio) e quella trimestrale (16 maggio). Gli operatori stanno ampiamente utilizzando la via di fuga concessa dal decreto fiscale che non prevede l’applicazione di sanzioni per chi nella fase di avvio emette la fattura in ritardo, a patto che lo faccia entro il termine della liquidazione periodica.

È come se milioni e milioni di documenti elettronici si stessero mettendo in coda per poi lanciarsi tutti insieme, all’ora x, verso lo Sdi dell’Agenzia, con qualche incognita sia sulla tenuta del sistema (che verrebbe sottoposto a uno stress eccezionale) sia perché molti operatori prenderanno davvero le misure delle molte novità e criticità solo tra alcune settimane.

«Ho una lista di 15 fatture da fare – scrive su Twitter un contribuente – ma mi dicono che ho tempo fino a metà maggio...in qualche modo farò». Un privilegiato, evidentemente. Perché come suggerisce un altro utente «se non fatturo non incasso e non posso pagare le spese...e qualcuno mi dice di aspettare».

Buona fortuna a ottimisti e apocalittici. Intanto tutti in allerta per il big bang di febbraio

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