L’ANALISI

Fatturazione elettronica, l’intreccio gettito-obblighi

di Salvatore Padula


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3' di lettura

I numeri sul maggior gettito fiscale derivante dall’introduzione dell’obbligo della fattura elettronica, ancorché parziali, raccontano di un risultato che sembra andare oltre ogni previsione. Vedremo quel che accadrà a consuntivo. Ma, fino a questo momento non si può non rilevare il successo dell’operazione. Un successo inaspettato, almeno in queste dimensioni, nella ancora difficilissima e lunghissima battaglia contro l’evasione fiscale.

Sia ben chiaro: la fatturazione elettronica obbligatoria non è stata un’iniziativa indolore, a saldo zero. Al contrario, ha creato (e ancora crea) infiniti problemi a contribuenti, intermediari e imprese. Difficoltà operative e gestionali, spesso aggravate delle complessità applicative e interpretative. L’adeguamento ai nuovi standard ha moltiplicato i costi che tutti hanno dovuto sostenere. E, purtroppo, non ha portato alcuna significativa riduzione degli adempimenti. Il che non è certamente un risultato di cui andare fieri.

Da alcuni giorni, finita la fase transitoria avviata a inizio anno, la fatturazione elettronica è entrata a regime e può contare su alcune norme di semplificazione introdotte con il Dl crescita. A questo riguardo, un po’ più di coraggio non avrebbe guastato, come nel caso della definizione dei tempi di emissione del documento: il termine è stato fissato in 12 giorni, quando tutti chiedevano la possibilità che la fattura fosse emessa nei tempi della liquidazione periodica. Si conferma, insomma, l’idea che il sistema fiscale sia sempre solerte nel chiedere “aiuto” ai contribuenti (ovvero, nuovi dati, nuovi obblighi, nuovi adempimenti), ma non altrettanto energico nel fare piccole concessioni di buonsenso.

Ma tant’è. Il successo degli effetti della fatturazione elettronica in termini di maggior gettito recuperato suggerisce due riflessioni. Una ha proprio a che fare con il nodo delle semplificazioni. L’altra riguarda il potenziale della fatturazione elettronica.

Partiamo da qui. Si è sempre ripetuto che la fatturazione elettronica mostrava una buona potenzialità nel contrasto di due tipologie di evasione Iva: quella da omessa dichiarazione (definita “evasione senza consenso” tra acquirenti e fornitori sull’importo da fatturare) e quella da omesso versamento. Niente da fare invece per l’evasione da omessa fatturazione, ovvero l’“evasione con consenso”: se acquirente e fornitore si accordano per non fatturare l’Iva, il nuovo strumento appare inefficace.

    Evidentemente, in questi mesi ha funzionato bene l’“effetto deterrente” della fattura elettronica: la consapevolezza del monitoraggio e del maggior rischio di subire un controllo ha indotto i contribuenti a limitare le omesse dichiarazioni, le compensazioni non spettanti e, probabilmente, quei diffusi fenomeni di frode che caratterizzano l’Iva. Si potrà fare di più, visto che l’evasione dell’imposta sul valore aggiunto segna un tax gap di oltre 35 miliardi di euro? Capiremo. Per ora non va scordato che in queste situazioni, molti contribuenti tendono a modificare i propri comportamenti per “adattarsi” alle novità della legge. Per esempio, molti potrebbero ricorrere con disinvoltura alla “non fatturazione”, facendo aumentare la quota di “evasione con consenso” rispetto a quella da omessa dichiarazione e da omesso versamento.

    Quanto all’aspetto semplificazioni, il successo dei risultati della fatturazione elettronica deve diventare uno stimolo per cambiare passo nei rapporti con i contribuenti. Il recupero di evasione dovrebbe “tornare” ai contribuenti onesti, come riduzione del prelievo. Se, come ora, questa scelta non sembra percorribile che si abbia almeno il coraggio di immaginare una diversa “ricompensa” per tutti gli sforzi chiesti ai cittadini per far decollare il nuovo obbligo. Serve una svolta reale per alleggerire gli adempimenti, a partire dalla soppressione di tutte le comunicazioni, ma anche per evitare la duplicazione di dati che ora la trasmissione elettronica delle fatture rende di fatto superflua. Il legislatore deve semplificare e l’amministrazione deve pragmaticamente fare in modo che l’applicazione delle norme consenta di evitare incongruenze operative. E ancora: occorre riflettere su meccanismi come lo split payment e il reverse charge che il sistema della fatturazione elettronica tende a rendere inutili, vessatori e molto costosi per le imprese, costrette di fatto a un prestito forzoso allo Stato.

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