inchiesta a milano

Favorivano gli interessi dei clan, 4 Lidl in amministrazione giudiziaria

di Roberto Galullo

(Fotogramma)

2' di lettura

Grande distribuzione e vigilanza privata - due grandi passioni della criminalità organizzata - tornano al centro di un'indagine della Dda di Milano che ha delegato i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Varese e personale della Squadra Mobile della Questura di Milano.
Insieme stanno dando esecuzione all'ordinanza applicativa di misure cautelari personali, emessa dal Gip del Tribunale di Milano, nei confronti di 15 soggetti a vario titolo accusati di far parte di un'associazione per delinquere che ha favorito gli interessi, in particolare a Milano e provincia, della famiglia mafiosa catanese dei Laudani (“Mussi i ficurinia”).

In corso oltre 60 perquisizioni tra Lombardia, Piemonte, Puglia e Sicilia, sequestri preventivi di beni immobili, quote sociali, disponibilità finanziarie nonché ordinanze di amministrazione giudiziaria nei confronti di società operanti nel settore della grande distribuzione (4 le direzioni generali del gruppo Lidl poste in amministrazione giudiziaria: Volpiano (Torino), Biandrate (Novara), Somaglia (Lodi) e Misterbianco (Catania)) e della vigilanza e sicurezza privata. Come da tradizione della Procura di Milano (Pm Boccassini e Storari) per non pregiudicare l attività economica sono state poste in amministrazione giudiziaria quattro direzioni generali della società di grande distribuzione Lidl, alle quali fanno capo circa 200 punti vendita.

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La Polizia e la Guardia di Finanza stanno dando esecuzione, in provincia di Catania, al decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania, nei confronti di 2 indagati accusati di far parte dell'associazione di tipo mafioso riconducibile alla famiglia dei “Laudani”.

Sul fronte della vigilanza privata le indagini hanno svelato che due fratelli di origine catanese, da anni trapiantati a Milano, sono titolari di numerose società e cooperative in provincia di Milano. Tra le altre attività i due fratelli si occupano di servizi di sicurezza e portierato con importanti appalti pubblici in corso, tra cui quello del Palazzo di Giustizia di Milano ed altri già ottenuti in occasione di Expo 2015. I due mantengono - secondo la pubblica accusa - un rapporto diretto con la famiglia mafiosa dei Laudani, corrispondendo periodicamente somme di denaro per poter svolgere attività imprenditoriale in Sicilia.

Nel contesto dell'indagine è emersa una preoccupante capacità del presunto sodalizio criminale di infiltrazione nella pubblica amministrazione, non disdegnando accordi corruttivi con funzionari pubblici capaci di favorire le imprese riconducibili agli indagati.

L' attività di penetrazione negli appalti pubblici, prevalentemente gestiti dal Comune di Milano, è avvenuta grazie alle illecite influenze esercitate da due soggetti, oggi pensionati ma con un passato di dipendenti pubblici.
Il primo è stato un dipendente del settore ospedaliero, mentre il secondo, tuttora sindacalista Cisl con delega al rapporto con le istituzioni, è stato un dipendente della Provincia di Milano.

Sempre secondo le ricostruzioni degli investigatori una dirigente comunale, si sarebbe fatta corrompere, promettendo di affidare, alle imprese degli indagati, appalti “sottoglia” del Comune di Milano (inizialmente nel settore del lavaggio delle tende delle scuole comunali, ma con promessa di ulteriori “affidamenti diretti” in altri settori d'intervento), a fronte dell'impegno di farle ottenere un posto di lavoro presso il settore bilancio della Provincia di Milano, nonché del trasferimento di una parente al settore informatico dello stesso Comune.

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