L’autore dell’appello al cda

Fca, addio a Fiat e fusione con Ford o Gm. La ricetta shock di Adam Wyden

di Marco Valsania

Fca: 5 mld in 3 anni per Italia, verso piena occupazione


4' di lettura

NEW YORK. Adam Wyden è il giovane investitore e azionista che ha impugnato carta e penna per spedire un appello a Fca. Un appello, quello del suo fondo ADW Capital Management, che ha destato scalpore e dato nuovo impeto alla discussione sull’eredità di Sergio Marchionne e il futuro del gruppo italo-americano dell'auto (si veda il Sole 24 Ore del 29 novembre): occorre insistere sulla lezione trasformatrice di Marchionne, afferma in una intervista a Il Sole 24 Ore, che a suo avviso significa spingere fortemente l'acceleratore su nuove svolte destinate a ridisegnare il settore e il volto dell’azienda.

Sottolinea, parlando dal suo ufficio a Manhattan, di ritenere gli interi vertici del gruppo italo-statunitense all’altezza delle sfide; una squadra, da John Elkann a Michael Manley e Richard Palmer, che ha dato prova di sé. Ma teme che possa affievolire quello che definisce «il fuoco sacro», il senso d’urgenza sposato da un carismatico globetrotter quale era Marchionne. È per questo che Wyden suggerisce, meglio ancora spinge, alcune idee a suo avviso rivoluzionarie. A cominciare dalla più radicale: per le attività “core”, i marchi Jeep e Ram su quel mercato statunitense che genera grandissima parte dei profitti, vede oggi la chance d’una fusione tra eguali con le maggiori rivali americane, Ford o Gm, e forse anzitutto Ford. Perché la considera priva d’una leadership industriale - quindi potenzialmente più facilmente aperta a consolidamenti della Gm di Mary Barra.

Non finisce qui la sua ricetta per il futuro: le operazioni europee, cioè la vecchia Fiat, le vede avviate verso un merger con una casa del Vecchio continente. «È un business con minori profitti - dice - legate a vetture di piccole dimensioni». Mentre per brand di lusso Maserati e Alfa Romeo auspica uno scorporo quasi in formula Ferrari. Predica inoltre e soprattutto una maggiore e più aggressiva «politica di comunicazione» da parte dei vertici, capace di rendere noto al mercato l’impegno del gruppo «a creare valore», un messaggio che Marchionne era maestro nel propagare. E, dal punto di vista finanziario, aiuterebbe adottare di standard contabili Gaap che moltiplichino il potere di attrazione tra gli investitori e i fondi statunitensi.

Oggi il titolo Fca riflette il vuoto emotivo lasciato da Marchionne. Era un eccellente comunicatore

Wyden, quando si tratta di fusioni e alleanze, non esclude altri partner internazionali per una futura Fca, quale l’asiatica Kia Hyundai menzionata da altri. Ammette però di «non aver analizzato i numeri» per poter parlare con cognizione di causa di una simile opzione. Cita anche Volkswagen: «Non ha un vero business statunitense, nessun modello pickup e di furgoni. Ha una piattaforma di lusso e in passato aveva corteggiato Alfa e Maserati». La certezza, precisa, «è che l’industria ha bisogno di consolidarsi ma molti dirigenti, comprensibilmente, ancora frenano preoccupati di perdere il posto».

Wyden scommette che le sue idee permetterebbero a Fca di lasciarsi alle spalle una «valutazione da turnaround», vale a dire inchiodata sotto i valori delle rivali anche quando la sua performance è migliore. «Oggi il titolo riflette il vuoto emotivo lasciato da Marchionne. Era un eccellente oratore e comunicatore. Gli italiani possono essere molto legati a queste aziende basate nel Paese, ma l'Italia ha veri problemi. Queste aziende non sono italiane. I marchi sì, ma le vendite, i profitti non dipendono dall'Italia. Jeep e Ram generano il 97% degli utili». Al momento, aggiunge, il mercato teme «che non accada più nulla» (dopo l'ultima cessione di Magneti Marelli).

Il titolo Fca è in calo di circa il 20%, con una market cap di 25 miliardi, dalla scomparsa di Marchionne a luglio; Gm e Ford sono scivolate nello stesso periodo di circa il 15%, con una capitalizzazione a Wall Street rispettivamente di 49 e 37 miliardi.

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A 34 anni, Wyden è il fondatore e principale gestore del fondo ADW Capital, che ha in gestione 150 milioni di dollari di asset, dimensioni piccole nll'universo americano. Ma che vanta proprio in Fca e in Ferrari le sue posizione principali: non le svela in dettaglio e sono fuori dall’elenco dei primi cento azionisti. Quello che rivela è, però, che il suo investimento è ormai storico, cominciato nel 2014, prima ancora dello spin off di Ferrari.

Questa fedeltà lo convince di avere il polso della situazione. «Ci sono molte sinergie con le aziende dell'auto americane, Ford e Gm, per poter estrarre valore. La leadership di queste aziende non è efficace. E ricordiamo che Marchionne aveva trovato finanziamenti per un merger con la Gm». Wyden si spinge a mettere sul tappeto anche un’offerta ostile verso Gm: «Non ha un azionista di controllo e può lasciare che siano i soci a decidere». È convinto che gli azionisti sia di Ford che di Gm «siano furiosi» davanti alla performance in Borsa e oggi questo «renderebbe più difficile rifiutare una proposta». Da parte sua Fca è semmai piu forte, ha un bilancio più solido, di quanto non avesse prima sul quale fare leva. Wyden cita un esempio da un altro settore dei trasporti che considera istruttivo sul valore creato da una grande combinazione: il merger tra American Airlines e US Air.

L’investitore americano racconta come sia cominciata, quasi per caso, la sua avventura in Fca e Ferrari. «Sono da sempre un investitore, da quando ero alla business school. Avevo lanciato un fondo nel 2011 e un amico mi segnalò i piani di Marchionne e Elkann, dallo spin off di Cnh al progetto di collocamento di Ferrari. Dal 2014 in avanti ho continuato ad aumentare le posizioni».

Le azioni sono più importanti delle parole. Trovo incoraggiante che i vertici di Fca si muovano sulla strada del continuo cambiamento e della creazione di valore

Detto questo, si attende una risposta alla sua sollecitazione all'azienda? «Non ho avuto risposte alla mia lettera e non me le attendo necessariamente. Ma le azioni sono più importanti delle parole e trovo incoraggiante che i vertici di Fca si stiano oggi muovendo sulla strada del continuo cambiamento e della creazione di valore, come dimostrano le ipotesi che circolano su cessioni della robotica di Comau dopo Magneti Marelli, di modifiche degli impianti e dei modelli che producono, di spin off di Fiat. Il mio proposito era evidenziare che la società è sottovalutata, di parecchio, a mio avviso. E far discutere su alcune idee per meglio confrontarsi con i propri pari nel settore. Credo che il cammino verso un nuovo consolidamento abbia sempre più senso».

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