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Fca affronta la sfida su elettrico e ibrido

di Corrado Canali

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(AFP)


2' di lettura

Innovazione uguale rivoluzione. Al pari degli altri Gruppi automobilisti anche Fca deve affrontare il cambio di passo richiesto dall'arrivo delle nuove motorizzazioni ibride ed elettriche.

Pur partendo in evidente ritardo Fca può, tuttavia, mettersi al passo sfruttando la disponibilità di soluzioni già evolute e a costi abbordabili. Una svolta prima di tutto produttiva visto che per realizzare un motore elettrico significa creare una filiera e nuovi mestieri, a cominciare dalla produzione di batterie.

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L'obiettivo è farsi trovare pronti in particolare in Europa. Perché la restrizione dei limiti di inquinamento da traffico renderà sempre più richieste le auto ibride e più difficile da vendere quelle diesel, almeno per chi abita nei grandi centro urbani dove le ordinanze antismog dei sindaci potranno orientare il mercato delle quattro ruote. Per queste ragioni il ceo di Fca Mike Manley ha deciso di anticipare la produzione della nuova 500 elettrica che verrà lanciata nel 2020 e uscirà dalla linee della storica fabbrica di Mirafiori. L'annuncio della nuova produzione torinese, però, sembra essere molto di più del semplice arrivo di un nuovo modello, visto che per allora Fca dovrà accelerare la transizione da costruttore tradizionale a Gruppo industriale in grado di cogliere le opportunità del nuovo che avanza. Oltre a Torino, infatti, il processo dovrà riguardare altri stabilimenti per la produzione dei motori, a partire da quelli di Pratola Serra e di Termoli. Anzi, è proprio la parte motoristica che subirà i maggiori cambiamenti. Pratola Serra, infatti, continuerà a produrre i motori diesel, ma dovrà cominciare a realizzare anche quelli elettrici. A Termoli, poi, è previsto l'arrivo di ibridi e plug-in con conseguenze su impianti e occupazione che saranno notevoli. Un motore elettrico è composto da 100 pezzi contro i 900 di uno di tipo tradizionale. Contemporaneamente agli interventi europei che valgono circa 5 miliardi nei prossimi anni in Italia, ci sarà da lavorare sul resto dello scacchiere mondiale e di accelerare sulla guida autonoma. Qui pur partendo da posizioni meno avanzate rispetto alla concorrenza, Fca può contare su una rete di alleanze che potrebbero rivelarsi utili per mettersi al pari dei concorrenti non solo tedeschi, i più avanti al riguardo, ma anche al resto dei costruttori mondiali.

L'accordo di collaborazione con Waymo, la divisione di Alphabet-Google per lo sviluppo della guida autonoma, siglato da Fca nel 2016, consentirà di rafforzare l'impegno sulla tecnologia e di ampliare la flotta che attualmente è composta di 600 Chrysler Pacifica Hybrid e che si prevede arriverà a 62.000 unità, ma anche di portare la tecnologia della guida automatizzata su un veicolo di serie del Gruppo italo-americano. In sintonia con quanto Fca si è da tempo impegnata ad offrire: una tecnologia sicura, efficiente e realistica. Inoltre Fca è anche parte del consorzio Bmw-Intel che studia la guida autonoma di livello 3 e 4 sulla base della sua grande esperienza del mercato Nord americano. L'accordo con Aptiv, infine, riguarda cosiddetta la guida autonoma di L2+ che debutterà nel 2020 sulla prossima generazione della Jeep Grand Cherokee.

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