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Fca apre il cantiere dei lavori per quotare Magneti Marelli

di Marigia Mangano

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(EPA)


3' di lettura

Entra nel vivo lo scorporo di Magneti Marelli da Fca . Il dossier, ormai da diversi mesi sul tavolo del numero uno Sergio Marchionne, inizia a prendere forma. Al momento ci sarebbero riflessioni in corso sul perimetro della società oggetto di spin off e quotazione, in pratica se procedere allo scorporo della sola Magneti Marelli o valutare una operazione che contempli anche l'altra controllata Comau, il gioiellino dei robot e dell'automazione. Detto ciò, l'impressione, che si raccoglie negli ambienti finanziari, è che a Torino si voglia procedere con una operazione molto diversa da quella che ha interessato Ferrari, dove sul mercato è finito appena il 10% del gruppo di Maranello creando quell'effetto “rarità” che si è poi rivelato una carta vincente contribuendo a un rally del titolo Ferrari senza precedenti. Nel caso di Magneti Marelli, secondo quanto ricostruito dal Sole24 Ore, la struttura dell'operazione, ancora suscettibile di aggiustamenti, viene definita più un'ipo che uno scorporo. Questo nella misura in cui sul mercato potrebbe finire una quota intorno al 50% circa, mentre per il restante 50% si procederebbe allo scorporo e alla conseguente assegnazione dei titoli della società di componentistica agli azionisti di Fca, in prima fila la holding dellla famiglia Agnelli Exor. Lo scenario, ad ogni modo, è ancora fluido. In attesa che la macchina della quotazione parti ufficialmente. Indiscrezioni riferiscono che l'operazione, salvo slittamenti, potrebbe essere completata nel primo semestre del prossimo anno.

“La Marelli ha un grandissimo ruolo da giocare. Abbiamo avuto la settimana scorsa un primo dibattito in Cda, credo che lo porteremo avanti nel 2018 e farà parte del piano che lanceremo l'anno prossimo», ha dichiarato di recente Sergio Marchionne sull'Ipo e lo scorporo del gruppo di componentistica. Quanto alla valutazione, le prime stime (fermo restando che non è ancora chiara l'inclusione di Comau), riferiscono di un intervallo di prezzo che potrebbe oscillare dai 4 miliardi ai 6 miliardi. Quanto basta, evidentemente, per fare della carta Magneti Marelli quella decisiva per contribuire all'azzeramento del debito di Fca alla fine del 2018. Ma soprattutto, il perfezionamento di questa operazione, rappresenta un altro passo importante per liberare tutte le attività non strettamente automobilistiche da Fca. E creare “altro” valore. Perché finora nel mondo torinese, di valore se ne è creato davvero tanto.

Basti pensare che Sergio Marchionne è stato nominato amministratore delegato della Fiat il primo giugno del 2004, quando la quotazione del gruppo oscillava intorno a 5,5 miliardi di euro. Oggi ci sono tre realtà separate: Cnh, Fca (dopo la fusione con Chrysler) e la Ferrari. Tutte insieme capitalizzano qualcosa come 55 miliardi. La sola Ferrari nel giro di quasi due anni ha raddoppiato il valore. Al suo debutto in Borsa, nel gennaio del 2016, il titolo quotava 43 euro. Oggi ne vale 95, ma nelle scorse settimane ha superato anche la soglia dei 100 euro. Impensabile due anni fa.

Numeri clamorosi, che sono destinati a salire ancora in vista della quotazione della componentistica. Tra l'altro, il momento è assai favorevole e i principali big del settore quotano sui massimi (vedere articolo in pagina).

Se Magneti Marelli rappresenta la priorità, toccherà, invece, al piano industriale che sarà presentato il prossimo anno, l'ultimo che porterà la firma di Sergio Marchionne, tracciare la strada per il possibile scorporo di Maserati e Alfa Romeo. In questo caso l'impressione, negli ambienti finanziari, è che questo passaggio non potrà avvenire prima del 2019.

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