scenari e fusioni

Fca attinge alla liquidità per far fronte all’emergenza Covid

Prelevati 6,25 miliardi dalla linea di credito revolving che si vanno a sommare ad altri 1,5 miliardi già presi precedentemente da altre linee

di Marigia Mangano

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(ANSA)

Prelevati 6,25 miliardi dalla linea di credito revolving che si vanno a sommare ad altri 1,5 miliardi già presi precedentemente da altre linee


3' di lettura

Fca preleva 6,25 miliardi dalle linee disponibili per far fronte all’emergenza Covid-19. In una nota diffusa nella notte, il gruppo presieduto da John Elkann ha fatto sapere di aver utilizzato, “alla luce della perdurante incertezza circa l'impatto del Covid-19, i fondi oggetto della sua linea di credito revolving per 6,25 miliardi di euro sottoscritta nel giugno del 2015 e modificata nel marzo 2019. Tali fondi si aggiungono a €1,5 miliardi prelevati su altre linee di credito bilaterali del gruppo”.

In precedenza, nel corso di questo mese, Fca aveva annunciato di aver completato con successo la sindacazione di una distinta linea di credito per 3,5 miliardi di euro sottoscritta il 25 marzo 2020. Tale linea di credito rimane al momento non utilizzata.

Le risorse prelevate servono per far fronte alla gestione ordinaria del gruppo che al pari delle principali case automobilistiche mondiali deve far fronte al blocco degli stabilimenti. La liquidità resta dunque una priorità in questo particolare momento economico. Tanto più che il gruppo Fca è nel bel mezzo del cantiere per la fusione con Psa, obiettivo inizialmente fissato per fine anno o al massimo inizio 2021.

Le disponibilità del gruppo francese

Sulle disponibilità liquide del gruppo francese, ieri ha fornito qualche indicazione il direttore finanziario di Psa nel corso della presentazione dei dati trimestrali che hanno evidenziato un calo del 15% delle vendite. Rispondendo alle domande degli analisti sulle misure finanziarie prese per sostenere la liquidità del gruppo Psa, Philippe de Rovira ha spiegato che la casa transalpina dispone di “liquidità per 9,4 miliardi di euro, cui si aggiunge la nuova linea di credito da 3 miliardi”.

La questione dividendo

È evidente che c’è particolare attenzione a questa voce di bilancio. Non a caso, qualsiasi decisione sulla distribuzione del dividendo ordinario, sia per Fca sia per Psa, è stata rinviata a giugno. I due gruppi decideranno insieme se e in che misura distribuiranno la cedola ai propri azionisti. «Sul dividendo la decisione è stata rinviata con il rinvio dell’assemblea a fine giugno», ha detto il manager francese, spiegando che l'intesa con Fca sulla fusione prevede «la distribuzione di un uguale dividendo ordinario» per entrambe le società e che sulla base dell’accordo «ogni cambiamento deve essere concordato».

La pagina 18 del bilancio 2019

In particolare, come riferito nei giorni scorsi da il Sole24 ore, il contratto siglato da John Elkann, numero uno di Fca, con Carlos Tavares, capo di Psa, concede ampia flessibilità ai due gruppi nella valutazione della distribuzione del dividendo ordinario. Tale previsione è messa nero su bianco a pagina 18 del bilancio Fca del 2019, nel capitolo “pre-distributions”: “Prima dell’esecuzione della fusione, è previsto (i) un dividendo straordinario in contanti di € 5,5 miliardi che Fca pagherà agli azionisti, (ii) un dividendo ordinario per un importo di 1,1 miliardi di euro rispetto all’esercizio 2019 che sarà pagato da ciascuna tra Fca e Psa e (iii) se la chiusura della fusione non dovesse avvenire prima dell'assemblea annuale 2021, un dividendo ordinario relativo all'esercizio 2020 per un importo pari a quanto concordato da Fca e Psa. Nel caso di (ii) e (iii) soggetto alla disponibilità di sufficienti importi distribuibili”. La cedola ordinaria, dunque, è subordinata all’effettiva disponibilità da parte di entrambe le società, mentre per il dividendo da 5,5 miliardi straordinario non è contemplata questa opzione.

La posizione di Psa

Sulla questione del dividendo annuale, Psa ha poi sottolineato nell’appuntamento di ieri che qualsiasi decisione incluso il ritiro della proposta di distribuzione, non è legata alla possibilità di accedere a prestiti garantiti da Stati: «Al momento non abbiamo alcun prestito garantito da Stati in Europa» e «la nostra policy a livello generale è di essere più liberi possibile dalla dipendenza pubblica». Quanto invece alle possibili modifiche dei termini finanziari dell’accordo per la fusione con Fca, incluso evidentemente anche un ridimensionamento dei dividendi straordinari in origine previsti nello schema dell’operazione, Philippe de Rovira ha replicato che il gruppo «non fa commenti».

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