dopo due anni di negoziati e polemiche

Fca e Governo Usa verso l’accordo sul Dieselgate

di Marco Valsania

Tre anni di dieselgate

3' di lettura

New York - Fiat Chrysler Automobiles e le autorita' americane stringono i tempi di un compromesso per risolvere lo scandalo delle emissioni diesel. Un annuncio potrebbe arrivare gia' nei prossimi giorni, entro fine settimana, in una vicenda esplosa nel 2017 e che ha visto Fca accusata d'aver fatto ricorso a software irregolari per truccare l'impatto inquinante di 104.000 veicoli. L'azienda ha sempre negato irregolarita' intenzionali per manipolare le emissioni attraverso cosiddetti “defeat devices”.

Fonti di mercato hanno indicato al Sole 24 Ore che i tempi potrebbero essere diventati maturi per un'intesa dopo che la saga si e' ormai trascinata per due anni. Il Dipartimento della Giustizia aveva minacciato significative multe e, stando a quanto adesso riportato da Reuters, l'intesa in preparazione appare destinata a comprendere importanti sanzioni, stanziamenti per compensare eccessive emissioni nocive e per evitarne in futuro. Il “settlement” avverrebbe a nome, oltre che del governo federale, di stati e proprietari di veicoli.

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Numerosi passi hanno portato sull'orlo della stretta finale, anche se la cautela resta d'obbligo in una protratta saga. Nelle ultime ore sia i regulators che l'azienda si sono trincerati dietro “no comment”. Fin dallo scorso ottobre Fca aveva tuttavia messo a riserva 713 milioni di dollari per coprire i costi del caso. E sul finire dell'anno scorso il giudice federale di San Francisco incaricato della vicenda, Edward Chen, aveva ordinato alle parti un nuovo e intenso round di negoziati supervisionati dal mediatore nominato dal tribunale, Ken Feinberg. Sul tappeto era una distanza ancora di centinaia di milioni di dollari sul fronte delle multe, che mesi di trattative avevano faticato a superare. Nelle parole del magistrato: le parti erano state istruite di “cooperare e comunicare pienamente” con il mediatore “alla luce del ritardo nel risolvere il caso portato dagli Stati Uniti”. Feinberg in quell'occasione aveva ricevuto l'incarico esplicito di “impegnarsi direttamente con le parti e compiere ogni sforzo per facilitare i negoziati su un accordo, compresi i termini di qualunque risarcimento”.

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L'accordo in questione potrebbe in realta' non risolvere del tutto la vicenda per Fca. Il Dipartimento della Giustizia ha in corso, accanto alla procedura civile e per danni, anche un'inchiesta penale. Ma rappresenterebbe un cruciale passo avanti, per azienda e governo, per lasciarsi alle spalle il caso. L'Agenzia per la protezione ambientale Epa aveva originalmente accusato Fca nel gennaio del 2017 di aver installato tecnologie tenute nascoste ai regulators su suoi veicoli con motore diesel e che permettevano emissioni superiori a quelle consentite dalla legge in condizioni di guida normale e non di prova. Le violazioni sarebbero avvenute in 104.000 veicoli, Ram pickup truck e Jeep Grand Cherockee Suv, venduti tra il 2014 e il 2016. Nel maggio di due anni or sono il governo aveva poi sporto denuncia contro Fca, una denuncia finita nel tribunale del giudice Chen, sostenendo che nei fatti aveva truccato i veicoli per far passare loro i test. L'azienda rispose dicendosi delusa dall'azione governativa e continuando a negare l'intenzione di aggirare le normative. In quegli stessi giorni aveva anche proposto modifiche ai software per assicurare il rispetto dei limiti sulle emissioni. Successivamente, in luglio, Chen aveva poi nominato come mediatore speciale Feinberg, noto tra l'altro per il suo lavoro di supervisione del grande fondo di risarcimento nella tragedia di Bp nel Golfo del Messico.

Il giro di vite sulle indagini sulle emissioni dei motori diesel era scattato sull'onda della scoperta nel settembre 2015 da parte dell'Epa americana di gravi violazioni da parte di Volkswagen. La casa tedesca, al termine di un caso che porto' alla luce il suo uso di defeat devices, fini' per pagare multe per 25 miliardi di dollari. Il dieselgate costo' anche la poltrona all'allora amministratore delegato di Vw, Martin Winterkorn, e a numerosi top executives. In tutto i veicoli del gruppo coinvolti nello scandalo - modelli degli anni tra il 2009 e il 2015 - furono mezzo milione negli Stati Uniti e undici milioni a livello globale.

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