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Fca e Psa affrontano il nodo Comau. Un piano per spartire l’incasso

Attesi più dei 250 milioni fin qui previsti: l’extra sarà suddiviso tra Torino e Parigi. Entro il 20 dicembre la firma sull’accordo Resta aperto il caso Gm.

di Marigia Mangano


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Il dossier fusione: la partita per l’integrazione tra Fca e Psa (Afp)

3' di lettura

Sul tavolo dei negoziati in corso tra Fca e Psa finisce il nodo della valutazione di Comau. La due diligence finalizzata alla fusione tra i due gruppi, operazione che darà vita al quarto gruppo mondiale dell’auto, è in pieno svolgimento. Tuttavia, secondo indiscrezioni raccolte da Il Sole24 Ore, c’è un tema in particolare su si è aperto un confronto tra le parti e che resta ancora irrisolto: si tratta del valore da attribuire alla controllata nella robotica nell’ambito dell’accordo. O, meglio ancora, del maggior valore.

Bisogna ripercorrere l’impianto dell’intesa annunciata da Fca e Psa alla fine di ottobre scorso per capire in che termini si inserisce nelle trattative la variabile Comau.

Nelle comunicazioni ufficiali fatte dai due gruppi in occasione dell’annuncio, lo schema presentato al mercato prevedeva prima del perfezionamento della fusione la distribuzione da parte di Fca ai suoi azionisti di un dividendo speciale di 5,5 miliardi di euro, nonché la propria partecipazione in Comau. Inoltre, sempre prima del perfezionamento dell’operazione, Peugeot distribuirebbe ai propri azionisti la partecipazione del 46% detenuta in Faurecia.

Il punto è che nello schema di partenza era stata inserita una «indicazione di valore» della stessa Comau: la stima messa nero su bianco nella bozza dell’accordo è pari a 250 milioni.

L’avvio del cantiere Fca-Psa ha però portato a ripensamenti sul reale valore del gruppo della robotica controllato da Fca. L’impressione è che rispetto alla stima degli analisti e al valore indicato nel piano Psa-Fca, l’asset valga molto di più. Quanto basta per spostare alcuni equilibri disegnati nell’impianto originario annunciato da Fca e Psa. Da qui la necessità di trovare altre risposte: a chi dovrebbe finire il maggior valore che si potrebbe estrarre dalla società dell’ex Lingotto? Agli azionisti Fca o anche al partner francese? Il dialogo è ancora aperto, ma si sta ragionando su soluzioni in grado di soddisfare entrambe le parti. Un sistema che si starebbe contemplando, secondo alcune fonti, prevede che la differenza di valore tra i 250 milioni preventivati e il futuro prezzo di Comau sia spartito tra i soci Fca e i soci di Psa. In pratica, l’ipotesi è di “condividere” tra Torino e Parigi i benefici della reale valutazione della società della robotica. Si starebbe così pensando a una divisione paritetica, al 50% ciascuno, ma non è escluso che siano presi in considerazioni altri schemi.

Il quadro è fluido ma c’è la volontà di definire in tempi stretti, probabilmente prima del 20 dicembre, quel memorandum di intesa che anche se non blinderà a tutti i livelli il matrimonio, di certo avvierà formalmente il cantiere per il progetto di fusione tra il gruppo presieduto da John Elkann e la società guidata da Carlos Tavares. Un piano che si dovrà confrontare anche con l’Antitrust e in cui recentemente si è inserita, seppur come variabile esterna, l’americana General Motors avviando una causa contro Fca per corruzione nei rapporti con il sindacato americano United Auto Workers. L’azione legale Usa, secondo alcune fonti vicine al dossier, almeno in questa fase, non sarebbe una variabile in grado di rimettere in discussione i valori immaginati per la fusione con Peugeot. Anche perché il fattore Gm dovrebbe essere sollevato da Psa che, in questa operazione, sembra l’attore che ha più fretta di definire e chiudere la fusione con il gruppo italo americano, in passato interessato al dossier Renault. Piuttosto, ci si chiede, resta ancora da capire fino in fondo la manovra avviata da Gm che, secondo molte interpretazioni sul mercato, sarebbe finalizzata principalmente a rallentare o quantomeno provare a creare confusione sulla fusione annunciata da Fca con Peugeot, un’alleanza che di fatto scalza Gm nella classifica mondiale dei giganti dell’auto, relegandola al quinto posto, dietro Fca.

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