Il piano industriale

Fca, per gli stabilimenti italiani il sogno di sei nuovi modelli

di Filomena Greco

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(ANSA)


3' di lettura

Gli stabilimenti auto italiani potrebbero incassare sei nuovi modelli, tra Alfa Romeo e Maserati, da qui al 2022, l’Italia è in corsa anche per produrre la nuova famiglia di 500 elettrica e Giardiniera, inoltre potrebbe arrivare la nuova linea di produzione per il marchio Jeep, un suv di piccola taglia (segmento A) che affiancherebbe la Renegade e che potrebbe essere ospitato a Pomigliano per sostituire la Panda. I condizionali sono d’obbligo visto che il piano industriale illustrato da Sergio Marchionne non è entrato nel dettaglio dei singoli stabilimenti italiani, anche se il ceo ha assicurato che sarà mantenuta tutta la capacità produttiva in Italia: «Non chiuderemo nessuna fabbrica - ha aggiunto Marchionne - e non manderemo nessuno a casa».

Un punto fermo però c’è, l’intera produzione di Alfa e Maserati resterà made in Italy. Lo scenario per i brand del lusso del Lingotto, che hanno la loro base produttiva in Italia, è tracciato nella relazione di Timothy Kuniskis: l’obiettivo è arrivare a mezzo milione di vetture al 2022 tra brand Alfa (400mila) e Maserati (100mila) con margini superiori al 10 per cento. Saranno i marchi premium a «rafforzare e ampliare la base produttiva in Italia e in Europa», rimarca Sergio Marchionne. A guidare l’espansione sul mercato sarà per il Tridente un nuovo suv nel segmento D, dove oggi Maserati non è presente, e che potrebbe affiancare il Levante sulla linea di Mirafiori, oppure essere destinato a Grugliasco per saturare lo stabilimento acquisito da Fiat Chrysler, accanto alle Maserati Quattroporte e Ghibli. La scelta dello sport utility vehicle, dunque, per crescere nei volumi, accanto ai modelli sportivi classici di casa Maserati che aggiungeranno alla gamma (Gran Turismo e Gran Cabrio) la Alfieri. Modello di auto sportiva che sarà messa in produzione secondo il nuovo piano del Lingotto e che potrebbe essere realizzata a a Modena.

Per Alfa Romeo il piano punta a completare la gamma, obiettivo mancato del precedente piano industriale: due nuovi suv, nei segmenti E (Full size) e C (Suv compatto), accanto a due supercar, la 8C e la nuova Gtv. Mirafiori potrebbe ospitare il suv del Biscione di grossa taglia, considerando le architetture produttive in campo, mentre il suv compatto potrebbe essere destinato a Pomigliano. Stabilimento dove per il momento resta in produzione la Panda: «Pomigliano perde la Panda se acquista una vettura di valore superiore», ha aggiunto Marchionne. Non è escluso che questo modello possa essere la nuova Jeep di piccola taglia - segmento A - che sarà sviluppata come previsto dal piano, destinata in prevalenza al mercato europeo. Sarebbe il secondo modello di casa Jeep ad essere prodotto in Italia, dopo la Renegade, e potrebbe bissarne i volumi (170mila l’anno prodotte a Melfi).

Oggi, Maserati vende (e produce in Italia tra Mirafiori, Grugliasco e Modena) 50mila vetture, Alfa Romeo si stabilizzerà nel corso del 2018 a 170mila vetture sul mercato, tutte prodotte tra Cassino (Giulietta, Giulia e Stelvio), Mirafiori (Mito) e Modena (Alfa 4C). Di fatto, un raddoppio dei volumi che da solo potrebbe “sostituire” l’eventuale stop alla produzione in Italia di Panda (circa 200mila unità), oltre che di Mito e Punto (67mila vetture in totale, in calo nell’anno in corso visto che i modelli sono destinati a uscire dal mercato).

Il tema sindacale resta quello dei tempi e della certezza sui modelli assegnati ai singoli stabilimenti. Soddisfatta la reazione della Fim Cisl, che parla di un piano in grado «di dare continuità e rafforzare le produzioni e l’occupazione in Italia», mentre la Fiom ribadisce come la promessa della piena occupazione slitti in realtà dal 2018 al 2022.

Il nuovo piano industriale di Fiat Chrysler promette una rivoluzione nel powertrain, con l’addio alle motorizzazioni Diesel in Emea entro il 2021. Un tema industriale di primo piano per le produzioni del Gruppo radicate in Italia a cominciare dagli stabilimenti della VM di Cento e di Pratola Serra, destinati probabilmente alla riconversione nei prossimi anni: «Il passaggio più difficile è quello sui motori - ha ammesso Marchionne - andrà gestito e non sarà una cosa facile».

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