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Fca-Psa, mossa vincente per entrambi (a patto che vada in porto)

Tra i due gruppi verranno, infatti, create sinergie molto importanti: qualcosa come 3,7 miliardi di euro. Senza chiudere neppure uno stabilimento

di Giancarlo Mazzuca

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(Reuters)

2' di lettura

È il caso di tornare a parlare dell’accordo tra Fiat-Chrysler e i francesi di Psa che darà vita al quarto gruppo mondiale nel settore dell'auto (dopo Volkswagen, dopo Renault-Nissan-Mitsubishi e dopo Toyota). Secondo molti addetti ai lavori, la fusione vedrebbe vincitori gli Agnelli, come confermerebbero i primi dati di Bloomberg: subito dopo l’avvio dei colloqui, la partecipazione della famiglia in Exor è, in effetti, cresciuta notevolmente con un patrimonio complessivo che ha superato i 10 miliardi di dollari.

Sull’altro piatto della bilancia, dobbiamo invece rilevare che la maggior parte degli analisti ha sottolineato il fatto che la fusione tra i due gruppi dovrebbe, in realtà, essere una grande operazione soprattutto per Psa. Non è un caso, secondo “Autonews”, che, per tener conto della differenza di mercato tra i due gruppi prima dell’inizio dei colloqui, sia stato riconosciuto un premio molto consistente a Fca.

Ma, al di là delle solite scommesse su chi abbia vinto o chi abbia perso nel convolare a nozze, un dato è certo: in un quadro sempre più globalizzato, la strada della fusione potrebbe davvero essere la mossa vincente (forse anche obbligata) per entrambi. Tra i due gruppi verranno, infatti, create sinergie molto importanti: qualcosa come 3,7 miliardi di euro. Senza chiudere neppure uno stabilimento, si darà vita ad un “colosso” che, guidato da John Elkann, sarà massicciamente presente in tutti i continenti, a parte l’Asia.

Tutto sembra dunque ok, a patto, ovviamente, che Fca e Psa siano davvero in grado di procedere in perfetta sintonia. E, al riguardo, cosa insegnano le precedenti esperienze della Fiat con partner francesi? In particolare, merita attenzione il vecchio accordo con la Citroen che seguì a ruota il precedente matrimonio con la Simca poi ceduta agli americani. Siamo nel 1967, poco più di mezzo secolo fa: all’inizio, le due aziende avrebbero dovuto fondersi con la gestione affidata a Torino ma l’Eliseo - prima con De Gaulle e poi con Pompidou – pose il veto: le porte dell’azienda transalpina controllata dai Michelin si sarebbero aperte solo per una partecipazione non maggioritaria degli italiani. L'accordo sarà quindi fonte di grattacapi, più che di benefici, per la Fiat: il matrimonio si trascinerà per cinque anni e sarà sciolto dopo aver prodotto insieme appena un veicolo industriale. L'augurio, a questo punto, è un solo: che, stavolta, possa andare ben diversamente con Psa.

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