i leader della casa nipponica

Fca-Renault, ecco chi decide in Nissan

di Stefano Carrer


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Saikawa Reuters

2' di lettura

L’uomo che oggi comanda in Nissan aveva rischiato di perdere il posto un anno fa, quando Carlos Ghosn - a quanto si è appreso in seguito - voleva licenziarlo. Il ceo Hiroto Saikawa agì con una mossa preventiva, avviando una inchiesta interna sul suo presidente e allertando la magistratura penale: così il 16 novembre Ghosn finì in galera e Saikawa prese tutto il timone, biasimando l’uomo che Renault aveva inviato nel 1999 per salvare l’azienda. Ora Saikawa sembra intenzionato a fare un’altra mossa preventiva per tutelare una posizione di comando a rischio di indebolimento: tagliarsi la remunerazione.

Una umiliazione, certo, ma con tutta probabilità finalizzata a placare piccoli azionisti e opinione pubblica che gli chiedono una assunzione di responsabilità in relazione alle presunte malefatte di Ghosn. Dopotutto, ne era stato il vice prima di divenire Ceo nell’aprile 2017. «Ci sono molti modi per assumersi responsabilità», ha detto. L’anticipazione è che per l’anno fiscale 2018 la paga di Saikawa sarà tagliata. Nell’annata 2017 aveva ricevuto circa 4,1 milioni di euro: non è chiaro se i compensi saranno ridotti o se gli sarà chiesto di restituire parte della remunerazione pregressa. In Giappone, in genere, i top manager che si tagliano la paga non lo fanno per una mera manifestazione di contrizione, ma perché intendono restare ai posti di comando: non di rado, però, la loro posizione resta indebolita. Per Saikawa è importante superare lo scoglio dell’assemblea degli azionisti del 25 giugno, in cui sarà certamente criticato, ed evitare che la performance operativa del gruppo peggiori ulteriormente (ieri i dati su aprile: consegne in calo del 4,9% e produzione a -9,7%).

Dal giorno dell’arresto di Ghosn, ha mosso lui tutte le fila, valendosi del patto di tre anni fa con cui Renault rinunciava a opporsi alle nomine decise dal Board. Così ha respinto la richiesta francese di avere un Chief Operating officer, nominando a questa carica vacante da sei anni il nuovo astro nascente (si fa per dire) di Nissan: Yasuhiro Yamauchi, 63 anni, che entrerà nel board (a Renault è toccato solo un vice COO). Yamauchi, già nei consigli di Renault e dell’alleanza, è l’uomo Nissan che fa da raccordo con Parigi: secondo le indiscrezioni, è stato lui a informare Saikawa di quanto bolliva in pentola con Fca poco prima che la notizia diventasse pubblica. Altri uomini da tenere d’occhio, promossi in posti-chiave tra un esodo di top manager stranieri, sono Hideyuki Sakamoto (responsabile per manifattura e supply chain) e Jun Seki (ex capo in Cina). Voce in capitolo nell’alleanza l’ha anche Osamu Masuko, Ceo di Mitsubishi Motors, pur umiliato dal salvataggio dell’azienda da parte di Nissan (entrata con il 34%) di fronte al rifiuto di intervenire da parte di banche del “keiretsu” Mitsubishi.

Ha influenza indiretta in Nissan anche un soggetto che non ha azioni: il governo giapponese, che - oltre a controllare la magistratura che si accanisce su Ghosn - spalleggia il top management e vede con il fumo negli occhi l’idea che due icone della Corporate Japan come Nissan e Mitsubishi possano finire in mani straniere.

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