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Fca-Renault, ecco perché è saltato l’accordo sulla fusione

di Marigia Mangano


Fca-Renault, ecco perché è saltato l'accordo sulla fusione

3' di lettura

Salta la fusione Fca-Renault. Dopo che per ben due volte il cda della casa francese non è stato in grado di prendere una posizione netta sulla proposta di aggregazione presentata da Fca, il gruppo presieduto da John Elkann ha deciso di far saltare la trattativa.

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Con una dura nota, diffusa mercoledì 5 giugno in tarda notte, il cda della casa italo americana «ha deciso di ritirare con effetto immediato la proposta di fusione avanzata a Groupe Renault. Fca continua a essere fermamente convinta della stringente logica evolutiva di una proposta che ha ricevuto ampio apprezzamento sin dal momento in cui è stata formulata e la cui struttura e condizioni erano attentamente bilanciati al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti. È tuttavia divenuto chiaro che non vi sono attualmente in Francia le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo», si legge nel comunicato. In questo quadro, conclude il board, «Fca continuerà a perseguire i propri obiettivi implementando la propria strategia indipendente».

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Tutto da rifare, dunque. E questo nonostante una intesa di massima tra i due gruppi fosse già stata raggiunta in più step. Martedì scorso, quando si è riunito il board di Renault la prima volta rinviando la decisione 24 ore dopo, il gruppo francese avrebbe chiesto a Fca un adeguamento dei rapporti di concambio. Una proposta che, secondo indiscrezioni, puntava a valorizzare Renault intorno ai 17 miliardi rispetto ai 15 miliardi inizialmente ipotizzati nell’ambito della fusione con Fca. L'aggiustamento dei valori sarebbe stato oggetto di trattative serrate nella giornata di ieri, ma un accordo comunque era stato trovato.

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Il nuovo schema non è stato però sufficiente per superare gli ostacoli politici. Renault ha fatto sapere che il board «non è stato in grado di prendere una decisione a causa della richiesta manifestata dai rappresentanti dello Stato di posticipare il voto a un altro consiglio». Equilibri politici, dunque, condizionati dalle dichiarazioni del ministro dell'Economia, Bruno Le Maire, che mentre il board della casa francese era riunito per sigillare l'intesa con Fca è tornato a parlare della proposta di fusione, ribadendo l'interesse per l'operazione ma chiedendo di non avere fretta a chiudere e sottolineando ancora che ci sono condizioni da rispettare, nell'interesse di Renault e della Francia. «Prendetevi il tempo per fare le cose bene. Si tratta di un'operazione importante, che mira a creare un campione mondiale dell'automobile: nessuna fretta». «Questa fusione è, come ho sempre detto, un'opportunità, perché può consolidare il panorama automobilistico mondiale e creare un campione europeo globale, liberando lo spazio di manovra necessario per sostenere veicoli elettrici e veicoli autonomi», ha detto il ministro. «Ma - ha aggiunto Le Maire - ci sono delle condizioni, e queste condizioni sono state fissate sin dall'inizio», ricordando la necessità della presenza di una sede operativa in Francia, della rappresentanza dello Stato francese nel consiglio di amministrazione della futura entità e delle garanzie per i siti industriali e l'occupazione.

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Una posizione sposata a stretto giro dal cda di Renault, ma che ha irritato il gruppo guidato da John Elkann, pronto ad aggiustare termini e condizioni pur di agevolare il percorso tracciato. Da qui al ritiro della proposta è stata una questione di pochi minuti. Resta da capire se il negoziato è definitivamente tramontato o ci sia ancora spazio per il grande compromesso.

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    Marigia Manganoredattrice

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Finanza, automotive, tlc, holding di famiglia, banche e assicurazioni

    Premi: Premio internazionale Amici di Milano per i giovani, 2007, categoria giornalista

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