Fca-Renault, il matrimonio mancato

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Fca-Renault, il matrimonio salta ma i francesi guadagnano 2 miliardi

di Marigia Mangano


Le Maire, priorita' e' rafforzare alleanza Renault-Nissan

2' di lettura

L’operazione di fusione tra Fca e Renault è ufficialmente sfumata. Se c’è spazio per una riapertura dei negoziati, magari in forma più allargata al partner Nissan, lo si saprà probabilmente il 25 giugno, quando si riunirà l’assemblea degli azionisti del gruppo giapponese. Ad agni modo, un eventuale secondo tavolo negoziale, ampliato a tre interlocutori (Fca-Renault-Nissan), appare già in partenza molto più complesso da definire, sottolinea una fonte vicina al gruppo italo americano.

Nell’attesa che il quadro si chiarisca, c’è però un dato oggettivo: comunque vada a finire, c’è chi ha già guadagnato da questo tentato matrimonio. Si tratta degli azionisti di Renault, partendo proprio dal Governo francese e dal partner nipponico, entrambi soci del gruppo guidato da Dominique Sénard con il 15%. Basta mettere in fila le valutazioni del gruppo francese nel corso dei colloqui con Fiat Chrysler. Il venerdì 24 maggio, e cioè l’ultima seduta di Borsa prima dell'ufficializzazione dell’accordo, la casa automobilistica di Senard capitalizzava 14,7 miliardi di euro. Il lunedì successivo, quando il gruppo presieduto da John Elkann ha reso noto la proposta di fusione con Renault, le quotazioni del gruppo francese sono aumentate sensibilimente arrivando a 16,5 miliardi. Il fallimento della trattativa, emersa tra il 5 e il 6 giugno, ha fatto ritracciare le quotazioni, ma la reazione è stata momentanea. A piccoli passi le azioni Renault si sono riportate a ridosso di quei 16,5 miliardi su cui si era posizionato il mercato nel bel mezzo dei negoziati.

A conti fatti, dunque, per i soci di Renault il guadagno potenziale si attesta oggi sopra 1,7 miliardi. Il che vuol dire per il Governo francese e per Nissan un maggior valore delle loro partecipazioni pari a più di mezzo miliardo, considerando il pacchetto complessivo del 30% nelle loro mani. Insomma il tira e molla tra Fca e Renault ha avuto due risultati in Borsa: ha evidenziato una sottovalutazione del gruppo francese (per molto tempo prezzato solo per le partecipazioni finanziarie, tra cui il 43% di Nissan) portando il mercato a proiettarsi su una nuova valutazione più alta; inoltre, sul fronte Fca, in un certo senso ha scoperto le carte, perché ha chiarito che Elkann è pronto a diluirsi in modo sensibile nel capitale di un futuro campione mondiale delle quattro ruote, fissando una valutazione di partenza di Fca, pari a 18 miliardi. Qualsiasi potenziale candidato che si siederà al tavolo per trattare con John Elkann, dunque, conosce già il valore di Fca per poter trattare e discutere una partnership. Non a caso per Fca, il prezzo è rimasto inchiodato intorno ai 18 miliardi: valeva 17,8 pre annuncio della fusione con Renault, oggi ne vale 18,3 miliardi.

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