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Fca-Renault, la paura dei sindacati: rischio “doppioni” da Panda a 500X

di Filomena Greco

Fca e Renault, un accordo storico per l’industria dell’automobile

3' di lettura

Economie di scala. Su piattaforme e mercati. E non chiusure di stabilimenti. Il messaggio arriva chiaro sia dalla lettera scritta dal ceo di Fiat Chrysler ai dipendenti questa mattina sia dalla comunicazione ufficiale con la quale il gruppo guidato da Mike Manley ha annunciato di aver proposto la fusione con Renault. Certo è che soprattutto in Europa il tema di una potenziale sovrapposizione di linee produttive e modelli si pone, eccome. Tanto che i sindacati sono cauti nelle valutazioni e chiedono l’apertura di un tavolo di confronto a tutela delle produzioni italiane.

Le possibili sovrapposizioni
Ma quali potrebbero essere le aree maggiormente interessate da possibili sovrapposizioni con Renault? In pochi si sbilanciano ma una prima valutazione porterebbe a indicare almeno due nodi: il primo è legato alla Panda di Pomigliano, unica produzione “mass market” nel segmento A rimasta in Italia che potrebbe soffrire per la convivenza ad esempio con Renault Clio (tra i modelli più venduti in Europa) e con la famiglia Dacia. Il secondo nodo potrebbe essere rappresentato dai suv medi di casa Fca, a partire dalla 500X e dalla Jeep Renegade, prodotte nello stabilimento di Melfi.

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Alfa Romeo e Maserati “al sicuro”
Restano esclusi da questa panoramica le vetture a marchio Alfa Romeo e Maserati, che di fatto potrebbero completare di per sè la gamma di Renault nello spazio riservato al top di gamma e alla fascia alta, e potrebbere piuttosto trarre slancio sul mercato dalla alleanza tra i due gruppi, in un fase in cui le immatricolazioni segnano il passo da mesi. Nella comunicazione di questa mattina Fca sottolinea come «L’aggregazione creerebbe un portafoglio marchi che fornirà una copertura completa del mercato con una presenza in tutti i segmenti chiave», a cominciare dai marchi di lusso / premium come Maserati e Alfa Romeo.

Alleanza positiva sull’auto elettrica
Un discorso a parte merita l’area della mobilità elettrica nella quale Fca è ancora indietro e che troverà una prima manifestazione industriale nella Fiat 500 elettrica che sarà prodotta a partire dal 2020, almeno secondo i piani finora definiti dal Lingotto, a Mirafiori. La condivisione di tecnologie e piattaforme con i francesi di Renault potrà accelerare lo sviluppo dei veicoli elettrici e ridurre i costi di investimento iniziale, a patto di non sacrificare la 500 in nome delle proposte a marchio Renault.

La Fiom: Fiat non può abbandonare l’Italia
Cosa dicono i sindacati? Molto netta la posizione della Fiom, a cominciare da Torino. In una lettera indirizzata al presidente del Gruppo John Elkann i metalmeccanici della Cigl scrivono: «La Fiat ha fatto la storia del nostro paese e non può abbandonarlo così. Noi tutti non lo meritiamo. La Fiat deve continuare a creare, sviluppare, produrre a Torino e in Italia». L’augurio, sottolinea la Fiom di Torino, è che nella fusione con Renault «non siano sacrificati stabilimenti italiani. Per questi motivi ci rivolgiamo a lei presidente, che è a capo dell’azienda e rappresenta la continuità con la storia ultracentenaria della sua famiglia e della Fabbrica Italiana Automobili Torino, perché si istituisca da subito un tavolo di confronto con tutte le parti sociali interessate, istituzioni e organizzazioni sindacali e di categoria». Una richiesta fortemente sostenuta, già ieri, dalla segretaria nazionale della Fiom Francesca Re David che sottolinea, in una nota, le «incognite» dell’operazione.

Bentivogli, Fim Cisl: evitare sovrapposizioni
Della necessità di aprire un confronto con i vertici del Gruppo «per escludere eventuali sovrapposizioni con gli stabilimenti e l’occupazione nel nostro paese» aveva già parlato ieri, prima della conferma ufficiale da parte di Fca, anche Marco Bentivogli segretario della Fim-Cisl: «Abbiamo sempre sostenuto di proseguire nell’azione verso alleanze strategiche» ha sottolineato Bentivolgli, sia per rispondere alle esigenze di consolidamento del settore che per avere maggiori risorse per affrontare la transizione tecnologica.

Per la Uilm, fusione notizia positiva
Per Rocco Palombella, segretario della Uilm, la fusione tra i due gruppi è una «notizia molto positiva per tutta l’industria italiana e per l’intero Paese, poiché smentisce ipotesi di disimpegno o addirittura di vendita del gruppo italoamericano». Come sindacato, aggiunge il responsabile dei metalmeccanici della Uilm, «vigileremo e faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per favorire il consolidamento dei siti produttivi italiani, chiedendo ai vertici di Fca di mantenere gli impegni assunti sulla piena salvaguardia occupazionale nel nostro Paese».

La francese Cgt: con la fusione rischi per i dipendenti italiani e francesi
Sul fronte francese la Cgt – il secondo sindacato all’interno del gruppo Renault – chiede, a fronte della possibile fusione, che lo Stato francese mantenga «una minoranza di blocco che permetta di far prevalere gli interessi francesi» e aggiunge: «Se si dovesse realizzare questa fusione, sarebbero ancora i dipendenti di Renault e Fca a pagare in termini di nuove soppressioni di posti di lavoro».

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