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Fca scatta in Borsa, Robert Peugeot apre a operazioni straordinarie

di Eleonora Micheli

(ANSA)

3' di lettura

Fiat Chrysler Automobiles scatta a Piazza Affari sull’ipotesi di un interesse da parte del gruppo francese Psa, che controlla i marchi Peugeot, Citroen, DS, Opel e Vauxhall. In effetti su Les Echos Robert Peugeot ha aperto alla possibilità di nuove operazioni straordinarie da parte di Psa. Peugeot appartiene alla dinastia dei Peugeot e oggi, attraverso le finanziarie di famiglia Ffp e Epf, detiene una quota del 12,2% del capitale del gruppo.

«Abbiamo sostenuto il progetto Opel sin dall’inizio. Se un’altra occasione si presenterà, non freneremo. E Carlo Tavares (il ceo di Peugeot, ndr) lo sa», ha dichiarato al giornale economico. Sull'ipotesi di un’aggregazione con Fca, Peugeot ha detto: «Con loro, come con altri, i pianeti potrebbero allinearsi», alludendo a una prospettiva favorevole. Anche se ha precisato che «niente al momento è sul tavolo». Da settimane circola l'ipotesi di un interesse del gruppo transalpino per Fca, anche se nel mirino ci sono anche Land Rover, Jaguar e General Motors. Nelle scorse settimane, al Salone di Ginevra, lo stesso Tavares aveva confermato che la casa stava studiando eventuali opportunità di alleanze o fusioni con altri costruttori e non aveva scartato l’ipotesi di un’acquisizione di Fca. «Tutto è aperto – aveva detto – se si guadagnano soldi si può rimanere padroni del proprio destino e si può sognare qualsiasi cosa». Il manager aveva comunque precisato che Psa non è alla ricerca spasmodica di un partner. Gli esperti del settore sottolineano che l’acquisizione di Fca consentirebbe a Psa di accelerare il ritorno sul mercato americano sul quale il gruppo si propone di rientrare nei prossimi anni.

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Il gruppo francese Psa ha archiviato il 2018 con un utile netto "record" pari a 2,83 miliardi di euro, in rialzo del 47% rispetto al 2017. Anche i ricavi sono aumentati del 18,9% a 74,03 miliardi di euro, grazie a vendite boom spinte dall’integrazione dei marchi Opel e Vauxhall acquistati nell’estate del 2017. Nel dettaglio, il gruppo ha immatricolato nel mondo 3,88 milioni di veicoli, nonostante la decisione di abbandonare l’Iran dopo l’embargo imposto dagli Stati Uniti e nonostante il forte calo delle vendite in Cina. La società, tra l’altro, l’anno scorso ha vantato un rendimento operativo tra i migliori dell’industria automobilista, quando invece solamente nel 2017 aveva rilevato marchi in perdita. La stessa Opel, dopo 19 mesi di gestione transalpina, ha vantato nel 2018 un utile operativo di 859 milioni di euro, come non accadeva da ben 17 anni. «L’operazione Opel ha avuto una riuscita eccezionale – ha detto Peugeot – non avremmo pensato che il rilancio potesse essere così rapido». Peugeot ha aggiunto che la holding di famiglia Ffp sarebbe disposta a investire capitale in Psa «in proporzioni ragionevoli» nel caso di un’operazione straordinaria. L'anno scorso il calo registrato dal mercato e le nuove norme contabili hanno penalizzato i conti di Ffp: l'utile netto è diminuito del 48% a 115 milioni di euro. Anche l’attivo netto della società si è svalutato del 2,6% a 150,3 euro per azione. Tuttavia già dal gennaio 2019 Ffp ha beneficiato del recupero delle quotazioni di tutte le società che ha in portafoglio, ossia Safram, Orpea, Psa, Seb e altre, visto che i titoli sono tutti saliti di oltre il 10%. Negli ultimi cinque anni l’attivo netto di Ffp è raddoppiato, cosicché la holding si ritrova in mano oltre 600 milioni di euro da investite.
La famiglia Peugeot, attraverso le holding Ffp e Epf, detiene il 12,23% di Psa. Si tratta della stessa quota che detiene il gruppo cinese Dongfeng e di quella della banca pubblica francese Bpifrance. Quest'ultima, che ha rilevato le azioni nel marzo 2017 dall'Agenzia di partecipazioni statali, a breve disporrà di diritti di voto doppi, come gli altri due azionisti. I tre soci sono legati da un accordo che scadrà nel 2024 e che impedisce a ciascuno di essi di salire nel capitale di Psa senza l'accordo degli altri e della stessa casa auto. Tutti e tre i soci dispongono di due posti nel consiglio di amministrazione di Psa. Potrebbero perdere un posto nel caso in cui riducessero le rispettive quota al di sotto del 7%, mossa quest'ultima che può essere decisa unilateralmente.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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