ALMENO FINO AL 2020

Il «bazooka» Fed: al via acquisti di Treasury per 60 miliardi al mese e iniezioni di liquidità

La Federal Reserve inizierà ad acquistare 60 miliardi di dollari di Treasury al mese a partire dal 15 ottobre. Gli acquisti proseguiranno fino al secondo trimestre del 2020 per mantenere un livello di riserve sopra quello degli inizi del settembre 2019

di Marco Valsania


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Jerome Powell

3' di lettura

NEW YORK - Il nuovo, ricalibrato, bazooka della Federal Reserve per riportare calma, stabilità - e sufficiente liquidità - sui mercati monetari americani è carico ed entrerà in azione da metà mese. “Sparerà” cartucce sia sotto forma di continue offerte di liquidità giornaliere che, questa la principale novità, di un nuovo ampliamento da decine di miliardi di dollari al mese nel portafoglio titoli della Banca centrale.

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La Fed ha reso noto che proseguirà almeno fino a gennaio le sue iniezioni quotidiane di fondi attraverso “repo”, operazioni pronti contro termine dove - overnight o a scadenza di alcuni giorni o settimane - offre contanti alle grandi banche in cambio di sicuri titoli del Tesoro a garanzia. In precedenza, dopo averle iniziate a settembre, aveva già prolungato questa iniziativa ad hoc ripetutamente, promettendola fino agli inizi di novembre. In più darà, però, adesso seguito, almeno fino al secondo trimestre del 2020, a una nuova espansione del proprio portafoglio titoli, una soluzione aggiuntiva e considerata più strutturale esplicitamente sposata dal presidente Powell nei giorni scorsi e ora quantificata e precisata.

Dal 15 ottobre comprerà Treausuries a breve scadenza al “passo iniziale” di 60 miliardi di dollari al mese, una quantità che alcuni analisti stimano si rivelerà ancora inadeguata e che quindi potrebbe essere alzata.

Non si tratta di un Qe, aveva già precisato Powell, per stimolare l'economia, nè avrà impatto sulla politica monetaria. Piuttosto di una nuova crescita “organica” del bilancio comprando obbligazioni del Tesoro soltanto a breve scadenza, con l’obiettivo di risolvere la sfida tecnica creata dalla carenza di liquidità sulla piazza del finanziamenti a brevissimo termine. Di assicurare insomma che le riserve bancarie, i depositi in eccesso presso la Fed che rappresenta la principale risorsa per i finanziamenti a breve, siano abbondanti.

«Non è un cambiamento di politica monetaria»
La Fed ha confermato questo approccio: ha precisato che l’obiettivo è di «mantenere le riserve a livelli pari o superiori a quelli prevalenti agli inizi di settembre», vale a dire prima cioè di recenti strozzature affiorate sul mercato e che hanno generato tensioni. La Fed, per cercare di scongiurare il ritorno di timori associati a strategie anti-crisi, ha continuato affermando che le azioni odierne sono «puramente tecniche» e non rappresentano «cambiamenti di politica monetaria»; che «in particolare gli acquisti di Treasuries avranno pochissimo o nessun impatto sul livello dei tassi di interesse a lunga e sulle condizioni finanziarie più in generale».

La Fed, nel rispondere alla grave crisi del 2008, aveva lanciato un Quantitative easing che, comprando titoli del Tesoro a lunga scadenza e bond garantiti da mutui, aveva gonfiato il suo balance sheet, ancora oggi attorno al 4.000 miliardi di dollari nonostante l'avvio di riduzioni poi arrestate in agosto di fronte all’indebolimento dell’espansione. Ora questo balance sheet tornerà a crescere grazie ai Treasuries a breve scadenza che la Fed acquisterà, una decisione formalizzata durante un incontro in videoconferenza dei suoi vertici avvenuto il 4 ottobre che ha discusso «questioni relative alle recenti pressioni sui mercati monetari e la realizzazione degli obiettivi di politica mnetaria», stando a un comunicato emesso dalla stessa Banca centrale.

Il mercato repo in questione, o dei finanziamenti a breve, tra le banche aveva conosciuto brusche strozzature in settembre, secondo quanto dichiarato dalla Fed e da numerosi analisti e banchieri, per una serie di ragioni tecniche concomitanti. Forti emissioni di titoli del Tesoro per coprire un crescente deficit federale avevano sottratto risorse alle banche, tenute ad assorbirli. Le aziende avevano chiesto liquidità per ragioni di scadenze fiscali in quelle stesse giornate. Le riserve bancarie presso la Fed si sono inoltre ormai dimezzate a circa 1.400 miliardi di dollari rispetto a massimi raggiunto negli anni scorsi, con il rientro dal Qe da parte della Fed che ha a sua volta drenato liquidità. Lo stesso effetto delle strette di regolamentazione e della concentrazione bancaria, fenomeni avvenuti nel dopo-crisi 2008, avrebbero contribuito a difficoltà nel funzionamento del mercato monetario.

Tradizionalmente su questa piazza le banche si prestano fondi tra loro overnight o a breve in cambio di titoli a garanzia, operazioni poi rapidamente chiuse e che garantiscono al sistema la liquidità quotidiana necessaria a condurre normali attività di trading e di credito. Stress su questa piazza interbancaria - i tassi su questi prestiti nel momento peggiore si erano impennati fino al 10% da circa il 2%, vicini come è abitudine ai tassi sui Fed funds stabiliti dalla Banca centrale - potrebbero generare anche contagi per l’economia e il sistema finanziario allargati. E mettere in dubbio il controllo e l'efficacia della politica monetaria della Fed.

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