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Fed, banche Usa solide ma dal Covid rischiano perdite per 700 miliardi

Dopo il primo esame dell’era coronavirus, imposti ai 34 grandi istituti tetti ai dividendi e divieti ai buyback nel terzo trimestre

di Marco Valsania

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(REUTERS)

Dopo il primo esame dell’era coronavirus, imposti ai 34 grandi istituti tetti ai dividendi e divieti ai buyback nel terzo trimestre


3' di lettura

La pandemia negli Stati Uniti torna alla carica, minacciando di continuare a stringere d'assedio l'economia. E se il settore bancario ha oggi le carte di regola per reggere ai colpi e sostenere il business, la crisi potrebbe costare cara - potenziali perdite per centinaia di miliardi di dollari. Un rischio che deve imporre restrizioni e misure precauzionali per gli istituti.

Test pandemici

È il responso dei primi stress test “pandemici” condotti dalla Federal Reserve sui principali 34 gruppi bancari statunitensi, da JP Morgan a Bank of America, da Citigroup a Goldman Sachs. Un esame annuale che ha offerto un giudizio collettivo e conteneva appositi criteri di “sensibilità” al contagio da coronavirus.

Per fare i conti con scenari recessivi preservando capitali indispensabili, la Fed ha stabilito un tetto per i dividendi, che non potranno superare la media dei profitti degli ultimi quattro trimestri. E ha fissato un divieto a buyback azionari tra luglio e settembre, che ormai rappresentano il 70% dei premi agli azionisti stando agli stessi calcoli della Fed.

Scenari a U e W

L'ammontare dei danni in bilancio a causa di prestiti in sofferenza potrebbe infatti, nello scenario considerato più estremo, raggiungere i 700 miliardi di dollari, un impatto simile a quello della grande crisi finanziaria del 2008. Nella bufera minacciano di finire prestiti auto come mutui, debiti aziendali e al consumo. La Fed, più precisamente, ha considerato tre scenari legati alla pandemia: un outlook ottimistico a V, considerato dagli analisti molto improbabile, e più probabili e pessimistici scenari di recessioni e ripresa a U o W (una doppia recessione). Il tasso di disoccupazione in questo caso ha picchi fino al 19,5%, le perdite oscillano tra 560 e appunto 700 miliardi, i requisiti patrimoniali scivolano nell'insieme dal 12% di fine anno scorso anche al 7,7 per cento. Nelle ipotesi più negative fino a un quarto degli istituti si avvicinerebbero pericolosamente a soglie minime di capitale.

Possibili ulteriori restrizioni

I vertici Fed non hanno escluso di dover ricorrere a ulteriori misure di precauzione. Ulteriori tagli a buyback e dividendi sono nelle carte «se le circostanze lo richiedono», ha detto Randal Quarles, responsabile dell'istituto centrale per la regolamentazione finanziaria. La Fed ha inoltre indicato che condurrà periodici esami sull'evoluzione della situazione. Le banche dovranno «ripresentare e aggiornare i loro piani distribuzione di capitale più tardi quest'anno per rispecchiare gli attuali stress».

Il dissenso, esami inadeguati

Non sono mancati dissensi a favore di interventi più restrittivi fin da subito: Lael Brainard, ultimo governatore rimasto nel board nominato da Barack Obama, ha chiesto che alle banche venisse immediatamente impedito di staccare qualunque cedola, affermando che questo indebolisce i loro “cuscini finanziari” e potrebbe far scattare strette sul credito dannose in un clima di prolungati rovesci economici. «Non abbiamo imparato la lezione della scorsa crisi», ha denunciato Brainard. Ex esponenti della Fed quali Daniel Tarullo hanno a loro volta criticato gli stress test come troppo generosi e i provvedimenti precauzionali come inadeguati.

Collettivamente le banche avevano già deciso uno stop a piani di riacquisti di titoli propri nel secondo trimestre. Un annuncio sulle cedole del prossimo trimestre è invece atteso da parte degli istituti a partire da lunedì prossimo sulla base della formula delineata dalla Fed. La Riserva Federale non ha sollevato obiezioni legate ad alcuna delle banche esaminate, comprese cinque grandi controllate da gruppi internazionali. L'associazione che raggruppa le maggiori otto banche, il Financial Services Forum, ha affermato di «comprendere la decisione della Fed» sulle restrizioni.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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