La giornata dei mercati

La Fed spegne gli entusiasmi sui listini. A Piazza Affari (-1,8%) balla solo Carige

Il rally dei mercati sbatte contro il “muro” della Federal Reserve, che ipotizza un’accelerazione sui tassi. Le tensioni geopolitiche spingono il greggio a 80 dollari. A Milano in scena il risiko bancario. Fitd: «Lunedì possibile risposta sulle offerte per l'istituto ligure»

di Enrico Miele

La Borsa, gli indici del 6 gennaio 2022

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Il rally 2022 dei listini va a sbattere di colpo contro il “muro” della Fed, che nei verbali della sua ultima riunione ha mostrato un tono decisamente più duro del previsto, ipotizzando un’accelerazione del rialzo dei tassi per frenare l'inflazione Usa. Un’ipotesi che ha mandato in rosso tutti i principali listini europei. Gli investitori sembrano temere che la ripresa economica possa subire l'effetto combinato di nuove restrizioni, dovute al diffondersi della variante Omicron, e del minor sostegno all'economia da parte delle Banche centrali. La fuga dal rischio ha colpito in particolare titoli tecnologici, con il Nasdaq che a Wall Street continua a perdere terreno (per chiudere a -0,13%, con Dow Jones a -0,47% e S&P 500 a -0,10%).
Non fa eccezione Piazza Affari, con l’indice FTSE MIB che è il peggiore del Vecchio Continente e torna sotto i 28mila punti. Chiusura in calo anche per il CAC 40 di Parigi che si allontana dai recenti record, così come il DAX 40 di Francoforte, il Ftse 100 di Londra, l'IBEX 35 di Madrid e l'AEX ad Amsterdam.

La Fed versione "falco" rallenta i mercati

Dai verbali Fed emerge la previsione di tre rialzi dei tassi nel 2022, ma la novità riguarda la rapida riduzione del bilancio Fed, dopo l'espansione senza precedenti avvenuta durante la pandemia che ha portato il valore degli asset detenuti a 8.800 miliardi di dollari. La Banca centrale americana ha indicato che potrebbe non solo aumentare i tassi di interesse prima del previsto, ma anche ridurre i titoli detenuti in portafoglio nel tentativo di domare l’elevata inflazione. Un’ipotesi che ha provocato anche la rapida risalita dei tassi dei titoli di Stato, con il Treasury Usa decennale all’1,7% (come non si vedeva dallo scorso marzo).

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A Milano rallenta Iveco, si risveglia Carige

A Piazza Affari quasi tutto il FTSE MIB ha viaggiato in territorio negativo, pur restando vicino ai massimi in oltre 13 anni toccati il 5 gennaio, quando il listino principale è tornato sopra i 28.000 punti per la prima volta dal 12 settembre 2008. A Piazza Affari le vendite sono state generalizzate: tra le peggiori Moncler, Interpump Group e Ferrari. Iveco Group ha stoppato la corsa delle due sedute precedenti, che avevano segnato un recupero dopo il tonfo nel giorno di esordio dello scorporo da Cnh Industrial. Male il gruppo Telecom, in attesa di notizie sul piano industriale e l'offerta di Kkr, mentre si salva Intesa Sanpaolo. Reggono l'urto anche Saipem e Tenaris, spinte dal rialzo del greggio a causa delle crescenti tensioni in Kazakistan e Libia. Fuori dal listino principale, si risveglia Banca Carige, con le indiscrezioni su cui torna anche Il Sole 24 Ore secondo cui il Credit Agricole Italia e il Fondo Interbancario (azionista di riferimento della banca ligure con l'80% del capitale) stanno dialogando in maniera informale per una possibile offerta per Carige.

Fitd: «Lunedì possibile risposta su offerte per Carige»

In serata, a mercati chiusi, il Fondo Interbancario decice di non commentare le indiscrezioni sull'offerta di Credit Agricole per la sua quota in Carige, ma conferma che sul tavolo ci sia più di un'offerta e «verosimilmente nella giornata di lunedì in occasione della riunione del Comitato di gestione del Fondo» si sapranno gli esiti dell'istruttoria in corso. Nell'attesa, il Fitd «non ritiene opportuno commentare il contenuto di tali indiscrezioni, né rettificare alcune inesatte indicazioni quantitative in esse contenute», però su richiesta di Consob spiega di aver «ricevuto offerte preliminari e non vincolanti, subordinate, tra gli altri, allo svolgimento di attività di verifica e di due diligence e che contemplano la concessione di diritti di esclusiva».

Andamento dello spread Btp / Bund
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Spread chiude stabile a 137 punti, tasso all'1,27%

Chiusura piatta per lo spread tra BTp e Bund. Il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano e il pari scadenza tedesco è infatti indicato, nelle ultime battute, a 137 punti, lo stesso valore del finale della vigilia. In lieve calo il rendimento del BTp decennale benchmark che si attesta in chiusura all'1,27% dall'1,29% dell'ultimo riferimento.

Petrolio in rialzo, al top da novembre

Il petrolio, che in avvio era in calo dopo l'aumento delle scorte Usa, ha invertito la rotta e verso la fine delle contrattazioni è in forte rialzo, sui massimi da novembre, con le notizie che arrivano dal Kazakistan e dalla Libia. In Kazakistan nella notte gli scontri hanno provocato decine di morti e la Russia con alcuni Paesi ha annunciato l'invio di truppe nel Paese. Al momento non si segnalano interruzioni della produzione di greggio ma la tensione è in aumento. In Libia, secondo quanto riporta Reuters, la produzione di petrolio è diminuita di oltre 500mila barili al giorno a causa della manutenzione degli oleodotti e della chiusura dei giacimenti. Il Wti febbraio sale dell'1,75% a 79,21 dollari mentre il Brent marzo avanza dell'1,5% a 82 dollari.

Bitcoin scende sotto 43.000 $ dopo la Fed

Ancora vendite sul Bitcoin, dopo lo scivolone di ieri sera e della notte che ha riportato la critovaluta al livello del flash crash del dicembre scorso. La principale criptovaluta per valore di mercato è scambiata in calo dell'8,5% a 42.882 dollari. I verbali della Fed che hanno fatto scattare il sell-off sugli asset più rischiosi e le vendite sui tech stanno penalizzando tutte le criptovalute. Scendono anche le altre criptovalute: Ethereum, la seconda criptovaluta per valore di mercato, è tornata ai livelli del 13 ottobre 2021 e scambia intorno ai 3.400 dollari (-11%). Coinbase perde l'1% a 232 dollari dopo aver perso il 7% nella seduta precedente.

Euro recupera e torna a 1,13 dollari

Sul valutario, il biglietto verde ritraccia dopo la corsa che lo ha portato vicino ai massimi da cinque anni e l'euro/dollaro torna in area 1,13 dopo essere sceso fino a 1,1284 (da 1,1336 in chiusurail 5 gennaio) con l'euro/yen a 130,96 (da 131,238). Biglietto verde sempre vicino ai massimi da 5 anni contro yen a 115,82 (da 115,793). Brusco calo della sterlina contro il dollaro a 1,349.


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