ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùstati uniti

Fed inietta liquidità per il secondo giorno di fila per calmare tensioni sul mercato monetario

La tensione sembra però essere stata causata, a detta di numerosi esperti, anzitutto da fattori tecnici e non dall’emergere di gravi rischi sistemici

di Marco Valsania


default onloading pic

3' di lettura

NEW YORK - Per il secondo giorno di fila la Federal Reserve è intervenuta sul mercato monetario statunitense iniettando 75 miliardi di dollari di liquidità dopo una analoga operazione effettuata martedì 17 settembre. Se martedì le banche hanno attinto a questo strumento (usato per la prima volta dal 2008) per 53 miliardi, mercoledì la domanda è arrivata a 80,5 miliardi.

La Federal Reserve è stata costretta a intervenire annunciando una serie di operazioni note come “repurchase agreements” . L’obiettivo: alleviare tensioni improvvisamente sviluppatesi sui mercati monetari, nel costo dei finanziamenti a breve termine. Simili tensioni - eventi che a volte si verificano a fine mese, fine trimestre o fine anno - sono parse insolite agli operatori in questo momento, mettendo in dubbio la capacità della Fed di mantenere saldamente il controllo dei tassi interbancari, strumento della sua politica monetaria. La tensione sembra però essere stata causata, a detta di numerosi esperti, anzitutto da fattori tecnici e non dall’emergere di gravi rischi sistemici.

La Fed, in un comunicato del 17 settembre, ha annunciato la sua rara operazione repo indicando che l’intento è «aiutare a mantenere i tassi di riferimento sui federal funds entro la fascia target tra il 2% e il 2,25%». L’operazione è parsa calmare i mercati. Stando alla rete tv finanziaria Cnbc, una serie di iniziali operazioni attorno alle 10 di mattina ora americana avrebbero riguardato almeno 53 miliardi di dollari.

All’origine del problema quanto avvenuto nelle ore precedenti: nel mercato overnight la Fed ha indicato che il “suo” tasso interbancario effettivo era salito al 2,25% dal 2,14%, vale a dire al tetto della fascia stabilita dalla Banca centrale oggi compresa tra il 2% e il 2,25 per cento. Un tasso che oltretutto potrebbe essere ancora abbassata domani di un quarto di punto, al termine della riunione al vertice della Fed, per sostenere l’economia in rallentamento. In generale i tassi repo overnight che riguardano indebitamento e finanziamento a breve - o meglio il costo di prestiti in contanti in cambio di titoli del Tesoro utilizzando operazioni denominate appunto “repos” - si erano impennati anche fino al 10 per cento.

LEGGI ANCHE / L’ira di Trump: «La Bce svaluta l’euro e la Fed sta a guardare»

I repos, più in dettaglio, sono usati per rispondere a necessità di finanziamenti a brevissimo termine concordando la compravendita di titoli e vengono considerati un meccanismo essenziale per il funzionamento corretto ed equilibrato del sistema finanziario. Le banche sono diventate particolarmente attive in questo segmento, utilizzando a questo fine parte delle riserve in eccesso che depositano presso la Fed per generare profitti.

Le ragioni dell’ansia potrebbero essere, come indicato, tecniche: in particolare numerose società hanno tolto liquidità al mercato per coprire pagamenti delle tasse dovuti a settembre. La Fed stessa potrebbe però aver oggi ridotto troppo, assieme al suo portafoglio, le riserve delle banche depositate alla Riserva Federale, limitando la disponibilità di liquidità.

LEGGI ANCHE / Borse, conto alla rovescia per la Fed

Preoccupazioni sulla calibratura della politica Fed erano già filtrate nei giorni scorsi sui mercato, puntando i riflettori sulla liquidità a disposizione per le operazioni a breve termine. Una prospettiva, questa, che potrebbe spingere la Fed, secondo alcuni, a riprendere presto alcune strategie di quantitative easing. Un analista ha ipotizzato che la Fed potrebbe nuovamente decidere di ampliare il suo portafoglio di 14 miliardi di dollari al mese.

Analisti di Wells Fargo hanno precisato che non dovrebbero esserci ragioni di eccessivo allarme al cospetto di quanto accaduto. «Non crediamo che questo rispecchi stress nei finanziamenti tra le banche». Hanno tuttavia aggiunto che potrebbe essere un «avvertimento da tener presente per gli investitori nel breve periodo».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...