FED SOTTO TIRO

Fed, l’assedio di Trump a Powell rasenta la crisi istituzionale

di Marco Valsania


(Epa)

2' di lettura

NEW YORK - L'assalto di Donald Trump alla Federal Reserve e al suo chairman Jerome Powell potrebbe degenerare in una crisi oggi capace di far impallidire qualunque altra faida nel governo e nelle istituzioni americane. Il presidente, da quanto emerso da più fonti vicine alla Casa Bianca, ha discusso la possibilità di “licenziare” Powell. Non è chiaro se abbia davvero l'autorità per estrometterlo, ma un protratto e duro scontro tra il Presidente e il chairman, che si concluda o meno con l'uscita di scena di Powell, minaccia di scatenare terremoti tra mercati finanziari già nella bufera, con la Borsa sull'orlo di un “Orso ribassista”, e un'economia segnata da crescenti incertezze.

Un esame degli aspetti legali e politici dello scontro rivela il dramma che rischia di dipanarsi. L'eventuale mossa di Trump, una escalation delle sue persistenti critiche alla Fed apostrofata come “folle” per la sua graduale manovra di rialzi dei tassi d'interesse, sarebbe senza precedenti nella storia, avvertono esperti e analisti. Un'offensiva di inaudita violenza contro l'indipendenza e quindi la credibilità stessa della Banca centrale, cruciale per la gestione della politica monetaria e delle aspettative dei mercati. Di più: potrebbe aprire un periodo di enorme confusione e conflitto tra i principali centri di potere.

Il chairman della Fed è infatti nominato dalla Casa Bianca ma deve essere confermato dal Senato e deriva la sua autorità dal Parlamento, che ha creato l'attuale Banca centrale con il Federal Reserve Act del 1913 (al termine di una lunga e combattuta epopea sui poteri di una Banca centrale che, nel 1936, aveva anche visto il Presidente “populista” Andrew Jackson, spesso citato quale ispirazione da Trump, dichiararla incostituzionale).

Una prevista opzione di “giusta causa” per rimuovere i governatori appare ambigua ma dovrebbe essere riservata a irregolarità o illegalità. A conti fatti Trump, secondo gli esperti, potrebbe provare a ritirare la nomina di Powell da chairman del board della Fed ma avrebbe bisogno della cooperazione del Senato per rimpiazzarlo. Difficilmente può inoltre cacciarlo dal seggio di governatore nel board, un mandato separato. E a complicare la situazione la Fed ha due poltrone di leadership, tradizionalmente affidate allo stesso governatore: chairman del Board e chairman del Fomc, quest'ultima espressione diretta di quel comitato di politica monetaria.

Teoricamente, quindi, il Fomc e le decisioni sui tassi potrebbero rimanere guidate da Powell indipendentemente dai desideri di Trump. Il vero dramma non è però tecnico bensì politico. L'inedito intervento della Casa Bianca - ha riassunto Peter Conti-Brown, docente alla Wharton School e autore de Potere e indipendenza della Federal Reserve - «rappresenterebbe una crisi che danneggia la Fed, la Presidenza e il Paese».

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