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Fed, Powell: «I tagli dei tassi arriveranno»

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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3' di lettura

NEW YORK – La sua poltrona scotta. Ma la barra della Fed resta dritta. I tagli arriveranno. Perché da maggio «sono riemerse correnti contrarie» dalle dispute commerciali e dal rallentamento della crescita mondiale. Ma «la Fed è indipendente». Non guarda al breve termine e ai sondaggi. Piuttosto: attraverso «i segnali nel breve cerca di indirizzare la politica monetaria verso crescita e stabilità nel lungo termine».

Jerome Powell, il sedicesimo governatore della Federal Reserve, classe 1953, economista, con una lunga carriera da “civil servant”, è stato sottosegretario al Tesoro ai tempi di George Bush senior, e dal 2012 siede nel board dei governatori della banca centrale. Trump lo ha nominato alla guida della Fed nel novembre 2017, nomina confermata dal Senato, al posto di Janet Yellen. E dal febbraio 2018 ha cominciato il suo incarico di governatore. Sotto la sua guida, l'istituto centrale ha deciso quattro rialzi di tassi nel 2018. A pochi mesi dalla sua nomina sono arrivate le critiche del presidente americano che ha cominciato ad attaccarlo per il costo troppo alto del denaro.

Discreto, asciutto nel fisico quanto misurato nei modi e nei comportamenti, Powell siede sulla poltrona più “calda” degli Stati Uniti. Resiste alle bordate dell'inquilino della Casa Bianca, diventate più frequenti in campagna elettorale. Trump è arrivato anche a ipotizzare un siluramento di Powell, per poi fare retromarcia in una successiva intervista, invitato alla prudenza dal suo staff. Il governatore ha ricordato che il suo “incarico dura quattro anni” e che intende portarlo a termine.

Jay Powell è intervenuto al Council on Foreign Relations, influente think tank newyorchese bipartisan, in un incontro moderato dall'opinionista del New York Times, Neil Irvin, davanti alla comunità finanziaria. Il tema della conversazione: lo stato dell'economia americana e le politiche monetarie della Fed. Nel suo intervento, durato una decina di minuti, il governatore ha confermato il buono stato di salute dell'economia americana: «I consumi sono solidi e sostenuti, la disoccupazione è bassa, gli indici di fiducia positivi e i salari in aumento, anche se ci sono debolezze nel settore manifatturiero». Una «buona fotografia». Preoccupano «lo sviluppo delle trattative commerciali e il rallentamento dell'economia mondiale». Due motivi di incertezza definiti «correnti contrarie».

«Il quadro è cambiato dall'inizio di maggio - ha spiegato - nel momento in cui sembrava che quelle correnti contrarie stessero indebolendosi» in seguito al raddoppio dei dazi Usa alla Cina, alle misure contro Huawei e ai controdazi decisi da Pechino contro gli Stati Uniti. Al momento sulle prospettive dell'economia americana, secondo il governatore, gravano diverse incognite e la domanda «a cui io e miei colleghi dobbiamo trovare una risposta è se queste incertezze continueranno a pesare sulle prospettive di crescita».

Powell ha spiegato che «diversi colleghi all'interno della Fed ritengono che l'ipotesi di un taglio dei tassi si sia rafforzata, mentre altri sono convinti che la politica monetaria non debba reagire in modo eccessivo a ogni dato economico e agli sbalzi di breve termine». In ogni caso «le previsioni mie e dei miei colleghi restano avorevoli», ha detto.

Il governatore ha ripetuto più volte che la Fed è pronta ad agire «con tutti gli strumenti necessari». L’andamento finanziario e gli avvenimenti dei prossimi giorni, a partire dal vertice G 20 in Giappone «saranno determinanti per le decisioni della banca centrale». Ha parlato di «eventi che potrebbero avvenire nelle prossime settimane» e di un atteggiamento “wait and see”, stiamo a vedere cosa succede, insomma, lasciando intendere che le decisioni sul taglio dei tassi, come atteso da gran parte degli analisti, potrebbero probabilmente arrivare già nel prossimo vertice della Fed il 30 e 31 luglio. «Ma vediamo cosa succede nelle altri parti del mondo. Interesse di tutti è far stare l'inflazione sotto al 2%, sia in Europa e in Giappone», ha detto ancora. Il governatore in ultimo ha ribadito che il suo operato non è condizionato dalla politica: «Siamo umani, possiamo commettere errori, spero non spesso, ma non faremo errori sulla nostra integrità».

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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