AUDIZIONE AL CONGRESSO

Fed, Powell vede «venti contrari» per gli Usa: taglio dei tassi imminente

Il governatore della banca centrale europea è impegnato oggi e domani in una doppia audizione al Congresso sullo stato di salute dell'economia americana. Positiva la reazione dei mercati

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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Il governatore della Federal Rerve Jerome Powell (Ap)

3' di lettura

NEW YORK - «I venti contrari aumentano. La Fed agirà in modo appropriato per sostenere l'espansione».

Jerome Powell ha mandato un forte segnale sulla possibilità che la banca centrale americana possa tagliare presto il costo del denaro. Il governatore della banca centrale americana è impegnato in una doppia audizione al Congresso mercoledì e giovedì per parlare dello stato attuale dell'economia americana.

Le incertezze sul commercio con la guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina pesano sulla crescita globale, così come la Brexit ancora indefinita nel suo quadro evolutivo e il limite del debito federale americano che non è stato ancora deciso. Immutata la pressione sull'inflazione. Ma i fondamentali che spingono la crescita americana restano solidi. E l'economia Usa continua ad andare “abbastanza bene”. Il mercato del lavoro “resta sano” e la spesa dei consumatori è stata “consistente”. Tuttavia l'outlook sull'economia non è migliorato nelle ultime settimane. Per questo la Fed, rassicura il governatore, è pronta ad agire “in modo appropriato per sostenere l'espansione”. Sono i punti chiave dell'intervento di Powell anticipato ai media che ha parlato davanti alla Commissione sui servizi finanziari della Camera.

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Il governatore è apparso più possibilista su un intervento espansivo della banca centrale americana a fine mese nel vertice Fed del 30 e 31 luglio. Ottimismo che ha spinto subito gli acquisti sui mercati finanziari.
Powell ai deputati americani ha illustrato in dettaglio i rischi e le incertezze che pesano sulle previsioni di crescita per gli Stati Uniti nella seconda metà dell'anno. Le conseguenze della trade war tra Usa e Cina, ha notato, hanno già penalizzato gli investimenti delle aziende “notevolmente rallentati”. In alcune delle maggiori economie mondiali, secondo il numero uno della Fed, l'incertezza sul commercio sembra già aver causato “un rallentamento della crescita”. “Questa debolezza potrebbe influire anche sull'economia americana”, ha detto Powell, aprendo le porte all'atteso taglio dei tassi, quasi a voler giustificare davanti ai parlamentari una mossa in arrivo, suggerita da tempo dal presidente americano in un irrituale rapporto istituzionale “interventista” tra Casa Bianca e Fed. “Ci sono ancora una serie di decisioni politiche irrisolte, legate alle questioni commerciali, alla soglia del debito federale americano e alla Brexit”, ha spiegato Powell che influisce sulla volatilità dei mercati e sulle previsioni economiche.

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L'atteggiamento della banca centrale americana davanti alla possibilità di un intervento espansivo è cambiato negli ultimi due mesi. A dicembre la Fed parlava di due rialzi dei tassi possibili nel 2019. A gennaio si era passati a indicazioni differenti con zero rialzi e tassi fermi per tutto l'anno. Ora, venendo anche incontro alle pressanti richieste di Trump e seguendo l'onda espansiva che arriva dalla Bce dell'ultimo Draghi, Powell si prepara a tagliare i tassi nel prossimo futuro e ad attuare “politiche appropriate” per sostenere l'economia della prima potenza mondiale.
Dalla riunione della Fed di maggio, al termine di un mese terribile per le borse con l'aumento dei dazi alla Cina e lo stop ai negoziati, e dal vertice di giugno, il governatore americano ha cominciato a parlare di “correnti contrarie”, di “incertezze”, di “venti” che soffiano in direzione opposta. Ai deputati della Commissione finanza il governatore ha spiegato che all'interno della Fed “si è rafforzata la posizione per una politica monetaria più accomodante”. Segnale chiaro a questo punto sul fatto che la banca centrale statunitense possa procedere ad un taglio
dei tassi di interesse nella riunione di fine luglio.

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Una possibilità che la maggior parte degli analisti a Wall Street quota al 100% e che, come ricordato, viene spinta da tempo dalla Casa Bianca.
Powell è il sedicesimo governatore della Federal Reserve. Dal 2012 siede nel board della banca centrale ed è stato nominato da Trump al posto di Janet Yellen nel novembre 2017. Sotto la sua guida, dal febbraio 2018, l'istituto centrale ha deciso quattro rialzi di tassi lo scorso anno. A pochi mesi dalla sua nomina sono cominciate ad arrivare le bordate del presidente americano per il costo troppo alto del denaro. Trump nelle scorse settimane, dopo l'ultima riunione della Fed di giugno, è arrivato addirittura a ipotizzare un licenziamento di Powell, per poi ritrattare invitato alla prudenza dal suo staff. Il governatore ha ribadito più volte nelle ultime uscite pubbliche l'indipendenza delle scelte della banca centrale americana. Ha ricordato che il suo incarico dura quattro anni, che intende portarlo a termine, senza mai far riferimento diretto al presidente Trump “del quale non ho mai parlato né in privato né in pubblico”.

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