ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa riunione di luglio

Fed: tassi fermi, gli acquisti saranno presto ripensati

L’economia, spiega la banca centrale, ha compiuto parte dei progressi per raggiungere i quali era stata varata a dicembre la nuova fase di acquisti di titoli.

di Riccardo Sorrentino

(EPA)

3' di lettura

Tassi fermi (allo 0-0,25%), acquisti confermati, una valutazione marginalmente migliore dell’andamento della politica monetaria. Il comunicato emesso al termine della riunione di luglio del Fomc, il comitato di politica monetaria della Fed, comincia però a preparare, con molta cautela, il tapering, la riduzione futura degli acquisti di titoli, oggi pari a 80 miliardi di dollari al mese (40 miliardi di azioni, 40 miliardi di mortgage based securities emesse dalle agenzie statali).

La banca centrale Usa ha infatti ricordato che gli acquisti di titoli sono stati lanciati a dicembre con l’impegno a continuarli «fino a quando non saranno stati fatti notevoli progressi verso gli obiettivi della massima occupazione e della stabilità dei prezzi». Da allora, continua il comunicato l’economia «ha compiuto progressi verso quegli obiettivi». Il Fomc, quindi, «continuerà - e il termine è significativo: l’esame è già iniziato - a valutare i progressi nelle prossime riunioni».

Loading...

Durante la riunione - ha spiegato il presidente Jerome Powell in conferenza stampa - si è già discusso come potrebbero essere «rivisti gli acquisti di titoli, compresi il ritmo e la composizione, quando le condizioni economiche» lo permetteranno. Nelle prossime riunioni - ha aggiunto - questa analisi continuerà e ogni decisione dipenderà dai dati in arrivo. In ogni caso i cambiamenti saranno annunciati con anticipo.

Non è una promessa o un impegno, non c’è una data - anzi Powell ha insistito nell’escludere qualsiasi riferimento temporale, anche implicito - ma la frase del comunicato, che non compariva a giugno, e le stesse parole del presidente aprono evidentemente una nuova fase, transitoria, nella politica monetaria degli Stati Uniti.

Secondo la Fed, gli indicatori dell’attività economica sono migliorati grazie alla campagna vaccinale e al forte sostegno della politica economica (monetaria e fiscale), mentre i settori più colpiti dalla pandemia - che a giugno restavano «deboli» malgrado segni di miglioramento - ora «mostrano miglioramenti anche se non hanno recuperato totalmente» il terreno perduto.

Gli obiettivi non sono stati raggiunti, però. Se la «domanda di lavoro è molto forte», come ha spiegato Powell, «il mercato del lavoro ha ancora strada da fare». Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 5,9%, ma il tasso di occupazione non è salito dai livelli bassi dell’anno scorso. La Fed non ritiene quindi che l’occupazione sia vicina al suo livello massimo. «Vorremmo vedere numeri forti, sul lavoro», ha aggiunto Powell, che ha ricordato come l’obiettivo di «massima occupazione» non si può ridurre a un singolo dato.

L’inflazione, inoltre, non preoccupa, malgrado sia salita anche oltre il 5%. Powell ha spiegato che il rialzo è «legato a una manciata di settori. Non è un’inflazione che si espande in tutta l’economia». Non è quinid un aumento generalizzato dei prezzi, contro la quale la politica monetaria deve intervenire, ma si tratta di rincari di «auto nuove, usate, a noleggio, biglietti aerei, alberghi e un paio ai altri settori», ognuno con «la sua storia». Una variazione, anche intensa, dei prezzi relativi che incide sull’indice.

Nel breve termine, ha aggiunto Powell, l’inflazione resterà alta, mentre calerà nel medio termine, «ma è difficile dire quando». Nel caso però «l’inflazione salisse a livelli che siano significativamente al di sopra del nostro obiettivi e in particolare se dovessero salire le aspettative di inflazione useremmo i nostri strumenti per guidare l’inflazione verso il 2%». Al momento, secondo Powell, si può però dire che «non avremo un periodo prolungato di alta inflazione».

Allo stesso modo, Powell non ha voluto dare un significato eccessivo al calo dei rendimenti, soprattutto reali, che potrebbero segnalare un’economia più lenta nel futuro o una Fed troppo incisiva, troppo rapida nella sua stretta. Il presidente ha spiegato che ci sono in gioco fattori tecnici, oltre che aspettative sull’andamento della variante Delta che hanno pesato su prezzi e tassi di mercato. «Non c’è nulla che davvero possa costituire una sfida alla nostra credibilità», ha aggiunto: il rialzo dei prezzi non è generalizzato - non è vera inflazione, quindi - e il mercato del lavoro ha ancora strada da fare, ha ripetuto.

Per evitare pressioni al mercato monetario, la Fed ha anche lanciato due repo facilities, una per i mercati internazionali, l’altra per il mercato interno. L’obiettivo di queste aste di liquidità è quello di evitare che pressioni sui tassi di mercato rendano più complicata la politica monetaria e la sua trasmissione verso l’economia reale.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti