ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA RIUNIONE DI SETTEMBRE

Fed: tassi vicini allo zero almeno fino al 2023

Tassi fermi più a lungo fino a quando l’economia non raggiungerà un’inflazione del 2% e tenderà a superare quel livello. Gli acquisti di titoli continueranno all’attuale livello di 120 miliardi al mese

di Riccardo Sorrentino

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Il presidente della Federal reserve Jerome Powell

Tassi fermi più a lungo fino a quando l’economia non raggiungerà un’inflazione del 2% e tenderà a superare quel livello. Gli acquisti di titoli continueranno all’attuale livello di 120 miliardi al mese


3' di lettura

Tassi fermi ai livelli attuali almeno fino al 2023 e acquisti di titoli a ritmi attuali, per un tempo più lungo. La Federal Reserve prolunga il proprio orientamento espansivo, in seguito all’adozione della nuova strategia che le impone di raggiungere un obiettivo di inflazione del 2% medio “nel tempo”. Nelle attuali circostanze questo significa - spiega il comunicato emesso dopo la riunione del Comitato di politica monetaria (il Fomc) - che la banca centrale Usa punta ora a un’inflazione «moderatamente» superiore al 2% «per qualche tempo».

Più precisamente, la Fed punta a raggiungere, oltre a un’occupazione «coerente» con la propria, articolata, valutazione del livello massimo raggiungibile, un’inflazione al 2% che punti a livelli leggermente più alti. Fino a quando non sarà raggiunto questo obiettivo “intermedio” - funzionale al raggiungimento della media del 2% dopo la lunga fase di bassa inflazione - i tassi resteranno all’attuale livello dello 0-0,25%, mentre gli acquisti di titoli proseguiranno ai ritmi attuali di 80 miliardi di dollari al mese (più 40 per le Mortgage-based securities) allo scopo di mantenere un corretto funzionamento dei mercati finanziari e assicurare condizioni finanziarie espansive.

Per la Fed, ha spiegato in conferenza stampa il presidente Jerome Powell, si tratta di una «potente» forward guidance. Senza contare che la banca centrale Usa resta pronta a rivedere la propria politica, ovviamente in senso espansivo, se dovessero sorgere ostacoli al raggiungimento dei propri obiettivi.

A precisare cosa significano in concreto questi cambiamenti, soccorrono i “dots”, i punti che indicano le previsioni - non ufficiali in realtà - dei singoli governatori sull’andamento dei tassi. Già a giugno indicavano tassi ai livelli attuali per il 2021 e anche il 2022, con un minimo di incertezza in più. Le primissime indicazioni per il 2023, che compaiono ora per la prima volta nelle proiezioni economiche trimestrali, rivelano che solo quattro governatori immaginano tassi più alti (la media, sospinta però da una singola previsione di tassi all’1,25-1,50%, supera appena lo 0,25% che oggi è il limite massimo del corridoio).

La decisione di settembre non è stata presa infatti all’unanimità. Robert S. Kaplan, pur condividendo la necessità di mantenere tassi fermi a lunghi, avrebbe preferito una maggiore flessibilità dal momento in cui gli Usa supereranno le difficoltà generate dall’epidemia - ossia, almeno in termini di inflazione, nel 2023 - mentre Neel Kashkari avrebbe preferito che si parlasse di inflazione core al 2% da raggiungere in modo sostenuto.

Le proiezioni macroeconomiche indicano intanto una crescita un po’ più lenta nel 2021 (+4%) e nel 2022 (3%) rispetto alle previsioni di giugno, con un 2023 al +2,5 per cento. Il tasso di disoccupazione è però previsto inferiore rispetto alle precedenti stime: 5,5% per il 2021, 4,6% nel 2022 e 4% nel 2023 L’inflazione dovrebbe raggiungere il 2% nel 2023, .

I valori “di lungo periodo”, che possono essere considerati come gli obiettivi impliciti della politica monetaria Usa, sono stati rivisti al rialzo per la crescita (1,9% annuo invece del precedente 1,8%), mentre sono stati confermati al 4,1% per la disoccupazione, al 2% per l’inflazione e al 2,5% per i tassi di interesse.

La situazione attuale prevede un’importante ma insufficiente ripresa (le previsioni per il pil 2020 sono state riviste al rialzo al -3,7% dal -6,5% di giugno), con i servizi - molto legati ai rapporti interpersonali - piuttosto deboli, mentre l’edilizia abitativa è già tornata ai livelli pre-crisi e migliorano anche gli investimenti privati. Sul mercato del lavoro, almeno metà dei 22 milioni di posti di lavoro persi - ha spiegato Powell - sono stati recuperati.

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    Riccardo SorrentinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, francese, inglese

    Argomenti: Economia internazionale, politica monetaria, dati macroeconomici, Francia

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