ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA RIUNIONE DI SETTEMBRE

Federal Reserve, ecco cosa succede dopo la svolta sull’obiettivo

L’adozione di un nuovo target di politica monetaria non ha molto impressionato i mercati. Si attendono quindi nuovi passi della Fed perché centri il bersaglio

di Riccardo Sorrentino

Fed: "Tassi zero fino a che l'economia non supera il coronavirus"

L’adozione di un nuovo target di politica monetaria non ha molto impressionato i mercati. Si attendono quindi nuovi passi della Fed perché centri il bersaglio


3' di lettura

Le attese sono elevate. La Federal reserve ha modificato la propria strategia, in anticipo, il 27 agosto: ha adottato come obiettivo un’inflazione media, nel tempo, del 2%, separando inoltre radicalmente l’obiettivo della massima occupazione da quello della stabilità dei prezzi. Non ha però ancora modificato, in conseguenza di questa riforma, la propria politica monetaria: sulla riunione di settembre, che coincide con la pubblicazione delle nuove proiezioni – comprese quelle sui tassi, i «dots» – si concentrano naturalmente tutte le aspettative.

Un orientamento più accomodante

La modifica, in circostanze normali, non avrebbe determinato grandi rivolgimenti nelle scelte di politica monetaria: prima della Grande recessione, per esempio, la Bce ha tenuto l’inflazione media al 2% per anni pur avendo un obiettivo di stabilità dei prezzi «classico». Nell’attuale fase di lenta dinamica dei prezzi – tanto lenta che sembra sfuggire al controllo delle banche centrali – è invece atteso un orientamento molto più espansivo rispetto a quello che il vecchio target avrebbe fatto prevedere.

Nessuna svolta sui mercati

ASPETTATIVE DI INFLAZIONE - MISURE DI MERCATO
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Non sarà compito facile. Gli investitori non sono rimasti molto impressionati dalla svolta. Le aspettative di inflazione, nelle misure di mercato, si sono avvicinate ulteriormente al valore del 2%, toccando a 1,91 un massimo – per gli inflation rate swaps 5y5y, relativi al 2026-2031 – da agosto 2019: un risultato in sé non esaltante. Poi però le attese si sono allontanate scendendo a livelli più bassi e decisamente non soddisfacenti, alla luce della nuova strategia (1,77 il 5y5y).

Solo una fiammata per le aspettative

LA CURVA DEI RENDIMENTI NEL 2020
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L’indice azionario Wilshire 5000 ha addirittura invertito la rotta e iniziato una fase discendente in coincidenza con l’annuncio della svolta. I rendimenti dei titoli di Stato, già molto bassi, sono marginalmente calati nelle scadenze più brevi, ma sono leggermente aumentati per le scadenze più lunghe (dai dieci anni in su).

Il dollaro prosegue la flessione

DOLLARO, CAMBIO EFFETTIVO
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Solo il dollaro sembra aver «registrato» la nuova strategia. Il cambio effettivo è calato ai livelli di febbraio, dopo il brusco rialzo di marzo. Non è moltissimo: l’indice resta ben al di sopra della media registrata dopo la grande recessione e prima dell’epidemia. Solo la pressione sull’euro – il cross di mercato è salito a 1,19 – ha fatto della flessione del dollaro uno sviluppo rilevante per l’economia mondiale, mettendo ancor più a diretto confronto le due banche centrali e le rispettive politiche monetarie. La flessione del cambio effettivo del dollaro è però iniziata prima della riforma dell’obiettivo Fed, e il rialzo dell’euro/dollaro si è arrestato prima del 27 agosto, quando si è aperta una fase di stabilità, sia pure a livelli elevati.

Condizioni finanziarie ferme

INDICE FED DI CHICAGO DELLE CONDIZIONI FINANZIARIE
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Le condizioni finanziarie degli Stati Uniti, misurate dall’indice della Fed di Chicago – che prende in esame 105 variabili diverse ed è quindi il più completo a disposizione – non si è mosso, anzi è marginalmente salito, muovendosi in direzione opposta rispetto a quella auspicata e prevista, nelle due rilevazioni successive all’annuncio della nuova strategia. Pochissimi dati, è vero, per trarne una diagnosi definitiva, ma sono coerenti con le altre indicazioni.

Base monetaria in frenata

LA BASE MONETARIA NEL 2020
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Non sembra, del resto, che la Fed abbia premuto sull’acceleratore. La base monetaria, che riflette immediatamente l’effetto della politica monetaria – movimenti dei tassi, acquisti di titoli – e delle sue variazioni, non ha certo segnato alcuna discontinuità dopo il 27 agosto. Anche in questo caso i dati, rilevati settimanalmente, sono pochi, ma la tendenza a frenare la crescita della base money ha trovato una nuova conferma.

Attese elevate

Sembra insomma che la Fed non abbia – ancora? – deciso di modificare il proprio orientamento in funzione della nuova strategia, ma anche che il mercato non abbia modificato le proprie aspettative. Non è chiaro se si tratti, da parte degli investitori, di scetticismo nei confronti della banca centrale – che oltretutto si ostina a non dare una forward guidance, a non dare indicazioni sulle prossime date ed eventi rilevanti (come fa invece la Bce) – e dei suoi reali poteri sull’inflazione (perché, insomma, dovrebbe avere successo nel portarla sopra il 2% se non riesce a raggiungere il 2%); oppure di un atteggiamento di attesa per vedere le sue prossime mosse (varerà il controllo dei rendimenti, più volte evocato?). In ogni caso, le aspettative sulla riunione di settembre, dopo quello che è stato (anche, ma non solo) un intervento verbale, sono elevate. Ora la Fed deve mantenere («deliver») le sue promesse.

Per approfondire

La Fed vuole più inflazione: l’impatto su crescita, consumi e debito

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    Riccardo SorrentinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, francese, inglese

    Argomenti: Economia internazionale, politica monetaria, dati macroeconomici, Francia

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