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Federdistribuzione, sale l’allarme per il regolamento Ue sugli imballaggi

di Enrico Netti

(Syda Productions - stock.adobe.com)

2' di lettura

Riutilizzo e over packaging. Questi i termini chiave del prossimo regolamento Ue che disciplinerà uso, reimpiego e riciclo di contenitori e imballaggi. La Commissione europea lavora per la riduzione dei volumi degli imballaggi e secondo il testo della proposta di regolamento Ue, verrà formalmente rilasciato come parte del pacchetto sull’economia circolare il prossimo 30 novembre le conseguenze sulla manifattura e il commercio si preannunciano pesanti.

Il regolamento prende le mosse dalla volontà di ridurre la quantità di imballaggi immessi nel mercato, il loro riutilizzo anche con l’uso di sistemi di deposito e il successivo riuso fino al riciclo mantenendo la qualità della materia prima seconda. Le conseguenze peseranno sulle filiere industriali e non del made in Italy allarmate dall’arrivo di nuove misure che le penalizzeranno in un ciclo congiunturale già difficile. «Sarebbe prima necessario avere risultanze adeguate sul reale rapporto tra impatti ambientali e costi/benefici che derivano da questi sistemi - segnala Marco Pagani, direttore Normativa e Rapporti Istituzionali di Federdistribuzione -. Con riferimento ai sistemi cauzionali con rimborso del deposito si è dimostrato come in diversi paesi le aspettative siano state in parte disattese in termini di efficienza, con effetti critici sui sistemi di raccolta e riciclo già operanti. È quindi indispensabile un’implementazione con i tempi e le cautele adeguate, secondo regole di buon senso che non appesantiscano troppo il costo per i consumatori».

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Per quanto riguarda un prodotto di largo consumo come per esempio l'acqua minerale, Ettore Fortuna, vice presidente di Mineracqua, spiega: «è un testo lisergico, allucinante perché punisce tutti i tipi di industria e ha un approccio di tipo ideologico che porta all’eliminazione di prodotti senza prima avere delle valutazioni di impatto. Ci attiveremo tramite Confindustria per coinvolgere il nostro governo, perché insieme agli altri governi comunitari intervenga urgentemente sulla Commissione chiedendo di soprassedere dall’emanazione del Regolamento per consentire una attenta valutazione circa l’impatto di questa normativa sula nostra industria ed in particolare sul nostro settore».

Secondo il testo le bottiglie d’acqua saranno riutilizzabili più volte quindi dovranno avere un maggiore peso poi vuote dovranno ritornare agli stabilimenti i cui impianti di imbottigliamento dovranno essere modificati per il lavaggio, sterilizzazione e riempimento. Da non trascurare che l’Italia è il primo paese consumatore di acqua in bottiglia ed esporta 1,6 miliardi di litri di acqua minerale. «Non è possibile arrivare in quei tempi a quei tassi di riutilizzo e riciclo - avverte Fortuna -. Ci stiamo attivando con le altre federazioni europee del vetro, plastica, alluminio e degli utilizzatori per mandare alla Commissione una lettera spiegando che il riutilizzo può essere un importante strumento ma si deve anche tenere conto delle ripercussioni economiche sulle aziende e della tipologia del nostro prodotto».

Già oggi c’è difficoltà nel reperire Pet riciclato sempre più impiegato nel tessile e nell’automotive. «Come industria siamo svantaggiati perché il Pet riciclato costa più di quello vergine - continua Fortuna -. Il regolamento non è attuabile nei tempi e modi indicati e non tiene conto della situazione reale in cui operano le imprese».

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