anniversari

Federico Fellini, maestro di un cinema unico e irripetibile

IIl 20 gennaio del 1920 nasceva a Rimini l'immortale autore di capolavori come «La dolce vita», «8 ½» e «Amarcord»

di Osvaldo Cederle


default onloading pic
Federico Fellini con Sophia Loren e Marcello Mastrioanni dopo aver ricevuto l’Oscar alla carriera alla 65a edizione degli Academy Awards a Los Angeles il 29 marzo 1993 (Reuters)

4' di lettura

100 anni fa nasceva Federico Fellini, regista tra i più grandi della storia del cinema, dotato di uno stile onirico, surreale e ricco di quel tocco personale che ne è stato il marchio di fabbrica inconfondibile e amato in tutto il mondo.
Nato a Rimini da una famiglia modesta il 20 gennaio del 1920, Fellini mostra fin dall'adolescenza una grande passione per il disegno, tratteggiando soprattutto vignette e caricature delle persone che gli erano accanto.

Il Marc'Aurelio
Un talento che lo porterà a esordire, pochi mesi dopo essersi trasferito a Roma, sulle colonne del Marc'Aurelio come disegnatore satirico nell'aprile del 1939.

1958 - Federico Fellini con la moglie Giulietta Masina al Film Festival di Cannes (Afp)

Inizia presto a scrivere copioni e gag, anche per piccoli film, oltre che per alcuni programmi radiofonici. L'attività radiofonica non è solo importante per questioni professionali, ma anche perché lo porta a conoscere Giulietta Masina, che diventerà nel 1943 sua moglie e, in seguito, attrice simbolo del suo cinema.
Negli anni Quaranta scrive sceneggiature per film importanti, collaborando ad esempio con Roberto Rossellini per «Roma città aperta» o con Pietro Germi per «In nome della legge», prima di passare dietro la macchina da presa nel 1950 con «Luci del varietà», diretto assieme ad Alberto Lattuada.

1972 - Federico Fellinisul set (Afp)

L’esordio in solitaria
Passano due anni ed è il momento del suo esordio in solitaria con «Lo sceicco bianco», film che inaugura a tutti gli effetti l'avvento di un nuovo, grande regista nel panorama mondiale.

Locandina de «Lo sceicco bianco - 1952. (Afp)

Un regista che sarà un incredibile visionario, un sognatore e un narcisista inguaribile, che alcuni definirono un “provinciale” perché il suo cinema non si stancava mai di raccontare ragazzi di provincia che sognavano la grande città. È così, ad esempio, ne «I vitelloni» del 1953, un film che mostra fin da subito come il cinema dell'autore sia profondamente personale e autobiografico.

Gli Oscar
Con il suo quarto lungometraggio, «La strada» del 1954, ottiene il primo Oscar al miglior film straniero della sua carriera.

1954 «La Strada» interpretato da Anthony Quinn e Giulietta Masina -Regia di Federico Fellini (Afp)

Ne seguiranno altri tre («Le notti di Cabiria» del 1957, «8 ½» del 1963 e «Amarcord», 1974, oltre a un Oscar alla carriera nel 1993, pochi mesi prima della morte avvenuta il 31 ottobre di quell'anno a Roma.

1957 - Giulietta Masina ne «Le Notti di Cabiria» diretta da Federico Fellini (Afp)

Gli americani lo amarono follemente, ma tra gli innumerevoli riconoscimenti vanno ricordati anche la Palma d'oro al Festival di Cannes per «La dolce vita» nel 1960 e il Leone d'oro alla carriera a Venezia nel 1985.

1960 - «La Dolce vita» Anita Ekberg e Marcello Mastroianni diretti da Federico Fellini (Afp)

Il suo è un cinema di volti, di macchiette, di personaggi rimasti nella memoria collettiva: clown, prelati, “volpine”, “gradische”, aristocratici romani corrotti, semplici giullari e uomini in cerca di se stessi. Tutte figure di quel magnifico carosello che è stato il cinema e la vita di Federico Fellini, perfettamente riassunto nel finale di «8 ½», uno dei più grandi capolavori del ventesimo secolo, con Marcello Mastroianni nei panni di un regista in crisi creativa, esplicito alter ego di Fellini. Un'opera personale fin dal titolo: era infatti l'ottavo film “e mezzo” firmato dal maestro riminese, contando come “mezzo” l'esordio diviso con Lattuada.

Attraverso lo humour e la fantasia, il gioco e il sogno, Fellini ha raccontato, soprattutto nei suoi primi lavori, un mondo che ha provato a non perdere l'ingenuità e la purezza, prima di trasformarsi sempre più, col passare degli anni, in un mondo vuoto e superficiale, che scivola letteralmente verso il naufragio.

Gli ultimi lavori
I volti si fanno più sfatti, le carni più stanche in pellicole come «Fellini Satyricon» (1969), «Il Casanova di Federico Fellini» (1976) o ne «La città delle donne» (1980), mentre i mostri sono quelli delle pubblicità e della televisione in «Ginger e Fred» (1985), fino a descrivere un piccolo universo di provincia la cui noia esistenziale lo trasporterà in un viaggio funebre e immaginifico in «E la nave va» del 1983.

1976 - «Casanova» interpretato da Donald Sutherland diretto da Federico Fellini. (COLLECTION CHRISTOPHEL © Produzioni Europee Associati)

Tra le sue ossessioni c'erano le donne e il sesso, tematica spesso paradossalmente associata alla solitudine in molti suoi lungometraggi degli ultimi tempi.

1986 - «Ginger e Fred» interpretato da Marcello Mastroianni e Gulietta Masina diretti da Federico Fellini (Afp)

Amava Picasso e Jung ed era sempre alla ricerca di un qualcosa di interiore, che lo riportasse al suo passato: «Amarcord», appunto.

1973 - «Amarcord». (COLLECTION CHRISTOPHEL © FC Produzioni / PECF)

Una malinconia riscontrabile fino al suo ultimo lavoro «La voce della luna» del 1990, quello che si potrebbe definire un poemetto sull'incanto che sfiorisce, con Roberto Benigni e Paolo Villaggio.

Due i grandi progetti mai realizzati: «Il viaggio di G. Mastorna» e «Viaggio a Tulum», che vennero poi disegnati a fumetti da Milo Manara.

I tanti omaggi
Nel corso della storia del cinema tantissimi grandi autori hanno voluto omaggiarlo, citando i suoi lavori e provando a riprenderne lo stile.
Da Woody Allen (con «Stardust Memories», tra i tanti) a Tim Burton (si pensi alla conclusione di «Big Fish»), i registi americani che hanno voluto mostrare il loro fanatismo per Fellini sono molteplici, ma, tra i molti altri, andando in Europa, si possono citare anche Emir Kusturica e, indubbiamente, Paolo Sorrentino, che con «La grande bellezza» ha guardato esplicitamente a «La dolce vita».

1987 - Federico Fellini , Giulietta Masina Festival de Cannes (Photo Marie-Laurence Harot)

E, proprio come nel finale di quel capolavoro del 1960, il cinema di Fellini è come un gigantesco mostro marino che continua a destare stupore e meraviglia, un cinema da contemplare, diviso tra sacro e profano, dramma e commedia, sogno e realtà. Un cinema unico e immortale che, a ben guardare, non è stato e non potrà mai essere ripetibile.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...