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Federmanager: progetto green per rilanciare l’Ilva

Verso la proroga della Cig per 9.135 dipendenti tra Genova e Taranto

di Domenico Palmiotti

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Verso la proroga della Cig per 9.135 dipendenti tra Genova e Taranto


2' di lettura

ArcelorMittal si prepara ad una nuova fase di cassa integrazione. Tredici settimane di proroga saranno applicate dall’azienda a partire dal 16 novembre per 8.140 dipendenti di Taranto e 995 di Genova. Sono numeri massimi che ipotecano tutta la platea lavorativa, ma nella realtà l’uso dell’ammortizzatore sociale è decisamente più ridotto. A Taranto, per esempio, dove è in corso la cassa Covid (mentre dal 16 è cassa ordinaria per ora), 3.300 addetti - secondo quanto comunicato dall’azienda ai sindacati - sono ora in cassa. Nella settimana dall’8 all’11 ottobre erano 3.580. Questo perché alcuni impianti, tra cui il Treno Lamiere, sono ripartiti e c’è stata una risalita di produzione.

Ma la situazione resta difficile, come evidenzia ArcelorMittal nella lettera in cui prospetta ai sindacati la proroga della cassa. Nonostante ciò, e nonostante la trattativa sull’ingresso dello Stato in ArcelorMittal (attraverso Invitalia) non veda ancora l’ultimo miglio, si ragiona però di futuro. Federmanager, la federazione dei dirigenti di azienda, è convinta che l’ex Ilva ce l’abbia. In uno studio, Federmanager propone una riorganizzazione del sito di Taranto con la coesistenza degli altiforni a ciclo integrale (il 4 e il 5 da ristrutturare) con i forni elettrici. Obiettivo di produzione, 8 milioni di tonnellate, di cui 6 da altiforni e 2 da forni elettrici. Inoltre lo studio Federmanager propone una diminuzione del 50 per cento dell’anidride carbonica, una task force di 150-150 tecnici, un miliardo di euro per completare gli investimenti necessari alla coesistenza dei due cicli e 36 mesi per configurarne la combinazione.

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«Il dossier Ilva è stato trattato dal Governo in maniera inconcepibile. Invece è il momento delle decisioni. La conclusione non sia quella di Alitalia, ma di una produzione industriale sana e sostenibile con 9.500 posti di lavoro sani», dice Marco Vezzani, di Federmanager Liguria, presentando lo studio. Sì agli altiforni, sostiene Federmanager, ma bisogna puntare sulla riduzione diretta e sul forno elettrico da cui verrebbero 2 milioni di tonnellate. A proposito di queste, Vezzani parla di «tecnologie che non vanno a carbone, ma a gas metano. Non sono tecnologie futuribili ma consolidate. L'idrogeno, piuttosto, è futuribile». E aggiunge: «Non ce la può fare il privato da solo, ma nemmeno da solo lo Stato. Serve cooperazione perché stanno passando autobus che non passeranno più».

Lo studio Federmanager è stato apprezzato da sindacati e Confindustria Taranto. Quest’ultima, col presidente Antonio Marinaro, dichiara che l’indotto, verso il quale si stanno sbloccando i pagamenti arretrati, auspica che ArcelorMittal possa rimanere con lo Stato usando i nuovi fondi europei. «Se per individuare ArcelorMittal siamo stati due anni, più che pensare ora ad altri due anni per trovare un nuovo soggetto - sostiene Marinaro -, ragioniamo invece con un gestore di livello che ha bisogno di un apporto economico dello Stato ». Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci ha dichiarato: «Il futuro di Taranto non è quello stabilimento, bisogna che tutti accettino questo scenario. Io confido che il Governo voglia compiere lo sforzo di un accordo di programma, il cui traguardo non può che essere un forte ridimensionamento di quella presenza e il fermo delle fonti inquinanti».

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