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Federnotai: aliquota unica al 3% sull’acquisto di prima casa

Nel Def più trasparenza e concorrenza per il mercato edilizio<br/>Federnotai propone al Governo un passo avanti sulla tassazione immobiliare

di Saverio Fossati


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2' di lettura

Federnotai interviene sull’equiparazione (con aumento) delle imposte ipotecarie e catastali indicate nella manovra 2020. Per in sindacato la manovra dovrebbe allargarsi anche alle imposte di registro e Iva, uniformando le aliquote al 3% per avere «più chiarezza e maggiore concorrenza». Per ora, invece, nella manovra si parla solo di un aumento da 50 a 150 euro sull’acquisto degli immobili da privati e una riduzione da 200 euro a 150 per l’acquisto da impresa sulle imposte ipotecarie e catastali.
Il sindacato ipotizza una parificazione, per esempio al 3%, tra l’aliquota Iva (ora al 4%) e quella di registro (ora al 2%) per l’acquisto della prima casa. Questo, però, porterebbe a un aumento sensibile (circa un terzo) dell’imposta di registro per le compravendite tra privati: il correttivo suggerito da Federnotai è «una riduzione dell’attuale base imponibile e l’eliminazione del minimo di euro 1000 attualmente previsto; importo, questo, che penalizza gli acquisti delle fasce più deboli».
Un’altra piccola (ma non tanto) rivoluzione potrebbe riguardare la base imponibile Iva (l’imposta che tutti pagano quando acquistano dalla imprese costruttrici), che dovrebbe passare al cosiddetto “prezzo-valore”, cioè la determinazione della base imponibile sul valore catastale dell’abitazione e sul prezzo: «Così sarebbe eliminata la disparità tra i due tipi di compravendita e il raggiungimento di una reale equità fiscale», dicono a Federnotai.
Il problema delle regole comunitarie sarebbe superabile con il mantenimento formale della base imponibile pari al prezzo reale con il contestuale riconoscimento di un credito d’imposta.
Per rispettare la matrice comunitaria dell’Iva, il sistema del “prezzo-valore” potrebbe realizzarsi mediante crediti d’imposta o misure compensative
Il peso per l’erario, però, ci sarebbe, perché trattandosi di edifici di nuova costruzione, e anche a fronte di una maggior rigore nell’attribuzione delle rendite catastali attraverso il sistema Docfa, il valore catastale è spesso inferiore al prezzo reale di compravendita. Considerando che la compravendita tra privati vede invece in scena immobili la cui categoria catastale è molto spesso economica (A3) o addirittura popolare (A4), categorie quasi scomparse dagli edifici nuovi, anche l’aumento dell’aliquota dell’imposta di registro non servirebbe a molto.
Dice Giovanni Liotta, presidente di Federnotai: «La revisione completa della tassazione immobiliare, che renderebbe più omogeneo il peso fiscale tra atti soggetti a Iva o a imposta di registro, innescherebbe un circolo virtuoso che coinvolgerebbe in primis i cittadini. Al contrario di quanto accade ora, i cittadini non sarebbero più tassati in modo totalmente differente nel caso in cui decidessero per l’acquisizione dell’immobile attraverso l’impresa edile. E naturalmente coinvolgerebbe i costruttori dal momento che questi cambiamenti porterebbero a una maggiore concorrenza, trasparenza e competitività per le imprese, dando inoltre un impulso positivo al mercato edilizio delle abitazioni di nuova costruzione».

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