ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùMilano Wine Week

Vino, servono incentivi per fusioni e crescita cantine. Appello Federvini al futuro Governo

Occorre anche difendere la possibilità di promuovere il consumo moderato e responsabile sotto attacco a livello Ue e mondiale.Nomisma: più crescita futura per i vini bio o sostenibili e low alcol

di Giorgio dell'Orefice

Al via la Milano Wine Week: la città fa festa col vino

2' di lettura

Incentivi anche fiscali per favorire aggregazioni e fusioni e comunque la crescita dimensionale delle imprese e il rilancio della promozione del vino sui mercati esteri, con particolare riferimento al consumo moderato e responsabile, per fronteggiare l’attacco neo proibizionista che vino, birra e bevande alcoliche stanno subendo in Europa e fuori.

È questa la ricetta lanciata da Federvini a Milanoin un incontro dedicato alla “Wine Agenda” organizzato nell'ambito della quinta edizione di Milano Wine Week. Un incontro nel corso del quale sono state avanzate al Parlamento in via di insediamento e al Governo di prossima costituzione le priorità per il settore. Le chiavi per affrontare le emergenze ancora in atto e le linee strategiche per favorire lo sviluppo futuro di uno dei principali settori dell'economia agroalimentare made in Italy.

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«È fondamentale e urgente dare vita a misure straordinarie, immediate e a medio termine –ha commentato la presidente di Federvini Micaela Pallini – per aiutare le imprese a crescere, anche attraverso acquisizioni e aggregazioni. Abbiamo bisogno di imprese più grandi e di politiche per la promozione del vino italiano sui mercati esteri. Al nuovo Governo chiediamo interventi concreti, anche sul piano della tutela a livello internazionale, dove sono in atto tentativi di demonizzare le bevande alcoliche su scala globale, senza voler considerare il vero nodo da affrontare: l’educazione al consumo responsabile».

Crescita dimensionale delle imprese e rilancio della promozione sono le due leve chiave per affrontare il gap di competitività che il vino italiano ancora sconta rispetto ai principali competitors.
L’export italiano – secondo quanto riportato dall'Ufficio studi di Mediobanca – è ancora troppo «concentrato, di prossimità e povero». Sul piano del prezzo medio l'Italia vanta un valore di 25,3 dollari contro la media francese di 32,2. Un dato solo in parte compensato dai maggiori volumi esportati dall'Italia e dal trend di crescita dell’export made in Italy che negli ultimi dieci anni è aumentato del 39,4% contro il +29,5% della Francia.

Sul piano più strettamente di mercato a tracciare uno spaccato delle principali tendenze che potrebbero affermarsi nei prossimi 2 o 3 anni è stata Nomisma. «I vini italiani che cresceranno di più – ha spiegato Nomisma – saranno in prevalenza quelli dei vitigni biologici e sostenibili nei confronti dei quali i mercati esteri esprimono un interesse crescente. Ricercati all'estero anche i vini da vitigni autoctoni e da specifici territori italiani e – a sorpresa – anche quelli low alcohol che stanno diventando sempre più di tendenza. Destinato a crescere di importanza anche il canale ecommerce soprattutto per Italia e Germania, paesi finora poco ricettivi su questa modalità di vendita».

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