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FedEx contro Amazon: chi vincerà la guerra delle spedizioni?

Il colosso americano fondato nel 1971 da Fred Smith che ha inventato le consegne in una notte lancia una alleanza contro Amazon chiamando a raccolta altre aziende danneggiate dalla società di Bezos

di Marco Valsania


FedEx prova a dar vita a una nuova «santa alleanza» anti Amazon

4' di lettura

Reinventare FedEx dando a vita una nuova “santa alleanza” anti-Amazon. Il colosso americano e globale che è quasi sinonimo delle spedizioni sicure e veloci, da quasi mezzo secolo guidato dal suo fondatore Fred Smith, è in affanno come mai prima: per tre volte è stata ormai costretta a tagliare le previsioni di performance quest’anno, l’ultima soltanto nelle scorse settimane, in occasione di risultati deludenti nel suo primo trimestre fiscale.

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In queste revisioni ha visto evaporare quasi un miliardo di dollari in profitti. A Wall Street il suo titolo risente dello scetticismo degli investitori, in ribasso di un terzo del suo valore negli ultimi dodici mesi, del 9% da gennaio. Le sue fatiche, ultimo tra grandi e storici marchi della Corporate America appannati dalle rivoluzioni tecnologiche e nelle abitudini dei consumatori, sono finite anche sotto i riflettori dei media: da tempo si guadagnano le prime pagine dei giornali statunitensi, nei giorni scorsi del Wall Street Journal.

Cosa ha bruscamente frenato i furgoni e gli aerei che da Memphis hanno inventato le consegne overnight, cioè nel giro di una notte? Il fatto che Federal Express non è più incontrastata. Anzi. Il gigante dell’e-commerce e di Internet Amazon si è trasformato da grande cliente dei suoi servizi in un agguerrito rivale, capace di costruire il proprio regno nella logistica e nei trasporti, di costruire una flotta autonoma per le consegne. Una rivaltà salita alla ribalta con un plateale divorzio, nel quale FedEx ha annunciato quest’anno al mondo che non effettuerà mai più “deliveries” per il gigante di Jeff Bezos.

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È stato un divorzio costoso, da quasi un miliardo di dollari l’anno sommando i contratti con Amazon che FedEx ha lasciato cadere.
Non è solo Amazon: il generale, rapido sviluppo del commercio elettronico ha cambiato la domanda di business, oggi sempre più rivolta a reti capillari di consegne a domicilio da un grande magazzino nelle vicinanze rispetto alla necessità di coprire invece rapidamente soprattutto lunghe distanze. La crisi di un altro grande cliente, il Servizio postale americano, non ha aiutato. La battaglia concorrenziale è poi maturata ed è stata complicata da un clima segnato da rallentamenti del commercio globale, a causa delle nuove tensioni e guerre dell’interscambio fomentate dall’amministrazione di Donald Trump. E da un’economia mondiale comunque in fase di indebolimento.

È però la forza dell’ascesa di Amazon che ha scatenato i terremoti e i ripensamenti di FedEx. Smith ha a sua disposizione una flotta di 680 aerei e di 180.000 veicoli a terra per le sue consegne. Bezos ha a questo punto costruito un’armata quasi uguale per imponenza, soprattutto dopo aver ordinato l’acquisto di centomila veicoli elettrici e le dimensioni. A sua disposizione ha autocarri con rimorchio, decine di velivoli cargo e decine di centri di smistamento dei pacchi, che oggi gestiscono autonomamente circa la metà degli ordini che riceve dai consumatori, un’impennata straordinaria rispetto al 15% di due anni or sono.

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Il perno degli sforzi di controffensiva di FedEx a loro volta ruotano proprio attorno alla nuova grande rivale, nel senso che scommettono sulla capacità di staccarla e creare un’alleanza alternativa. A mettere assieme una collezione di aziende nei fatti danneggiate dall’espansione onnivora di Bezos. Smith conta in particolare di presentarsi come il gruppo che si fa carico delle consegne dei “nemici” di Amazon in un altro settore cruciale - il retail - vale a dire giganti feriti del calibro di Walmart e di Target. A loro volta questi marchi stanno infatti cercando di recuperare terreno, facendo scattare loro iniziative di e-commerce, che contrastino Amazon.

Per fare questo Smith conta sul rafforzamento del network di consegna da parte di FedEx già silenziosamente avvenuto nel corso degli ultimi cinque anni. Ha oggi 36 milioni di piedi quadrati in più nei suoi magazzini di smistamento pacchi, con 70 nuovi centri. Per rispondere all’indebolimento delle Poste americane ha scommesso su una propria rete a terra, il Ground network, supportato da una ragnatela di operatori indipendenti.

Le ansie di FedEx trapelano tuttavia anche ai vertici. La longevità della leadership di Smith è diventata una necessità. Ex marine e decorato veterano del Vietnam, diede i natali al gruppo nel lontano 1971 sull’onda di una tesi che aveva scritto mentre studiava a Yale. Aveva di recente programmato di ritirarsi dalla direzione attiva, pur mantenendo un ruolo centrale quale azionista. Ma i suoi due potenziali successori sono improvvisamente usciti dall’azienda, in particolare il suo numero due, il 64enne direttore operativo David Bronczek, lo scorso febbraio, limitandosi a citare ragioni personali. Un abbandono al quale il board ha risposto modificando le regole interne che prevedevano il pensionamento di top executive dopo il 75esimo anno di età - quindi di Smith.

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Adesso, per Smith e la sua strategia, arriverà la sfida più ardua dal divorzio da Amazon e dai primi passi di rilancio: convincere clienti, analisti e investitori che il declino di FedEx non è inevitabile davanti all’offensiva di Bezos. Quattro banche hanno declassato il titolo soltanto dopo l’ultimo allarme sul bilancio. Mentre la stagione delle festività di fine anno è alle porte, cruciale per i consumi e di conseguenza le spedizioni. Saranno le cifre alla fine a dare il responso sugli sforzi di FedEx di reinventarsi.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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