La circolare del dipartimento Ps

Femminicidi, l’allarme Viminale: «Ai questori non arrivano informazioni»

Lettera della direzione Anticrimine del dipartimento Ps: «Alimentare costantemente il flusso informativo». La strategia della prevenzione

di Marco Ludovico

Femminicidi, nel 2021 in Italia oltre 80 vittime

3' di lettura

I femminicidi sono in aumento. La violenza di genere resta un rischio incombente e incessante. Così il dipartimento di Pubblica sicurezza del ministero dell’Interno, guidato da Luciana Lamorgese, spinge sulle autorità territoriali. I questori devono concentrarsi «sull’utilizzo di tutti gli strumenti normativi disponibili in materia di misure di prevenzione». Un impulso sorto dalla consapevolezza delle criticità annidate dietro i fatti recenti di cronaca. È un dossier prioritario per il ministro Lamorgese. Al di là degli episodi terribili restano, in un coro di responsabilità, dinamiche spiazzanti o imbarazzanti. Strozzature o peggio black out di informazioni. Inefficienze o carenze di sistema ormai insostenibili. Bisogna impedire al più presto il protrarsi di uno schema di cronache di una morte annunciata.

La terza circolare in due anni

La nota per i questori parte dalla Dac, la direzione anticrimine del dipartimento Ps guidato da Lamberto Giannini. È la terza in due anni. La prima risale al settembre 2019, la seconda il 25 febbraio scorso, l’ultima è di sabato scorso. Scrive il direttore della Dac, prefetto Francesco Messina: «La recente recrudescenza dei fatti delittuosi in materia di vittime vulnerabili rende indispensabile l’approfondita riflessione sull’utilizzo di tutti gli strumenti normativi disponibili in materia di misure di prevenzione del questore». Fuori dal gergo burocratico: contro la violenza di genere c’è l’attività repressiva delle procure della Repubblica, ma anche quella di prevenzione dei questori. Ognuna deve svolgere la sua parte, può avere la sua forza. Guai a lasciare nulla di intentato.

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Informazione «dinamica» tra le forze di polizia

Il nodo arriva presto al pettine. «L’informazione dinamica tra le strutture di Polizia, a partire dalla comunicazione del primo intervento, costituisce un sicuro fattore deflattivo nella possibile reiterazione delle condotte delittuose». In sintesi: è prezioso, indispensabile e irrinunciabile che ogni agente - dell’Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato o Guardia di Finanza - comunichi alla questura il suo intervento sulla violenza di genere, un patrimonio informativo o di fatti accertato. «Senza ritardo» come si dice tra gli addetti ai lavori. Ci sono, certo, «le valutazioni del pubblico ministero che ha assunto il coordinamento delle indagini giudiziarie». Ma in ballo restano «gli strumenti esclusivi del questore». Fino al «potere di proposta per la sorveglianza speciale». Armi spuntate o inattive se non si generano i processi informativi per attivarle.

Gli attori in ballo

Bisogna sapere, insomma, come i casi di femminicidio o del ripetersi delle violenze in famiglia spesso ormai nascono - o peggio, si ripetono - quando la «circolarità informativa» tra gli attori istituzionali, citata dalla circolare del Viminale, si inceppa. I casi sono innumerevoli e ripetuti. Noti e meno noti ma ben conosciuti tra gli addetti ai lavori. Come la mancata convalida di arresto proposta dal pubblico ministero e non accolta dal giudice delle indagini preliminari. Le comunicazioni mancanti o non condivise tra le diverse forze di polizia intervenute. Il non sempre efficace, anzi a volte carente, dialogo tra procure e questure. Eppure, quando le prime non hanno le condizioni o la volontà di adottare azioni di restrizione della libertà personale, il questore ha il potere autonomo, riconosciuto per legge, di diramare misure di prevenzione. Lo fa, però, se ha conoscenza di fatti e circostanze.

Il ruolo del comitato provinciale

La nota ai questori si spinge fino a un’ipotesi forse mai considerata prima: trattare la criticità nel comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica. È presieduto dal prefetto, insieme al questore partecipano i vertici provinciali delle forze di polizia. Il comitato già valuta, per esempio, le condizioni per il rilascio di una scorta o di una tutela sulla base delle minacce a una persona con i titoli per quel genere di protezione. L’organismo, dunque, potrebbe analizzare anche i casi di violenza di genere in un contesto interforze dove gli scambi informativi diventano obbligati. Intanto la circolare ha allertato le divisioni anticrimine delle questure, coordinate dallo Sca (servizio centrale anticrimine) della Dac, «sull’importanza di vagliare ogni segnalazione pervenuta dagli uffici o comandi operanti sui territori di competenza, riguardanti atti contro vittime vulnerabili». Non c’è più da attendere o esitare. Ogni nuova tragedia rischia di diventare imperdonabile per le procure e i responsabili della pubblica sicurezza.

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