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Fendi, la couture omaggia Roma, Karl Lagerfeld e guarda al futuro

La nuova collezione “The Dawn of Romanity” (l’alba della romanità), la prima creata da Silvia Venturini senza Kaiser Karl, è stata presentata sullo sfondo dei monumenti della città: «Il futuro si scrive sulle pagine del passato»

di Angelo Flaccavento


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2' di lettura

Una sfilata al tramonto, sul colle Palatino - laddove Romolo, secondo la leggenda, fondò la Città Eterna - con vista impareggiabile su Colosseo e Fori imperiali: solo Fendi è in grado di pensare spettacoli così sperticati e suggestivi, e realizzarli con una grandiosità asciutta e per nulla tronfia che fa la differenza. Ed è proprio sul Palatino che ieri sera Fendi ha chiuso la kermesse della haute couture parigina - in genere sfila a Parigi - e aperto quella romana.

Il Campidoglio e il Foro romano (Photo by Tiziana FABI / AFP)

Il popolo della moda è arrivato in massa, e così quello delle celebrity. Lo spettacolo riporta alla mente altri happening grandisiosi prodotti dalla maison: la sfilata sulla Grande Muraglia Cinese e, più di recente, quella sulla Fontana di Trevi. «Quando lo scorso settembre abbiamo presentato a Karl il primo embrione di questa idea, si è subito entusiasmato», racconta Silvia Venturini Fendi, che con questa collezione è per la prima volta da sola al timone creativo. La voce le trema un po’ nel ricordare colui che per cinquantaquattro anni ha definito prima con le cinque sorelle Fendi, poi con lei da sola, i destini stilistici della casa, rivoluzionando la pelliccia e molto altro, ma non c’è commozione plateale perché, dice Silvia, «quella si tiene tra le mura domestiche».

Il set della sfilata è stato pensato come un giardino all’italiana, con travertino ricreato artificialmente (Photo by Tiziana FABI / AFP)

La sfilata, intitolata “The Dawn of Romanity” (l’alba della romanità) è, insieme, la celebrazione di un sodalizio artistico insolitamente longevo, un tripudio di romanità e l’inizio di una nuova fase, a partire dal nome: Fendi Couture. Non solo alta pellicceria dunque, ma anche creazioni di tessuto e, visto che la coscienza ambientale oggi è una necessità sociale ancor prima che produttiva, un cenno di upcycling, che poi altro non è che la sana vecchia abitudine della rimessa a modello, attualizzata (un paio di cappotti, in sfilata, sono la rielaborazione di vecchi capi).

Fendi, una sfilata couture come omaggio a Roma e a Karl Lagerfeld

Fendi, una sfilata couture come omaggio a Roma e a Karl Lagerfeld

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Cinquantaquattro passaggi in tutto, tanti quanti sono stati gli anni della collaborazione, ognuno basato sulla interpretazione di uno schizzo di Karl. Ma è Roma la vera protagonista, con i suoi marmi riprodotti in pelliccia o cashmere, con le sue donne che sfidano le convenzioni come Silvana Mangano nei panni della Marchesa Brumonti in “Gruppo di Famiglia in un interno” di Luchino Visconti, evocata dal lungo trench di seta foderato di visone (nel film il costumista Piero Tosi volle la Mangano di Fendi vestita). «Questa sfilata è una celebrazione di tutti i nostri valori» spiega Silvia Venturini. Valori che si possono riassumere nella formula: niente è impossibile.

Silvia Venturini Fendi al termine della sfilata (Photo by Tiziana FABI / AFP)

Quel che colpisce in questa prova, anche quando il disegno dei capi appare un po’ troppo rigido e architettonico, è l’ineguagliabile perizia artigianale, lo sprezzo delle regole, la capacità di lavorare la pelliccia come un tessuto e il tessuto come un marmo. Prodigi di saper fare che fanno di Fendi un orgoglio italiano da preservare con cura. Conclude Silvia Venturini, memore del contributo di Lagerfeld ma saldamente proiettata in avanti: «Il futuro si scrive sulle pagine del passato. Le persone fanno, e vanno, ma quel che hanno dato resta».

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