Lusso

Fendi investe nella formazione con un distretto di eccellenza

Il ceo Serge Brunschwig racconta i progetti della maison romana per attrarre giovani nelle sue manifatture nel centro Italia: «Bisogna rendere affascinanti tali mestieri ai loro occhi»

di Chiara Beghelli

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Un momento della sfilata della collezione AI 20-21, firmata Silvia Venturini Fendi, presentata il 20 febbraio durante la settimana della moda di Milano

Il ceo Serge Brunschwig racconta i progetti della maison romana per attrarre giovani nelle sue manifatture nel centro Italia: «Bisogna rendere affascinanti tali mestieri ai loro occhi»


4' di lettura

Salendo le scale del Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur, scenografico monumento razionalista, riecheggia l’osservazione di Fellini su quel quartiere, «molto congeniale a chi fa di professione il rappresentatore di immagini». Da cinque anni quell’edificio che svetta per 70 metri sulla città è la sede di Fendi, che lì ha voluto trasferire non solo i suoi uffici, amministrativi e creativi, ma anche uno dei suoi atelier più importanti, quello di pellicceria, da sempre nel dna della maison romana fin dalla sua fondazione, nel 1925. Come un bunker dove si custodiscono i tesori più preziosi, si trova nel piano interrato dell’arioso palazzo e per accedervi bisogna superare porte per cui occorrono speciali codici di sicurezza.

Nel Fur Atelier si lavora in silenzio e concentrazione, come in uno scriptorium. Al posto delle miniature, sottilissime strisce di visone, lince, zibellino, assemblate e lavorate dai maestri artigiani, ai quali occorrono anche 10 anni di studio e pratica per poter realizzare cappotti, abiti, cappe di alta moda, quella che l’allora direttore creativo Karl Lagerfeld, scomparso l’anno scorso, battezzò “haute fourrure”. Indumenti preziosissimi, che possono costare come creazioni d’alta gioielleria e richiedono decine, centinaia, fino a oltre mille ore di lavoro, l’uso di tecniche sofisticate come la gheronatura, la rasatura e l’intarsio, lo spruzzo di pagliuzze d’oro e argento, l’inserimento di tulle, cashmere e pvc.

Lavorazione di pellicce nel Fur Atelier di Fendi, che si trova nella sede dell’azienda nel Palazzo della Civiltà Italiana a Roma.

«Una pelliccia di Fendi è fatta più di lavoro che di materia - spiega Serge Brunschwig, da due anni ceo dell’azienda, nel suo ufficio in uno dei piani più alti del palazzo, da dove la città si estende oltre le pareti vetrate -. I nostri clienti lo sanno e lo apprezzano. Il lusso è sempre di più nelle storie che gli oggetti racchiudono. E il futuro non ci porterà verso una produzione eccessiva di cose fatte male, ma nella direzione di cose belle e fatte con passione. Eppure, nonostante l’industria del lusso cresca costantemente anno dopo anno, e offra dunque sempre più posti di lavoro nelle sue manifatture, il settore è alle prese con la difficoltà di trovare giovani da formare».

Il problema del mismatching nel lusso è stato sollevato di recente anche da Altagamma, secondo la quale entro il 2023 le aziende del “bello e ben fatto” made in Italy avranno bisogno di 236mila nuove entrate, a fronte di un’offerta ancora gravemente insufficiente da parte degli istituti tecnici. Anche per questo sono le aziende stesse a investire per prime sulla formazione interna, come Lvmh, di cui Fendi è parte dal 2001, che ha lanciato nel 2017 anche in Italia il programma Ime, dedicato a studenti che vogliono imparare i mestieri d’eccellenza della pelletteria, oreficeria, sartoria, in collaboarazione con le sue aziende: dallo scorso ottobre anche Fendi è stata coinvolta nel progetto, attraverso l’attivazione di un corso biennale in alta sartoria all’Accademia Massoli di Casperia, paese di 1.200 abitanti in provincia di Rieti, che collabora con la maison dal 1982. Quest’anno i corsi Ime - tutti gratuiti - sono otto, i posti a disposizione un centinaio, contro i 28 del 2017, e l’83% dei diplomati trova lavoro nelle filiere produttive, per la maggior parte nelle aziende di Lvmh.

Il ceo di Fendi, Serge Brunschwig.

«Quando sono arrivato, due anni fa, mi è sembrato subito ovvio che la risorsa principale di Fendi fosse il saper fare - prosegue Brunschwig -. Eppure, al contrario di Francia e Germania, che anche di recente hanno destinato nuovi fondi per la formazione e l’occupazione in mestieri tecnici, le istituzioni italiane non sembrano ancora rendersi conto di questa opportunità, che potrebbe essere di aiuto anche per risolvere la questione della disoccupazione giovanile». Fendi ha oggi cinque manifatture in Italia: quella di pelletteria a Firenze (che sarà sostituita nel 2021 dal nuovo e più grande stabilimento in costruzione a Bagno a Ripoli, dal costo di 40 milioni), quella di calzature a Porto San Giorgio nelle Marche (per il quale esistono analoghi progetti di estensione), l’atelier Fendi Casa a Forlì, quelli di pellicceria e pret-à-porter a Roma: in questa sorta di distretto esteso a gran parte del centro Italia lavorano oggi oltre 300 persone, di età media compresa fra i 35 e i 40 anni, uomini e donne nella stessa proporzione, alcuni stranieri che si sono appassionati all’arte del “fatto in Italia”.

«Sì, siamo concentrati in queste regioni, ma saremmo ben disposti ad aprire un atelier anche in Calabria, perché no? - aggiunge il ceo -. Trovo che la sostenibilità di cui molto si parla oggi anche nella moda stia anche nel dare la possibilità alle persone di lavorare nei propri paesi o città, senza doversi trasferire». Ma tutte queste opportunità devono essere raccontate, comunicate: «Bisogna rendere affascinanti questi mestieri agli occhi dei giovani, e anche dei loro genitori, far capire loro che non si tratta solo di attività che preservano saperi antichi, che che sono ricchissime di ricerca e innovazione - sottolinea Brunschwig -. Bisognerebbe replicare quello che si è fatto in tv con la figura dello chef. Per questo abbiamo tenuto particolarmente ad accogliere le scuole in occasione delle ultime Journées Particulières (gli “open day” organizzati periodicamente da Lvmh in cui le aziende e gli atelier si aprono al pubblico, ndr) e stiamo preparando qualcosa di ancor più speciale per la prossima edizione, nel 2021». Il lusso ha bisogno di immagini, e sempre più di mani che le rendano reali.

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